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	<title>Odio Facebook &#187; Dipendenza</title>
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		<title>Codacons: è Facebook-dipendenza per un italiano su tre</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/23-08-2009/codacons-e-facebook-dipendenza-per-un-italiano-su-tre.html</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 07:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: La Stampa
Non si rinuncia a collegarsi nemmeno in vacanza
Scoppia la Facebook-dipendenza, un italiano su tre non riesce a rinunciarvi neanche durante le vacanze: e le foto della vacanza caricate in tempo reale sui profili sostituiscono le cartoline. Lo dice, in una nota, il Codacons secondo cui, «gli italiani nemmeno in vacanza riescono a liberarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=6541&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=News" target="_blank"><strong>La Stampa</strong></a></p>
<p><strong>Non si rinuncia a collegarsi nemmeno in vacanza</strong></p>
<p>Scoppia la Facebook-dipendenza, un italiano su tre non riesce a rinunciarvi neanche durante le vacanze: e le foto della vacanza caricate in tempo reale sui profili sostituiscono le cartoline. Lo dice, in una nota, il Codacons secondo cui, «gli italiani nemmeno in vacanza riescono a liberarsi di Facebook». Ed è quanto emerge da una indagine della Codacons.</p>
<p>«In base ai dati forniti dall&#8217;associazione, in media, un cittadino su tre, anche in villeggiatura, non riesce a fare a meno del social network, e si collega almeno una volta al giorno al proprio profilo o a quello di amici, aggiornando stati e informazioni o commentando foto e le notizie altrui. Sono poi principalmente le donne a non saper rinunciare a facebook (il 57% dei Facebook-dipendenti) e lo strumento preferito per gli aggiornamenti è il cellulare seguito dagli internet point».</p>
<p><span id="more-527"></span>Infine, «grazie alle possibilità offerte oramai da tutti i telefoni cellulari, i &#8216;Facebook-dipendenti&#8217; pubblicano in tempo reale sul proprio profilo foto, video e altro materiale audiovisivo della vacanza, condividendo così con i propri amici momenti divertenti e immagini delle mete di villeggiatura».</p>
<p>«Circostanza &#8211; spiega il Presidente, Carlo Rienzi &#8211; che affossa le oramai antiquate cartoline, che registrano un brusco calo delle vendite pari all&#8217;80% negli ultimi 5 anni».</p>
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		<title>Usa: Gli americani preferiscono chattare su Facebook che fare colazione</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 10:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
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		<category><![CDATA[america]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: newsfood.com
Washington &#8211; Il mattino in America inizia con un click, il rito della colazione può aspettare. Facebook, e-mail e Twitter, poi subito BlackBerry e i-phone. Come colonna sonora, il cellulare spara una suoneria polifonica. Caffé, uova e pancetta verranno dopo: surclassati dall&#8217;impulso tecnologico, non sono più la prima cosa a cui gli americani pensano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://newsfood.com/q/fd70e400/usa-gli-americani-preferiscono-chattare-su-facebook-che-fare-colazione/" target="_blank"><strong>newsfood.com</strong></a></p>
<p><em>Washington</em> &#8211; Il mattino in America inizia con un click, il rito della colazione può aspettare. Facebook, e-mail e Twitter, poi subito BlackBerry e i-phone. Come colonna sonora, il cellulare spara una suoneria polifonica. Caffé, uova e pancetta verranno dopo: surclassati dall&#8217;impulso tecnologico, non sono più la prima cosa a cui gli americani pensano al loro risveglio.   </p>
<p>A sancire il cambiamento di abitudini è il New York Times di oggi, che dedica un posto in prima pagina alla &#8216;hi-tech dipendenza&#8217; mattutina. Il fenomeno &#8211; dicono gli esperti &#8211; rappresenta una seria minaccia per l&#8217;american breakfast, tradizionalmente abbondante, sempre più spesso ridotto ad un caffé e un muffin di corsa, con gli occhi fissi allo schermo; non più un&#8217;occasione per stare in famiglia, guardarsi in faccia e, magari, augurarsi una buona giornata.   </p>
<p><span id="more-437"></span>I dati sul traffico wireless e on-line parlano chiaro: tra le 6 e le 7 di mattina si ha un vero e proprio balzo adrenalinico; ci raccontano un paese che si sveglia e subito mette mano al computer, prima ancora di accendere il tostapane.   </p>
<p>Il richiamo tecnologico funziona per tutti: se i professionisti non possono resistere a controllare l&#8217;e-mail o l&#8217;account su Twitter, per i ragazzini c&#8217;é l&#8217;ultimo record da battere al videogico, o i messaggini da inviare ai compagni di scuola. Poco importa se li si vedrà poco dopo, l&#8217;importante è comunicare, mettersi in rete, esserci, e farlo il prima possibile.   </p>
<p>C&#8217;é chi, per disintossicarsi, si è autoimposto dei limiti. &#8220;Niente BlackBerry a colazione, è la regola&#8221;, ha raccontato al New York Times un padre, vittima della tecnologia. &#8220;Devo ammettere però che quando vedo lo schermo lampeggiare per un messaggio non letto la tentazione è fortissima, faccio una gran fatica a non cedere davanti ai miei figli&#8221;. In altre famiglie la situazione è già compromessa da un pezzo: quattro persone chiuse in quattro stanze diverse, ognuna di fronte ad un pc, mentre il caffé si fredda in cucina, abbandonato a se stesso.    &#8220;Prima ci si alzava, si andava in bagno, ci si lavava i denti e si leggeva il giornale &#8211; ha detto Naomi S. Baron, professoressa di linguistica alla American University &#8211; Ora è tutto cambiato: la prima cosa che faccio è controllare la mail&#8221;.   </p>
<p>A casa Gude, in Michigan, si comunica da una camera all&#8217;altra via cellulare: il papà sveglia i ragazzi con un sms, tanto sa che il telefonino è sempre acceso. Facebook, poi, esercita il suo fascino fin dalle prime luci dell&#8217;alba: c&#8217;é chi effettua il log-in direttamente dal letto, prima ancora di mettere un piede a terra. Altro che routine familiari o pulsioni biologiche: quando la tecnologia chiama non c&#8217;é tempo da perdere. L&#8217;effetto &#8211; assicurano i diretti interessati &#8211; è molto più potente di qualsiasi doccia fredda o bibitone di caffeina.</p>
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		<title>La vendetta di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 13:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: VITA.it
Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti
Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://beta.vita.it/news/view/94467" target="_blank"><strong>VITA.it</strong></a></p>
<p><em>Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti</em></p>
<p>Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai lunghi coltelli contro i fannulloni. Di recente c&#8217;è stato il salto di qualità, verso il virtuale: non è più sufficiente bloccare i pigroni in ufficio, impediamo loro ogni evasione anche digitale. È arrivato così il blocco dei social network. Pericolose distrazioni al lavoro ovviamente.</p>
<p><strong>Lavorare stanca</strong></p>
<p><span id="more-447"></span>Dunque da qualche settimana i computer degli uffici pubblici, di molte aziende e dei ministeri sono stati regolati in modo da bloccare l&#8217;accesso a Facebook, Linkedin, Myspace e via socializzando. Una iniziativa che, come spesso accade, ha trovato il sostegno di alcuni e il discredito di altri. Suvvia, hanno pigolato questi ultimi, che male facevamo&#8230; Qualche minuto di socialità, un po&#8217; di ossigeno per poi rituffarsi nell&#8217;apnea di un lavoro non sempre gratificante. Si consolino gli orfani di Facebook: la legge è legge, ma proprio per questo un modo di aggirarla lo si trova sempre. E il soccorso (rosso?) viene in questo caso dalla tecnologia. Perché bloccare un sito non è facile come dirlo. È come voler afferrare un&#8217;anguilla che, come sa bene il veneziano Brunetta, non è che proprio sia in attesa di finire in padella. Dunque si agita, si muove, guizza via.</p>
<p><strong>Tecnologia &amp; fannulloni</strong></p>
<p>Esattamente come il web. Che in poche settimane ha trovato l&#8217;anticorpo alla severità ministeriale nella forma di alcuni siti, collegandosi ai quali è possibile dribblare il brunettiano volere. Sono i cosiddetti siti-ponte: tu vai lì e loro, gentili assai, ti mettono a disposizione un collegamento che non comparirà nell&#8217;austero server ministeriale. Il quale è si chiamato cervellone ma tanto intelligente non è. Ricerca e blocca esattamente il sito http://www.facebook.com, senza accorgersi che esiste anche un lievemente differente http://it-it.facebook.com, tramite il quale l&#8217;impiegato in astinenza potrà infine chattare con i virtuali amici di mouse. Siti di questo genere ce ne sono molti. Su http://accesstofacebook.com per esempio l&#8217;home-page informa che sarà possibile non solo aggirare il fermo di Facebook, ma che soprattutto lo si potrà fare inosservati e indisturbati. E senza che rimanga traccia alcuna. Furba la tecnologia, vero? Furba e sfacciata. Almeno tanto da titolare uno di questi siti ponte con un ironico http://www.youarehidden.com (come a dire: sei nascosto.com). Se poi il trasgressore ama la musica può sempre cliccare ThriveHive.com: oltre ai social, troverà anche il principe del music-network. Con un paio di cuffie, sembrerà concentrato sulla sbobinatura affidatagli&#8230; Insomma Facebook è come l&#8217;araba fenice: rinasce sulle sue stesse ceneri, si trasforma (oggi un sito ponte ha un nome, domani un altro), vanifica il meritorio diktat del lavorare diffuso e suggerisce di indagare altri modi per raggiungere il  pur giustissimo obiettivo.</p>
<p><strong>La gara dei politici</strong></p>
<p>Il paradosso è che i politici, smessi il mantello del controllore e indossati quelli di chi cerca e apprezza il favore popolare sotto forma di voti, Facebook lo corteggiano eccome. Non è un caso che ministri e premier di mezzo mondo abbiano il loro bel profilino. Di Obama e del ruolo di Internet nel suo successo elettorale si è letto ovunque. Meno noto è che persino l&#8217;iraniano Ahmadinejad ha la sua bella paginetta. L&#8217;ultimo presidente che si è affacciato, proprio in queste ore, sulla scena virtuale si chiama Nicholas Sarkozy (e non è un caso: nel 2012 ci sono le elezioni in Francia). Quanto al Belpaese non c&#8217;è politico di spicco che non abbia un profilo. Da noi anzi c&#8217;è piuttosto una gara a chi ha più fan group, più sostenitori e (persino) più detrattori. Cliccare per credere. Gelmini, presente. Alfano, presente. Tremonti, presentissimo. Solo che nei loro profili puoi diventare fan, sostenitore ma non amico. E qualcosa vorrà pur dire&#8230;</p>
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		<title>Bill Gates abbandona Facebook</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 14:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: hai sentito
Bill Gates non ama trascorrere il suo tempo su Facebook. Ma come, l&#8217;inventore del computer come lo conosciamo noi oggi snobba il social network piu&#8217; utilizzato dagli utenti di tutto il mondo? Si&#8217;, lo ha fatto. Prima aveva un suo profilo su Facebook, poi Bill Gates ha deciso di cancellarlo: troppe le persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.haisentito.it/articolo/facebook-bill-gates-lo-abbandona/16901/" target="_blank">hai sentito</a></strong></p>
<p><strong>Bill Gates</strong> non ama trascorrere il suo tempo su Facebook. Ma come, l&#8217;inventore del <strong>computer</strong> come lo conosciamo noi oggi snobba il <strong>social network</strong> piu&#8217; utilizzato dagli utenti di tutto il mondo? Si&#8217;, lo ha fatto. Prima aveva un suo profilo su Facebook, poi Bill Gates ha deciso di cancellarlo: troppe le persone che richiedevano la sua amicizia.</p>
<p>L&#8217;uomo piu&#8217; ricco del mondo ha detto basta a Facebook e a tutte le richieste di amicizia: c&#8217;erano 10mila persone in coda, pronte a diventare sue amiche, almeno nel <strong>mondo virtuale</strong>. Per lui, ormai, accedere al social network era diventato un vero e proprio incubo. Per questo ha deciso di chiudere baracca e burattini: &#8220;<em>Mi sono accorto che era una perdita di tempo, cosi&#8217; ho lasciato</em>&#8220;.<br />
 <br />
<span id="more-470"></span>&#8220;<em>La rivoluzione informatica e&#8217; stata di enorme beneficio, ma se non stiamo attenti le tecnologie possono trasformarsi in una perdita di tempo</em>&#8220;, queste le parole di Bill Gates, che vanno pero&#8217; un po&#8217; contro la popolarita&#8217; di Facebook. Il social network puo&#8217; contare milioni e milioni di utilizzatori, che ogni giorno crescono di numero: tutte persone che non fanno altro che perdere il loro <strong>tempo</strong>? Magari qualcuna si&#8217;, ma mica tutti!</p>
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		<title>Ragazzi intossicati da Facebook</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/17-02-2009/ragazzi-intossicati-da-facebook.html</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 11:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<category><![CDATA[intossicazione]]></category>
		<category><![CDATA[monica raschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Monica Raschi
Fonte: Il Resto Del Carlino
C&#8217;è chi si dimentica di studiare, chi di lavorare, chi trascura la famiglia, il tutto pur di restare qualche minuto in più sulla piazza virtuale del social network del momento. Una vera e propria dipendenza che secondo gli esperti è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che riceve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Monica Raschi<br />
Fonte: </strong><a href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rimini/2009/02/16/151820-ragazzi_intossicati_facebook.shtml" target="_blank"><strong>Il Resto Del Carlino</strong></a></p>
<p><em>C&#8217;è chi si dimentica di studiare, chi di lavorare, chi trascura la famiglia, il tutto pur di restare qualche minuto in più sulla piazza virtuale del social network del momento. Una vera e propria dipendenza che secondo gli esperti è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che riceve il nostro cervello</em></p>
<p>Cosi&#8217; presi dalla rete, così stregati da quella nuova ‘piazza&#8217; virtuale che è Facebook, che si dimenticano di studiare, di mangiare, di lavorare. Internet nutre non solo la curiosità, ma sembra saziare anche quella parte arcana del nostro cervello che riceve stimoli di piacere e soddisfazione. Ecco allora che il tempo trascorso all&#8217;interno della rete e del nuovo social network si allunga sempre di più. Fino a quando qualcuno non lancia l&#8217;allarme: mio figlio sta ora davanti al computer, mio marito si è dimenticato di andare a prendere il bambino a scuola, la mia fidanzata commercialista lavora sempre meno e ‘chatta&#8217; sempre di più.</p>
<p><span id="more-340"></span>Sono soprattutto i genitori, preoccupati per i loro figli, a lanciare l&#8217;allarme e a chiedere un consiglio all&#8217;Unità operativa Dipendenze patologiche dell&#8217;Ausl di Rimini. Sì, perché anche la rete crea a tal punto dipendenza che la patologia ha un nome e gli studiosi l&#8217;hanno già classificata &#8216;Internet addiction disorder&#8217;. &#8220;Sono diversi i genitori che chiamano non senza preoccupazione &#8211; afferma Daniela Casalboni, direttore dell&#8217;Unità operativa &#8211; perché i loro figli stanno passano troppo tempo nella rete e anche Facebook fa parte di questo nuovo fenomeno. E&#8217; comunque molto difficile per una persona avere la consapevolezza che sta diventando dipendente dalla rete. Sempre che non sia possibile, invece i meccanismo sono i medesimi che provocano tutte le altre dipendenze&#8221;.</p>
<p>Casalboni spiega quali sono le caratteristiche di questo nuovo, irresistibile, bisogno di ‘connessione&#8217;.<br />
&#8220;In queste persone, sia che si tratti di giovani che di adulti, c&#8217;è la necessità di trascorrere un tempo sempre maggiore nella rete, questo perché &#8211; prosegue &#8211; c&#8217;è la soddisfazione di tutti quei bisogni che stanno alla base del piacere e che risiedono nel lobo limbico e nell&#8217;area del talamo&#8221;.</p>
<p>Da qui deriva tutta un&#8217;altra serie di atteggiamenti che delinea con sempre maggior chiarezza la dipendenza: &#8220;C&#8217;è la perdita di interesse per le attività che non siano legate a Internet e quando non si è collegati si presenta la sindrome da astinenza &#8211; chiarisce il medico -: ansia, depressione, sudorazione, paura perché non si sa che cosa sta succedendo in quel momento sul network mentre non si è collegati&#8221;. Allora si va davanti al computer e si ritorna sulla ‘piazza&#8217;.</p>
<p>&#8220;Il problema è che i tempi di permanenza diventano sempre più lunghi &#8211; sottolinea Casalboni -: c&#8217;è la forte difficoltà a tenere sotto controllo il bisogno, non ce la fanno più a staccare e non riescono più a fare niente altro che non sia collegato alla rete. A questo punto rischiano di andarci di mezzo veramente tutte quelle cose che fanno parte del mondo reale come lavoro, figli, famiglia. Nonostante qualche volta si affacci questa consapevolezza, vanno avanti ugualmente&#8221;. I sintomi della dipendenza a questo punto ci sono tutti: l&#8217;analogia con chi fa uso di droghe o alcol è impressionante.</p>
<p>&#8220;Alla base di tutto ciò &#8211; conclude il direttore &#8211; c&#8217;è un soggetto che ha sicuramente delle difficoltà a stabilire rapporti, ma anche qualcuno che ha trovato forti stimoli al piacere&#8221;. Il fenomeno legato a Facebook, nel giro di pochi mesi, ha assunto proporzioni gigantesche: in Italia prima dell&#8217;estate gli utenti erano circa 500 mila, l&#8217;attuale stima parla di almeno sei milioni e mezzo&#8221;.</p>
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		<title>Troppo Facebook deprime le ragazzine</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/09-02-2009/troppo-facebook-deprime-le-ragazzine.html</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 11:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[depressa]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: zeusnews.it
Più le adolescenti parlano dei loro problemi sui social network, più ne divengono ossessionate e marciano dritte verso la depressione.
I ricercatori della Stony Brook University hanno radunato un campione composto da 83 ragazze tredicenni di cui hanno esaminato le vite: la scuola, la famiglia, gli amici, le relazioni, gli stati d&#8217;animo. Poi, dopo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=9369&amp;numero=999" target="_blank"><strong>zeusnews.it</strong></a></p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-333" title="depressa" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2009/02/depressa.jpg" alt="" width="220" height="288" />Più le adolescenti parlano dei loro problemi sui social network, più ne divengono ossessionate e marciano dritte verso la depressione.</p>
<p>I ricercatori della Stony Brook University hanno radunato un campione composto da 83 ragazze tredicenni di cui hanno esaminato le vite: la scuola, la famiglia, gli amici, le relazioni, gli stati d&#8217;animo. Poi, dopo un anno, le hanno incontrate di nuovo e hanno tratto le loro conclusioni.</p>
<p>&#8220;Oggigiorno c&#8217;è una gran quantità di tecnologie di comunicazioni a disposizione degli adolescenti, che permette loro di parlare continuamente delle stesse difficoltà emotive&#8221; ha spiegato la professoressa Joanne Davila, e questo è male (almeno così dice).</p>
<p><span id="more-332"></span>Quanto più le ragazze discutono online dei loro problemi emotivi, relazionali, romantici, tanto più sarebbero soggette alla depressione.</p>
<p>Quanto più frequentano i social network come Facebook (citato in quanto è il più famoso, anche se in realtà gli adolescenti amano di più Netlog), tanto più ne rimarrebbero ossessionate e ripeterebbero sempre le stesse cose che, a causa della reiterazione, acquisterebbero dimensioni gigantesche. Così le ragazzine non riuscirebbero a vedere la via d&#8217;uscita, candidandosi al Prozac.</p>
<p>&#8220;I genitori devono rendersi conto di ciò e porre un limite alle discussioni&#8221; raccomanda la professoressa Davila.</p>
<p>A leggere la ricerca, viene da chiedersi se ai ricercatori non sia mai venuto in mente che da sempre le ragazze parlano, e molto, con o senza Facebook. Che parlano proprio delle loro &#8220;difficoltà emotive&#8221; le une con le altre a scuola, a casa, nei bar, dovunque. Non hanno cominciato solo ora che esistono i social network.</p>
<p>E poi, 83 ragazzine sembrano un campione un po&#8217; troppo ridotto per poter trarre delle conclusioni generali e diffondere la paura tra i genitori, che spesso non hanno nemmeno ben chiaro che cosa sia Facebook.</p>
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		<title>CLAUDIO AMENDOLA, FACEBOOK E&#8217; DEMENZIALE</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 14:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[claudio amendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: AGI NEWS
&#8220;Ho imparato da poco a usare le mail: mi basta e avanza. Tutta sta&#8217; gente che chatta, che va su Facebook. Ma che significa? E&#8217; demenziale. Se volete parlare con qualcuno andate al bar&#8221;. A parlare e&#8217; Claudio Amendola in un&#8217;intervista a Nostrofiglio.it, il nuovo portale per famiglie e genitori della Gruner+Jahr/Mondadori e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.agi.it/spettacolo/notizie/200901201019-spe-rt11029-art.html" target="_blank"><strong>AGI NEWS</strong></a></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-309" title="023001040381" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2009/01/023001040381.jpg" alt="" width="200" height="258" />&#8220;Ho imparato da poco a usare le mail: mi basta e avanza. Tutta sta&#8217; gente che chatta, che va su Facebook. Ma che significa? E&#8217; demenziale. Se volete parlare con qualcuno andate al bar&#8221;. A parlare e&#8217; Claudio Amendola in un&#8217;intervista a Nostrofiglio.it, il nuovo portale per famiglie e genitori della Gruner+Jahr/Mondadori e diretto da Sarah Pozzoli. &#8220;Molti ragazzi passano la giornata sul web? Perche&#8217; non passiamo piu&#8217; tempo con loro? Dobbiamo sforzarci. Importa la qualita&#8217; del tempo che gli dedichiamo, non la quantita&#8217;. Abbiamo solo un&#8217;ora? Giochiamo con loro a battaglia navale&#8221;. Per Amendola l&#8217;educazione dei figli e&#8217; una priorita&#8217; per un genitore: &#8220;La responsabilita&#8217; dei genitori nell&#8217;educazione dei figli e&#8217; altissima. Siamo noi al 95% i responsabili di come crescono: sia che diventino dei bravi ragazzi, educati e pieni di valori sia che abbiano dei problemi, dei disagi, delle difficolta&#8217;. Di questi tempi, poi, e&#8217; ancora piu&#8217; difficile. L&#8217;attore poi racconta il proprio &#8220;essere padre&#8221;: &#8220;Ho educato i miei figli con lealta&#8217;. Credo sia il valore piu&#8217; importante. Non bisogna mentire: se un genitore e&#8217; in difficolta&#8217; deve essere sincero. Non si puo&#8217; prendere un regalo perche&#8217; si hanno delle difficolta&#8217; economiche? Diciamo le cose come stanno&#8221;. E quando ci si separa? &#8220;Meglio che stare insieme ma infelici. Anche qui si deve raccontare la verita&#8217;: mamma e papa&#8217; non si amano piu&#8217;. Fondamentale e&#8217; esserci sempre per i figli. Anche se si vive separati, il figlio deve sentire la tua presenza&#8221;.</p>
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		<title>L’insostenibile leggerezza di Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 11:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro giglioli]]></category>
		<category><![CDATA[giglioli]]></category>
		<category><![CDATA[leggerezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Alessandro Giglioli
Fonte: L&#8217;Espresso BLOG
L&#8217;ultimo sdegno è quello che oggi riporta Repubblica, e riguarda i supporter su Facebook dei padrini corleonesi, Riina e Provenzano. La sorella di Falcone &#8211; probabilmente interpellata al cellulare mentre con l&#8217;altra mano stava mescolando le lenticchie &#8211; ha dichiarato quello che il collega voleva sentirsi dire, e cioè che &#8220;bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Alessandro Giglioli</strong></p>
<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/30/linsostenibile-leggerezza-di-facebook/" target="_blank"><strong>L&#8217;Espresso BLOG</strong></a></p>
<p>L&#8217;ultimo sdegno è quello che oggi riporta Repubblica, e riguarda i supporter su Facebook dei padrini corleonesi, Riina e Provenzano. La sorella di Falcone &#8211; probabilmente interpellata al cellulare mentre con l&#8217;altra mano stava mescolando le lenticchie &#8211; ha dichiarato quello che il collega voleva sentirsi dire, e cioè che &#8220;bisogna impegnarsi contro il male che circola anche in Rete&#8221;.</p>
<p><span id="more-279"></span>Qualche giorno fa, lo ricorderete, un giornale di destra aveva montato un&#8217;intera pagina sussultando di orrore per i gruppi che su Facebook si augurano il decesso del Cavaliere, ed era gioco facile spiegargli come nel medesimo social network ci si auguri il trapasso praticamente di chiunque, dalla De Filippi a Marzullo, passando per Topo Gigio.</p>
<p>Mi pare che a queste carsiche manifestazioni di stupore sfugga un po&#8217; la vera natura di Facebook e la sua tendenza naturale a buttare tutto in vacca, a banalizzare e quindi svuotare ogni messaggio, ogni valore.Per capirci, le battaglie contro la fame del mondo o per la pace in Medio Oriente sono allegramente annegate in un mare di petizioni contro il Billy dell&#8217;Ikea, o di raccolte di firme a favore dello spritz nei bar del Ticinese. </p>
<p>Del resto, su Facebook si è spesso &#8220;amici&#8221; di persone con cui  al massimo si è preso un caffè  durante l&#8217;ultimo governo Fanfani, e allo stesso modo si creano e si alimentano talmente tante &#8220;cause&#8221; che è diventato impossibile distinguere quelle serie da quelle facete. </p>
<p><strong>In pratica, c&#8217;è una standardizzazione e un&#8217;omologazione verso il basso di tutto quello che fuori da Facebook ha invece valori molto diversi, gerarchicamente assai più definiti.</strong> Conosco una persona che è uscita da Fb proprio per questo: non tollerava che quelle due o tre persone di cui era veramente amica da tanti anni fossero messe sullo stesso piano di gente con cui il massimo dell&#8217;intimità era stato un poke o una mail. </p>
<p>Personalmente mi faccio meno problemi, ma tengo ben presente quello che è davvero Facebook: un gigantesco annullatore di livelli d&#8217;importanza, che mette sullo stesso piano le amicizie vere e quelle farlocche, le cause importanti e quelle surreali (per questo non aderisco mai alle pur nobili battaglie che mi vengono proposte su Facebook: dentro il Grande Banalizzatore, quelle cause non contano più niente).</p>
<p>Tutto ciò sia detto non solo per rassicurare la signora Falcone, che può tranquillamente continuare a mescolare le sue lenticchie, ma soprattutto in una doppia speranza: la prima è che chi vuole condurre un percorso di impegno civile lo faccia fuori da Facebook; la seconda è chi chi per lavoro fa i giornali tenga conto di quel che è davvero questo social network &#8211; anche se in questi giorni- lo so &#8211; non è facilissimo riempire le pagine.</p>
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		<title>Montenegro: Facebook vietato negli uffici pubblici</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/29-12-2008/montenegro-facebook-vietato-negli-uffici-pubblici.html</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 14:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[proibizionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Virgilio Notizie
Facebook vietato ai funzionari dell&#8217;amministrazione montenegrina. Da domani, a qualsiasi tentativo di caricare il proprio profilo sul social network sul pc in ufficio, risponderà un &#8220;accesso vietato&#8221;. Motivazioni ufficiali: non intasare la rete dei terminali ed evitare siti &#8220;potenzialmente pericolosi&#8221;. Il governo di Podgorica deve aver preso in considerazione, però, anche le lunghe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://notizie.alice.it/notizie/spettacoli/2008/12_dicembre/24/montenegro_facebook_vietato_negli_uffici_pubblici,17350627.html" target="_blank"><strong>Virgilio Notizie</strong></a></p>
<p>Facebook vietato ai funzionari dell&#8217;amministrazione montenegrina. Da domani, a qualsiasi tentativo di caricare il proprio profilo sul social network sul pc in ufficio, risponderà un &#8220;accesso vietato&#8221;. Motivazioni ufficiali: non intasare la rete dei terminali ed evitare siti &#8220;potenzialmente pericolosi&#8221;. Il governo di Podgorica deve aver preso in considerazione, però, anche le lunghe puntate su Facebook durante gli orari lavorativi. Nel piccolo Paese balcanico che conta 580.00 abitanti, gli iscritti a Facebook sono ben 140.000: più di uno su quattro.</p>
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		<title>Facebook-mania crea tecnostress</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/03-12-2008/facebook-mania-crea-tecnostress.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 10:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[tecnostress]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: ADNKRONOS
Foto sempre nuove e divertenti da aggiungere, post e commenti da aggiornare, &#8216;cyberchiacchiere&#8217; con amici vecchi e nuovi mentre si completa l&#8217;ultima relazione per il capo: la Facebook-mania in ufficio rischia di creare nuovi tecnostressati. A lanciare l&#8217;allarme sono gli esperti di information technology, che esamineranno il fenomeno al forum promosso da Runfortecnostress Network [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Salute/?id=3.0.2778506347" target="_blank"><strong>ADNKRONOS</strong></a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-227" title="angrycomputer" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/12/angrycomputer.gif" alt="" width="250" height="167" />Foto sempre nuove e divertenti da aggiungere, post e commenti da aggiornare, &#8216;cyberchiacchiere&#8217; con amici vecchi e nuovi mentre si completa l&#8217;ultima relazione per il capo: la Facebook-mania in ufficio rischia di creare nuovi tecnostressati. A lanciare l&#8217;allarme sono gli esperti di information technology, che esamineranno il fenomeno al forum promosso da Runfortecnostress Network in programma domani al Broadband business Forum (Fiera di Roma).</p>
<p><span id="more-225"></span>All&#8217;incontro su &#8216;Tecnostress, Facebook e asset dell&#8217;attenzione: le continue interruzioni come rischio d&#8217;impresa web 2.0&#8242; partecipano Enzo Di Frenna, presidente Netdipendenza onlus; Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, e Andrea Falzin, direttore generale Viadeo Italia, il network dei professionisti in Rete. Sempre più spesso il lavoro digitale si intreccia con le comunità di social networking. E non sempre in modo positivo. Tanto che di recente alcune aziende italiane hanno vietato ai propri dipendenti l&#8217;accesso a Facebook, per evitare cali di attenzione. E si parla anche di rischio tecnostress.</p>
<p>&#8220;Negli ultimi mesi su Runfortecnostress Netwoork &#8211; spiega all&#8217;ADNKRONOS SALUTE Di Frenna &#8211; alcuni membri hanno dichiarato che è tecnostressante aggiornare continuamente il profilo su Facebook. Siamo partiti da questa considerazione per discutere con gli esperti di social networking sul nuovo rischio che colpisce gli info-lavoratori&#8221;. Ma anche gli utenti di Facebook cominciano a rendersi conto che essere sempre nel proprio profilo rischia di tramutarsi in una dipendenza stressante.</p>
<p>&#8220;Così &#8211; ricorda Di Frenna &#8211; il 22 e 23 novembre scorso si è tenuto il primo &#8217;sciopero da Facebook&#8217;. Dani Feb, autore del gruppo promosso sul popolare social media, ha scritto: &#8216;Per 24 ore dimostriamo che Facebook non ci ha ancora lobotomizzato il cervello e riprendiamoci la nostra vita&#8217;&#8221;.</p>
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