Leggo di molti eventi organizzati per fare promozione del digitale ed analizzare l’evoluzione dei nuovi fenomeni connessi.
Fonte: yu bu-yu bu
Sembra di assistere a scene già viste come lo fu nella musica con i Beatles e oggi per Internet con Facebook.
Per quanto comprensibili, le “deliranti” esaltazioni che i molti che ne parlano sembrano manifestare, sembrano essere eccessive e un pelo fuorvianti per i neofiti che così finiscono per fare una pericolosa associazione: Facebook – Internet.
Questa associazione è esattamente il contrario di quanto la stessa Internet vorrebbe essere: libera ed indipendente.
Tutto questo alla luce anche delle recenti discussioni e “rivolte” di utenti dopo la scoperta, nelle “pieghe” delle note legali di Facebook, che la proprietà dei contenuti inseriti dagli utenti diventano di proprietà di Facebook ed altre amenità che consentono in maniera arbitraria allo stesso Facebook di “spegnere o accendere” il singolo account.
Ma non solo, come al recente World Economic Forum ha dimostrato il suo fondatore, gli iscritti a Facabook rischiano di diventare protagonisti della più grande operazione di Direct Marketing della storia dell’uomo.
Tutto ciò fa apparire quindi ancora più ambiguo quando Facebook viene “trasformata” in una arena aperta alle libere discussioni, nel momento in cui è evidente che tutto, sotto gli occhi attenti del Grande Fratello Facebook, è monitorato, valutato e censurabile.
Quindi rimango molto scettico di un approccio divulgativo che fa di Facebook il suo “cavallo di battaglia”, per così poter cavalcare una “moda” del momento, ma che poi rischia effetti assolutamente inaspettati.
Caricando infatti lo stesso Facebook di qualità “terapeutiche” che non ha, si finisce per avere reazioni violente ed opposte nel momento che si “scopre” la “strumentalizzazione che c’è dietro tutto ciò.
Ne è la prova la “dismissione” di massa di molti utenti americani che hanno chiesto di esser cancellati come account, con tutti i dati ad esso connessi, proprio per evitare in futuro qualsiasi strumentalizzazione delle proprie informazioni.
Infatti è difficile comprendere come chi, di sola energia elettrica per far funzionare i server, paga al mese qualcosa come 1 Milione di dollari, possa ora essersi trasformato in un mecenate del “libero circolazione del pensiero” e della “libera socializzazione” tra le persone.
E’ evidente che qualcosa in cambio Facebook lo richiede, ed andrebbe “spiegato” che ciò è lecito che sia, essendo un’attività privata propensa al profitto, visti gli investimenti che ha attratto.
Assurde, ma connesse alle mie premesse, sono quindi le “mobilitazioni” di utenti, che pretenderebbero di fare pressione affinché, per esempio si possa continuare ad avere un Facebook libero e gratuito come ora!
Per cui arrivo al punto: sembra evidente che Facebook non sia una cosa pubblica ma un’esperienza privata di una società privata, che ha avuto il merito di emergere, divenendo icona di un passaggio storico, come lo furono APPLE, MICROSOFT, CISCO, GOOGLE e YOUTUBE.
Ma bisogna ricordarsi che tutte queste sono aziende non sono Internet, come CISCO non è i router, o Microsoft non sono i PC, in quanto tutte loro, soprattutto le ultime, usano internet, magari in maniera più virtuosa degli altri, ma sono e rimangono SOLO imprese private.
Per cui parlare ad esempio di Politica ai tempi di Facebook, appare del tutto fuorviante, in quanto non essendo una struttura pubblica, Facebook non può in nessun modo essere messo a disposizione della Politica quale strumento per una maggiore democratizzazione ma deve rimanere SOLO uno dei tanti canali, del resto abbondantemente già usati per fare proselitismo.
Ma pensare che la politica cambierà perché Facebook rappresenta un modo nuovo di fare politica, visti i controlli e la possibilità di condizionamenti che lo strumento dispone, rischia di essere un pericoloso boomerang, perché appare chiaro che chi controllerà canali, quali quelli di Facebook, sarà in grado, meglio di altri, di condizionare le opinioni pubbliche.
Il problema, essendo soggetto privato, è che tutto ciò si potrà farlo pagando, sia spazi ad hoc, che centinaia o migliaia di “account” che abbiano l’unico scopo di far credere che l’opinione prevalente sia di un tipo od un’altra.
Tra l’altro, Facebook, essendo fatto di “sana” tecnologia, può fare tutto ciò senza dover scomodare molte persone, semplicemente programmando la piattaforma a creare decine di migliaia di “falsi utenti” e di “false discussioni” o di falsi gruppi.
Per questo occorre evitare che oggi si mitizzi ciò che domani potrebbe rivelarsi nella sua vera “faccia” o recondite ambizioni, come del resto emerso già dalle stesse dichiarazioni di Facebook, “siamo il 6° paese al mondo come numero di utenti”: un privato con interessi in questioni pubbliche!
La democrazia non può quindi passare da Facebook e nemmeno dalle tante piattaforme private che proliferano che è giusto che sia, che presenteranno sempre e solo le diverse facce delle disfide politiche.
Perché Internet non è Facebook, ma semmai Facebook è solo UNA delle molteplici facce di internet!
Bisognerebbe sempre sottolinearlo per lasciare LIBERO ARBITRIO a ciascuno di vivere la propria esperienza in rete senza condizionamenti “sopra le righe” o fuorvianti e non credere che Facebook sia la rete o peggio il “muretto” che include o esclude qualcuno.
Domani potrebbe essere troppo tardi.

FESSIBOOK: E’ NATA LA NUOVA ERA DELLA LOBOTOMIZZAZIONE VIRTUALE!
…E LE CAVIE SONO GIA’ 60 MILIONI
Il nostro vuole essere solo un messaggio di contro-informazione sui reali intenti di sottomissione psicologica, che strumenti di aggregazione sociale come facebook, stiano attuando.
Attraverso una campagna di subdola strumentalizzazione della psiche umana, facebook promuove (usando come veicolo di trasmissione gli utenti stessi) la diffusione di elementi pubblicitari tali a destabilizzare l’individualità di ogniuno di noi a vantaggio del capitale.
Cosa si cela dietro la falsa egida di libertà proclamata da facebook?
Indagini di mercato e sponsorizzazioni di multinazionali che con la formula del consenso all’archiviazione dei nostri dati personali si impossessano di informazioni utili al controllo delle masse e che per mezzo della divulgazione dei più svariati marchi appartenenti alle lobby di potere sostengono l’egemonia capitalistica a discapito della libera autonomia degli individui.
Un utente facebook contento di condividere con la rete i propri gusti in riferimento a prodotti di consumo, abbigliamento e sponsorizzazioni di ogni sorta non fa altro che circoscrivere la sua individualità all’interno di un meccanismo di controllo, promuovendo di fatto gli interessi di una casta nascosta dietro i falsi ammiccamenti di oggetti e beni di consumo che sembrano identificarci, ma che in realtà tendono alla deumanizzazione intellettiva dei singoli.
Vi è una scissione fra noi e il nostro cervello. Ciò fa si che decontestualizzate le funzioni celebrali dalle nostre volontà coscienti rimaniamo entità individuali solamente in quando corpi fisici relegando nel paradiso dell’omologazione la nostra mente sempre più condizionata ad assoggettamenti di input standardizzanti.
Non solo vogliono la globalizzazione a livello economico. Voglio globalizzare anche i nostri pensieri, recidere i nostri orizzonti e rinchiuderli in un contenitore pubblicitario rendendoci criceti compiaciuti del nostro stato di servi!!!
E’ ORA DI DIRE BASTA AI BOMBARDAMENTI MEDIATICI DELLE TV DI STATO, DEI GIORNALI DI STATO E DEI SOCIAL NETWORK COME FACEBOOK
neuroni in rivolta