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	<title>Odio Facebook &#187; Lavoro</title>
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		<title>Medici sospesi per un gioco su Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 10:46:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: corriere.it
Si fanno fotografare sdraiati nell&#8217;ospedale per scherzo, ma una volta scoperti vengono sospesi
MILANO- Non sono stati investiti né si sono gettati a terra a causa di un&#8217;esplosione. Quelle immagini su Facebook che ritraggono persone distese a faccia in giù nei luoghi più improbabili sono solo l&#8217;ultimo dei passatempi in voga sul social network. Immobili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_settembre_10/medici_sdraiati_facebook_sospesi_ospedale_50125cd2-9df5-11de-8f8c-00144f02aabc.shtml" target="_blank">corriere.it</a></strong></p>
<p><strong>Si fanno fotografare sdraiati nell&#8217;ospedale per scherzo, ma una volta scoperti vengono sospesi</strong></p>
<p><strong>MILANO</strong>- Non sono stati investiti né si sono gettati a terra a causa di un&#8217;esplosione. Quelle immagini su Facebook che ritraggono persone distese a faccia in giù nei luoghi più improbabili sono solo l&#8217;ultimo dei passatempi in voga sul social network. Immobili come mummie, ritratti in orizzontale in bilico su panchine, in mezzo a una strada o adagiati sui nastri trasportatori a mo&#8217; di valigia, i cultori della nuova mania sembrano comporre un surreale arredo urbano. Divertente vedere le immagini, e più ancora fare da modelli per questa galleria fotografica sui generis.</p>
<p><span id="more-541"></span><strong>MEDICI SOSPESI -</strong> Forse è per questo che alcuni medici e infermieri dell&#8217;ospedale inglese Great Western, a Swindon, si sono fatti prendere la mano, decidendo di partecipare al gioco virale e facendosi fotografare nella ieratica posa proprio all&#8217;interno del nosocomio; e per di più durante il turno di guardia di notte. Ancora più incautamente hanno in seguito pubblicato le immagini su Facebook: alcuni erano sdraiati sul pavimento del reparto, altri sull&#8217;ambulanza-elicottero, altri ancora addirittura sul lettino di rianimazione. Chissà quante risate si devono essere fatti, magari per spezzare la noia di un momento di quiete. Ma, come riferisce il <span style="text-decoration: underline;">Times</span>, i dirigenti ospedalieri che si sono accorti delle foto non hanno riso per niente e, dopo aver fatto rimuovere le immagini, hanno sospeso sette membri dello staff, tra medici e infermieri. Ora gli scherzosi camici bianchi rischiano l&#8217;accusa di condotta poco professionale mentre la loro vicenda suona come l&#8217;ennesimo avvertimento a calcolare le conseguenze di quanto si fa sui social network.</p>
<p><strong>L&#8217;ORIGINE DEL GIOCO -</strong> E tutto per colpa del Lying down game, il «gioco di sdraiarsi», inventato qualche tempo fa da due amici inglesi che, stanchi delle solite foto delle vacanze, hanno deciso di rinnovare il genere facendosi ritrarre nell&#8217;inusuale posa (faccia in giù, mani lungo i fianchi) in posti rigorosamente pubblici. Da lì alla diffusione virale il passo è stato breve.</p>
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		<title>IMPRESE: A MILANO SEMPRE PIU&#8217;TEMPO IN RETE E SU FACEBOOK</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 08:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: AGI news on
Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.agi.it/milano/notizie/200909021622-eco-r012411-imprese_a_milano_sempre_piu_tempo_in_rete_e_su_facebook" target="_blank"><strong>AGI news on</strong></a></p>
<p>Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano che ha interessato oltre 500 imprese locali ad aprile 2009.</p>
<p>Segue a breve distanza il telefonino, che piu&#8217; di uno su cinque usa da una a tre ore al giorno. Ma la vera star dell&#8217;elettronica sembra essere la rete: nel 40% dei casi rapisce fino a tre ore al di&#8217;, mentre in un altro 25% addirittura per oltre tre ore. Inoltre qualcuno, piu&#8217; di quattro su dieci, arriva anche su Facebook e circa il 38% gli dedica fino a un&#8217;ora al giorno. Anche se un decimo di loro lo fa in ufficio, resta un&#8217;attivita&#8217; ancora poco sentita come lavorativa. La ricerca e&#8217; stata svolta in vista della giornata nazionale sul tema Information and communication technologies (ICT) che avra&#8217; luogo il prossimo 10 settembre.</p>
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		<title>Insulta il capo su Facebook, che è tra gli &#8216;amici&#8217; e la licenzia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 13:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: La Provincia di Varese
La morale è semplice: il capo non è un amico e soprattutto non deve esserlo su Facebook. Lo ha scoperto una ragazza britannica, licenziata per aver scritto un post contro il suo capo sul sito di networking, dimenticando tuttavia che anche questi lo avrebbe letto. Non è la prima volta che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.laprovinciadivarese.it/stories/apcom/84836_insulta_il_capo_su_facebook_che__tra_gli_amici_e_la_licenzia/" target="_blank"><strong>La Provincia di Varese</strong></a></p>
<p>La morale è semplice: il capo non è un amico e soprattutto non deve esserlo su Facebook. Lo ha scoperto una ragazza britannica, licenziata per aver scritto un post contro il suo capo sul sito di networking, dimenticando tuttavia che anche questi lo avrebbe letto. Non è la prima volta che una persona viene licenziata per colpa di Facebook, ma in questa circostanza via Facebook è arrivata anche la notifica. Lo scambio tra i due è assolutamente godibile ed ha inevitabilmente fatto il giro del mondo sotto forma di screenshot. Sul sito buzzfeed.com la notizia è &#8216;viral&#8217;. L&#8217;identità dei protagonisti è nascosta ma lo slang e alcuni riferimenti alla normativa fiscale britannica suggeriscono la collocazione geografica. &#8220;Odio il mio lavoro &#8211; si legge nel post della ragazza, che usa un linguaggio decisamente colorito e sembra suggerire avance sessuali indesiderate &#8211; il mio capo è un pervertito che mi fa fare cose inutili solo per farmi un dispetto. Segaiolo!&#8221;. &#8220;Hai lavorato qui per cinque mesi e non ti sei accorta che sono gay?&#8221; le risponde il capo. &#8220;Non vado in giro sculettando in ufficio come una drag queen, ma non è certo un segreto&#8221;. E poi aggiunge: &#8220;Ti ricordo che hai ancora due settimane prima della fine dei tuoi sei mesi di prova, quindi domani non venire&#8221;.</p>
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		<title>La vendetta di Facebook</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/10-08-2009/la-vendetta-di-facebook.html</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 13:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: VITA.it
Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti
Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://beta.vita.it/news/view/94467" target="_blank"><strong>VITA.it</strong></a></p>
<p><em>Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti</em></p>
<p>Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai lunghi coltelli contro i fannulloni. Di recente c&#8217;è stato il salto di qualità, verso il virtuale: non è più sufficiente bloccare i pigroni in ufficio, impediamo loro ogni evasione anche digitale. È arrivato così il blocco dei social network. Pericolose distrazioni al lavoro ovviamente.</p>
<p><strong>Lavorare stanca</strong></p>
<p><span id="more-447"></span>Dunque da qualche settimana i computer degli uffici pubblici, di molte aziende e dei ministeri sono stati regolati in modo da bloccare l&#8217;accesso a Facebook, Linkedin, Myspace e via socializzando. Una iniziativa che, come spesso accade, ha trovato il sostegno di alcuni e il discredito di altri. Suvvia, hanno pigolato questi ultimi, che male facevamo&#8230; Qualche minuto di socialità, un po&#8217; di ossigeno per poi rituffarsi nell&#8217;apnea di un lavoro non sempre gratificante. Si consolino gli orfani di Facebook: la legge è legge, ma proprio per questo un modo di aggirarla lo si trova sempre. E il soccorso (rosso?) viene in questo caso dalla tecnologia. Perché bloccare un sito non è facile come dirlo. È come voler afferrare un&#8217;anguilla che, come sa bene il veneziano Brunetta, non è che proprio sia in attesa di finire in padella. Dunque si agita, si muove, guizza via.</p>
<p><strong>Tecnologia &amp; fannulloni</strong></p>
<p>Esattamente come il web. Che in poche settimane ha trovato l&#8217;anticorpo alla severità ministeriale nella forma di alcuni siti, collegandosi ai quali è possibile dribblare il brunettiano volere. Sono i cosiddetti siti-ponte: tu vai lì e loro, gentili assai, ti mettono a disposizione un collegamento che non comparirà nell&#8217;austero server ministeriale. Il quale è si chiamato cervellone ma tanto intelligente non è. Ricerca e blocca esattamente il sito http://www.facebook.com, senza accorgersi che esiste anche un lievemente differente http://it-it.facebook.com, tramite il quale l&#8217;impiegato in astinenza potrà infine chattare con i virtuali amici di mouse. Siti di questo genere ce ne sono molti. Su http://accesstofacebook.com per esempio l&#8217;home-page informa che sarà possibile non solo aggirare il fermo di Facebook, ma che soprattutto lo si potrà fare inosservati e indisturbati. E senza che rimanga traccia alcuna. Furba la tecnologia, vero? Furba e sfacciata. Almeno tanto da titolare uno di questi siti ponte con un ironico http://www.youarehidden.com (come a dire: sei nascosto.com). Se poi il trasgressore ama la musica può sempre cliccare ThriveHive.com: oltre ai social, troverà anche il principe del music-network. Con un paio di cuffie, sembrerà concentrato sulla sbobinatura affidatagli&#8230; Insomma Facebook è come l&#8217;araba fenice: rinasce sulle sue stesse ceneri, si trasforma (oggi un sito ponte ha un nome, domani un altro), vanifica il meritorio diktat del lavorare diffuso e suggerisce di indagare altri modi per raggiungere il  pur giustissimo obiettivo.</p>
<p><strong>La gara dei politici</strong></p>
<p>Il paradosso è che i politici, smessi il mantello del controllore e indossati quelli di chi cerca e apprezza il favore popolare sotto forma di voti, Facebook lo corteggiano eccome. Non è un caso che ministri e premier di mezzo mondo abbiano il loro bel profilino. Di Obama e del ruolo di Internet nel suo successo elettorale si è letto ovunque. Meno noto è che persino l&#8217;iraniano Ahmadinejad ha la sua bella paginetta. L&#8217;ultimo presidente che si è affacciato, proprio in queste ore, sulla scena virtuale si chiama Nicholas Sarkozy (e non è un caso: nel 2012 ci sono le elezioni in Francia). Quanto al Belpaese non c&#8217;è politico di spicco che non abbia un profilo. Da noi anzi c&#8217;è piuttosto una gara a chi ha più fan group, più sostenitori e (persino) più detrattori. Cliccare per credere. Gelmini, presente. Alfano, presente. Tremonti, presentissimo. Solo che nei loro profili puoi diventare fan, sostenitore ma non amico. E qualcosa vorrà pur dire&#8230;</p>
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		<title>I Marines cacciano Facebook e Twitter dai loro computer</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/08-08-2009/i-marines-cacciano-facebook-e-twitter-dai-loro-computer.html</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 13:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[marines]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Macity
Niente più social networks per la forza armata degli Stati Uniti. Il pericolo è che ci sia il nemico all&#8217;ascolto. E che se la truppa segnala su Twitter dove sta andando, i servizi avversari ne possano trarre vantaggio. Anche il resto dell&#8217;esercito americano al lavoro per capire come comportarsi con la rete.
Zitti tutti, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.macitynet.it/macity/aA39227/i_marines_cacciano_facebook_e_twitter_dai_loro_computer.shtml" target="_blank">Macity</a></strong></p>
<p><strong>Niente più social networks per la forza armata degli Stati Uniti. Il pericolo è che ci sia il nemico all&#8217;ascolto. E che se la truppa segnala su Twitter dove sta andando, i servizi avversari ne possano trarre vantaggio. Anche il resto dell&#8217;esercito americano al lavoro per capire come comportarsi con la rete.</strong></p>
<p>Zitti tutti, il nemico ci ascolta. Se sei militare e ti muovi in territorio avverso, l&#8217;osservazione è quasi spontanea. Ma vale anche per i social network, dove i fanatici aggiornano compulsivamente il proprio status, dicendo a tutti che stanno uscendo da un posto ed entrando in un altro, comprando la colazione o sfogliando il giornale? O magari che si stanno trasferendo con il resto del plotone a Bassora?<br />
L&#8217;idea del comando generale è proprio questa, insomma. Niente più Facebook, Twitter o MySpace per i Marines americani. È l&#8217;ordine operativo, preso dai generali al comando. Il rischio è che il nemico &#8220;intercetti&#8221; le attività dei 201mila uomini e donne della forza armata leggendo le notizie che i militari mettono sul web, spesso in tempo reale.</p>
<p><span id="more-450"></span>Se i Marines hanno già vietato l&#8217;uso di Twitter e Facebook, anche il Pentagono si chiede quanto i social network mettano a rischio la sicurezza: dall&#8217;eccesso di informazioni sino al contagio dei computer militari con virus informatici o altro.<br />
Si oppongono però al bando di Twitter e Facebook anche alcuni ufficiali superiori, come l&#8217;ammiraglio Mike Mullen, a capo degli Stati maggiori riuniti, che è appassionato soprattutto di Twitter. La nuova generazione di ufficiali, di cui Mullen è la punta di diamante, forse condurrà le guerre americane in maniera diversa. O forse anche i generali degli imperatori romani avrebbero fatto così, se avessero avuto internet e i computer: per far sapere a casa cosa facevano nelle remote province dell&#8217;impero.</p>
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		<title>Ministeri (momentaneamente) senza Facebook</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/31-07-2009/ministeri-momentaneamente-senza-facebook.html</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 14:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Mr.Webmaster
Pochi giorni fa, per alcune ore, gli impiegati di numerosi ministeri non hanno potuto accedere ai più popolari siti per il social networking tra cui anche Facebook, Twitter e Myspace; &#8220;vittima dell&#8217;&#8221;oscuramento&#8221; è stato anche YouTube, il noto servizio per lo streaming video on line.
La sparizione (momentanea) dei più importanti social network dalle possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.mrwebmaster.it/news/ministeri-momentaneamente-senza-facebook_3007.html" target="_blank"><strong>Mr.Webmaster</strong></a></p>
<p>Pochi giorni fa, per alcune ore, gli impiegati di numerosi ministeri non hanno potuto accedere ai più popolari siti per il <strong>social networking</strong> tra cui anche <strong>Facebook</strong>, <strong>Twitter</strong> e <strong>Myspace</strong>; &#8220;vittima dell&#8217;&#8221;oscuramento&#8221; è stato anche <strong>YouTube</strong>, il noto servizio per lo <em>streaming</em> video on line.</p>
<p>La sparizione (momentanea) dei più importanti <em>social network</em> dalle possibilità di navigazione degli impiegati ministeriali deve aver gettato gli stessi nella disperazione, tanto che la notizia si è diffusa molto velocemente e altrettanto velocemente si è scatenata la ricerca di un colpevole.</p>
<p><span id="more-474"></span>Naturalmente il primo &#8220;accusato&#8221; dell&#8217;accaduto è statao il ministro della funzione pubblica <strong>Renato Brunetta</strong>, l&#8217;anti-fannulloni per eccellenza; ma Brunetta ha subito negato qualsiasi coinvolgimento con la vicenda è ha attribuito l&#8217;oscuramento ad un problema tecnico.</p>
<p>In effetti Brunetta, che utilizza spesso i <em>social network</em> per curare i rapporti con i cittadini, non ha mai preso iniziative per il blocco dei siti come Facebook nei luoghi di lavoro pubblici; tempo fa si era limitato a distribuire una circolare per vietare l&#8217;uso di Internet per finalità ludiche, come nel caso dei giochi on line.</p>
<p><!-- </EdIndex> &#8211;></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Si sfoga su facebook: assessore punito</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/30-07-2009/si-sfoga-su-facebook-assessore-punito.html</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 14:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[assessore]]></category>
		<category><![CDATA[espresso]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Anna Bontempo
Fonte: L&#8217;Espresso
D&#8217;Agostino indica le condizioni per entrare in giunta,
il sindaco gli revoca l&#8217;incarico «Lettera offensiva le regole si rispettano»  CASALBORDINO. L&#8217;assessore pubblica una lettera su facebook e il sindaco gli revoca l&#8217;incarico. Il provvedimento è stato preso da Remo Bello (Pd) nei confronti di Fabrizio D&#8217;Agostino, esponente dello stesso partito, che aveva condizionato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Anna Bontempo<br />
Fonte: </strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/si-sfoga-su-facebook:-assessore-punito/2105438" target="_blank"><strong>L&#8217;Espresso</strong></a></p>
<p>D&#8217;Agostino indica le condizioni per entrare in giunta,<br />
il sindaco gli revoca l&#8217;incarico «Lettera offensiva le regole si rispettano»  <strong>CASALBORDINO. </strong>L&#8217;assessore pubblica una lettera su facebook e il sindaco gli revoca l&#8217;incarico. Il provvedimento è stato preso da Remo Bello (Pd) nei confronti di Fabrizio D&#8217;Agostino, esponente dello stesso partito, che aveva condizionato la sua presenza in giunta.</p>
<p><span id="more-476"></span>In realtà D&#8217;Agostino, il consigliere di maggioranza che ha affidato ad internet il suo ultimatum politico, aveva subordinato il suo ingresso in giunta al verificarsi di tre condizioni: l&#8217;azzeramento dell&#8217;esecutivo, la revoca del direttore generale del Comune e la ridiscussione delle deleghe con tutti le componenti della coalizione di centrosinistra. Circostanza che ha mandato su tutte le furie il sindaco. «Oltre ad essere offensiva, la lettera su facebook ha un tenore assolutamente minaccioso», scrive Remo Bello nel provvedimento di revoca, «non mi faccio condizionare da squallidi giochi di numeri. Sono convinto che la democrazia e il buon governo possono essere assicurati e mantenuti soltanto con il rispetto delle regole, delle funzioni e dei ruoli».<br />
D&#8217;Agostino era stato nominato assessore, insieme a <strong>Giuseppe Ulisse</strong> il 20 luglio scorso, in sostituzione di <strong>Silvio Travaglini</strong> e <strong>Giuseppe D&#8217;Amario</strong>, che avevano dichiarato la loro disponibilità a dimettersi, dando il via libera al rimpasto di giunta. Con lo stesso provvedimento Bello aveva riconfermato <strong>Sara Bernardo</strong>, <strong>Vincenzo Cocchino</strong>, <strong>Tito Galante</strong> e <strong>Antinoro Piscicelli</strong>, rinviando a un successivo atto l&#8217;attribuzione delle deleghe.<br />
Inserire nell&#8217;esecutivo Ulisse e D&#8217;Agostino corrispondeva a una scelta strategica, fatta per risolvere la difficile situazione politica nel gruppo consiliare del Pd. Sia Ulisse che D&#8217;Agostino fanno parte del gruppo dei dissidenti guidato dall&#8217;ex assessore nonché segretario del partito, <strong>Giuliano Di Rito</strong>. Una mossa che se è servita a far rientrare nei ranghi Ulisse, non ha sortito lo stesso effetto su D&#8217;Agostino, che ha divulgato la sua lettera su facebook.</p>
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		<title>Cronisti, occhio alla «fonte» Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 14:16:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: il Giornale.it
Facebook è una miniera di notizie, ma guai a prendere come oro colato le informazioni che vi si possono trovare. L&#8217;input viene dal garante della Privacy, Francesco Pizzetti (nella foto), che ha scritto all&#8217;Ordine dei giornalisti e alla Fieg per sensibilizzare sul tema il mondo dei media. La facile accessibilità dei dati non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=369976" target="_blank"><strong>il Giornale.it</strong></a></p>
<p>Facebook è una miniera di notizie, ma guai a prendere come oro colato le informazioni che vi si possono trovare. L&#8217;input viene dal garante della Privacy, Francesco Pizzetti (nella foto), che ha scritto all&#8217;Ordine dei giornalisti e alla Fieg per sensibilizzare sul tema il mondo dei media. La facile accessibilità dei dati non giustifica insomma un uso indiscriminato di questi, spiega il garante che invita a una scrupolosa verifica delle informazioni ottenute, visto che gli utenti dei social network (e quindi non solo Facebook) non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali, da loro inseriti, sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca.</p>
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		<title>Facebook in ufficio, a rischio dipendenza e tecnostress</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: pmi.it blog
Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è Facebook. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://blog.pmi.it/25/03/2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress/" target="_blank"><strong>pmi.it blog</strong></a></p>
<p>Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è <strong>Facebook</strong>. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, per <strong>collaborare al meglio</strong>. Una diffusione tale da essere arrivata ormai anche negli ambienti lavorativi e che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare ad una vera e propria <strong>dipendenza</strong>.</p>
<p>Il non riuscire a far a meno di accedere a Facebook per condividere amicizie sul web, chiacchierare o scambiare foto neanche in ufficio, tra una pausa di lavoro e l&#8217;altra, genererebbe quella che dagli esperti di Information Technology viene definito <strong>tecno-stress</strong>.</p>
<p><span id="more-412"></span>Un uso eccessivo e continuativo di Facebook anche nelle ore di lavoro potrebbero dunque ad un <strong>sovraccarico di stanchezza e ansia</strong>. Quest&#8217;ultima provocata dalla necessità quasi ossessiva di aggiornare continuamente il proprio profilo, aggiungere nuove foto, cercare amici, e così via.</p>
<p>Nonostante i vantaggi che le reti sociali, e più in generale il web 2.0, possono portare alle logiche aziendali, soprattutto per quelle imprese che impiegano personale in diverse sedi in più parti del mondo, sono in molte ad aver deciso di <strong>vietare l&#8217;utilizzo di social network</strong> come Facebook. A spingere le imprese a tale scelta le <strong>cattive prestazioni</strong> dovute alle continue distrazioni dei dipendenti &#8220;tecno-stressati da Facebook&#8221;.</p>
<p>Gli esperti di Information Technology, hanno trattato ed esaminato il fenomeno della mania da Facebook al recente forum promosso da Runfortecnostress Network in occasione del Broadband business Forum alla Fiera di Roma, nell&#8217;incontro &#8220;<strong>Tecnostress, Facebook e asset dell&#8217;attenzione: le continue interruzioni come rischio d&#8217;impresa web 2.0</strong>&#8220;.</p>
<p>Non mancano però i primi <strong>segnali di una presa di coscienza </strong>degli utenti di Facebook di come quest&#8217;ultimo rischi di diventare una dipendenza stressante: qualche mese fa si è tenuto il <strong>primo sciopero da Facebook</strong>. L&#8217;autore del gruppo Dani Feb ha esortato gli utenti ad astenersi per un giorno dall&#8217;accedere al popolare social media per &#8220;disintossicarsi&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa quella dell&#8217;astensione per un giorno dalle tecnologie già promossa in diverse occasioni, come quella dello scorso <strong>21 marzo</strong>, in concomitanza con l&#8217;arrivo della Primavera: Netdipendenza Onlus ha infatti promosso uninvito collettivo, per tecnostressati e non, a <strong>spegnere per un giorno computer e cellulari e respirare</strong>, possibilmente trascorrendo una giornata all&#8217;aria aperta.</p>
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		<title>&#8220;Il mio lavoro è noioso&#8221;. Licenziata impiegata inglese</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 19:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: AFFARITALIANI.it
&#8220;Il mio lavoro e&#8217; noioso&#8221;: ma la confessione fatta agli amici su Facebook e&#8217; costata a Kimberley Swann il posto di lavoro. E&#8217; bufera su una piccola azienda di Clacton, in Inghilterra, per la decisione di licenziare una giovane segretaria che sul social network si era lasciata andare in commenti che &#8220;screditavano&#8221; l&#8217;azienda, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.affaritaliani.it/mediatech/vitadafacebook/facebook_lavoro_noioso_licenziata270209.html" target="_blank">AFFARITALIANI.it</a></strong></p>
<p><strong>&#8220;Il mio lavoro e&#8217; noioso&#8221;:</strong> ma la confessione fatta agli amici su Facebook e&#8217; costata a Kimberley Swann il posto di lavoro. E&#8217; bufera su una piccola azienda di Clacton, in Inghilterra, per la decisione di licenziare una giovane segretaria che sul social network si era lasciata andare in commenti che &#8220;screditavano&#8221; l&#8217;azienda, senza tuttavia citarne il nome.</p>
<p><strong>IL CAPO: &#8220;NON VOGLIO CHE LA SOCIETà SIA SCREDITATA&#8221; &#8211; </strong>&#8220;Kimberley, primo giorno di lavoro, omg (oh my God), cosi&#8217; noioso&#8221;, era stato il &#8216;post&#8217; della sedicenne che due giorni dopo aveva aggiunto: &#8220;Kimberly tutto quello che fa e&#8217; macinare carta e fare fotocopie, omg (oh my God)&#8221;. A quel punto, ha raccontato la ragazza al &#8216;Daily Telegraph&#8217;, il boss l&#8217;ha chiamata nel suo ufficio dicendole: &#8220;Ho visto i suoi commenti su Facebook, non voglio che la mia societa&#8217; venga screditata&#8221;.</p>
<p><span id="more-359"></span><strong>LA DIFESA DELLA RAGAZZA &#8211; </strong>La ragazza ha cercato di difendersi: &#8220;Ho solo scritto che il mio lavoro era noioso&#8221;. Ma non c&#8217;e&#8217; stato niente da fare e lunedi&#8217; scorso Kimberley si e&#8217; vista recapitare la lettera di licenziamento con &#8220;effetto immediato&#8221;: &#8220;Se non si sente appagata e non le piace, crediamo sia meglio concludere con effetto immediato il rapporto con la &#8216;Ivell Merketing &amp; Logistics&#8217;&#8221;. Non si e&#8217; fatta attendere la reazione dei sindacati che ora sono sul piede di guerra. La ragazza non potra&#8217; comunque avviare azioni legali poiche&#8217; assunta da meno di un mese e quindi &#8220;in prova&#8221;.</p>
<p><strong>I PRECEDENTI &#8211; </strong>Non e&#8217; il primo caso di licenziamento a causa di commenti pubblicati sul web: lo scorso mese erano stati &#8216;cacciati&#8217; alcuni impiegati della catena &#8216;Marks&amp;Spencer&#8217; che, sempre su Facebook, avevano definito &#8220;idioti&#8221; i clienti del grande magazzini. A novembre tocco&#8217; invece ad alcuni lavoratori della &#8216;British Airways&#8217; che avevano parlato dei passeggeri della compagnia come &#8220;puzzolenti e fastidiosi&#8221;. Stessa sorte per 13 steward e hostess della &#8216;Virgin Atlantic&#8217;, licenziati per aver descritto i viaggiatori come &#8220;zotici&#8221;.</p>
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