Fonte: Il Tirreno
Il suo volto per un forum gettonatissimo: il tutore legale scopre e denuncia
MASSA MARITTIMA. Nella grande Rete può rimanere impigliato di tutto. Persino un pacifico e inconsapevole omino di settant’anni, la cui sola colpa è quella di non potersi difendere perché – dalla nascita – è affetto da un disturbo mentale che lo rende incapace di intendere e volere. Al punto che da circa dieci anni il Tribunale di Grosseto lo ha interdetto e affidato a un tutore legale, un’assistente sociale. Una persona mite, che trascorre le giornate a spasso per il suo paese e che nel suo paese – Massa Marittima – tutti conoscono e rispettano.
Tutti, o quasi. Perché proprio un massetano, a quanto pare, ha deciso di approfittare di quell’omino indifeso per giocare nel mondo di Internet. Ha preso alcune foto che ritraggono il settantenne nelle sue tipiche espressioni un po’ stralunate e le ha inserite su Facebook, il “social forum” virtuale più visitato del Pianeta. Così, ribattezzato “Livo Giulivo”, l’omino – a sua insaputa – è diventato titolare di un forum di discussione intitolato “Rivoglio la Fmf (Ferrovia Massa Follonica”, ndr.) e la mia Massa”. Qui “Livo Giulivo” ha passato settimane a discutere degli argomenti più vari con gli amici della Rete, discettando di politica (in termini sempre molto critici verso gli amministratori locali) ma anche dichiarandosi iscritto al gruppo “W.L.F.” (Viva la f…) e facendosi nominare portavoce nei rapporti con il ministero dei trasporti su gomma. Un semidelirio, insomma, che associato all’immagine del settantenne massetano ha da subito spopolato, raccogliendo migliaia di visite e contatti.
Una goliardata? Chissà. Qualcuno sospetta un uso strumentale, magari a fini politici, del “travestimento” virtuale. Di certo per l’autore del giochino la faccenda rischia di trasformarsi in boomerang. Perché, nell’ottobre 2008, in “Livo Giulivo” si imbatte una navigatrice particolare, una persona che l’omino della fotografia lo conosce molto bene: è l’assistente sociale nominata nel 2000 dal Giudice tutelare di Grosseto tutore legale del vero “Livo”. E per la donna quel volto infilato nella Rete e associato a dibattiti spesso ben al di là delle righe, è un insulto alla decenza. E così – fatte una serie di verifiche personali anche attraverso una “infiltrazione” diretta su Facebook – il 30 dicembre 2008 l’assistente sociale si presenta ai carabinieri e sporge denuncia contro l’autore dello “scambio d’immagine”, per diffamazione telematica nei confronti del suo assistito. Perché – spiega nella querela – «questa situazione, seppure non tange la persona, incapace di intendere e di volere, crea ilarità nelle persone che accedono al link e sminuisce la dignità del mio assistito».
Ma c’è di più, e di non meno inquietante. Pur essendo entrata in Facebook con un soprannome e senza lasciare traccia del suo numero telefonico, misteriosamente il 29 dicembre (un giorno prima della denuncia) l’assistente sociale riceve una telefonata sul proprio cellulare da un uomo il quale lascia capire di averla “smascherata”; mentre su Facebook dal sito del “Giulivo” appare un messaggio rivolto a lei, nome e cognome. E non solo. Proprio alle 17,32 del 29 dicembre qualcuno provvede di fetta e furia a cancellare da Facebook tutte le immagini dell’anziano “clonato”, oltreché i dialoghi sostenuti nelle settimane precedenti dal “Giulivo”. Ma probabilmente all’inventore del giochino non basterà, per salvarsi: l’assistente sociale, il 30 dicembre, ai carabinieri consegna anche un bel po’ di materiale e di immagini. Tutta roba scaricata dal sito prima della cancellazione, e che sarà molto utile agli inquirenti per risalire all’autore dell’odioso scambio di persona e per quantificare la gravità della diffamazione.
I sospetti di appuntano su una persona precisa, un professionista massetano già balzato alla notorietà per un blog personale molto discusso e querelato. Di sicuro, per ora, c’è qualcuno che si è divertito alla faccia (anzi, con la faccia) di un anziano malato. Il quale nulla sa e nulla saprà mai di tanta notorietà mai cercata. E neppure di essere diventato, come si legge nelle conversazioni in Rete, con il suo sguardo di bambino e il suo cappello di paglia «un mito» per molti navigatori del tecnologico mare di Facebook.
