Fonte: Zeus News
A casa si sentiva frustrato. Così ha annunciato sul proprio profilo di voler uccidere qualcuno ed è uscito in cerca della vittima.
“A casa sono stravolto. Ho voglia di uccidere qualcuno devo stare alla larga dalla roba pesante”. Leon Craig Ramsden, diciannovenne inglese, aveva scritto queste parole sulla propria bacheca in Facebook. Poi è uscito di casa.
Raggiunto il pub Pepper Alley, dove ha trovato Paul Gilligan, di trentun anni, con il quale i testimoni l’hanno visto fare finta di lottare. Poi se ne è andato ma, poco dopo, è ritornato.
All’improvviso ha colpito Gilligan con un coltello, ferendolo alla spalla e al petto. I presenti hanno giudicato l’attacco di Ramsden “inaspettato e brutale”: all’inizio non avevano nemmeno visto il coltello, che era nascosto nel pugno. Dopo aver pugnalato Gilligan, Ramsden è fuggito.
È stato arrestato più tardi, quella stessa sera, dalla polizia: il buttafuori di un locale notturno gli aveva scoperto addosso la custodia del coltello e aveva avvisato le forze dell’ordine.
Il processo che l’ha visto imputato si è appena concluso: il giudice lo ha condannato a 17 anni di prigione per l’omicidio di Paul Gilligan, che ha lasciato una compagna e tre figli.
La sera dell’omicidio, Ramsden era reduce di tre giorni a base di alcool e cocaina, e nelle 36 ore precedenti l’attacco a Gilligan non aveva dormito.
Il giudice non gli ha riconosciuto alcuna attenuante: “È stato un omicio senza senso e non provocato. Lei ha lasciato il Pepper Alley ma ha deciso di tornare. Poteva semplicemente lasciare l’area ma ha deciso di tornare e pugnalare Paul Gilligan”.
“Niente di ciò che Paul Gilligan ha fatto potrebbe giustificare o scusare le sue azioni. Pertanto non considero la provocazione come attenuante“ ha concluso il giudice.
Aver annunciato su Facebook l’intenzione di uccidere qualcuno difficilmente può far credere a un impulso incontrollabile.
