Fonte: ADNKRONOS
Foto sempre nuove e divertenti da aggiungere, post e commenti da aggiornare, ‘cyberchiacchiere’ con amici vecchi e nuovi mentre si completa l’ultima relazione per il capo: la Facebook-mania in ufficio rischia di creare nuovi tecnostressati. A lanciare l’allarme sono gli esperti di information technology, che esamineranno il fenomeno al forum promosso da Runfortecnostress Network in programma domani al Broadband business Forum (Fiera di Roma).
All’incontro su ‘Tecnostress, Facebook e asset dell’attenzione: le continue interruzioni come rischio d’impresa web 2.0′ partecipano Enzo Di Frenna, presidente Netdipendenza onlus; Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, e Andrea Falzin, direttore generale Viadeo Italia, il network dei professionisti in Rete. Sempre più spesso il lavoro digitale si intreccia con le comunità di social networking. E non sempre in modo positivo. Tanto che di recente alcune aziende italiane hanno vietato ai propri dipendenti l’accesso a Facebook, per evitare cali di attenzione. E si parla anche di rischio tecnostress.
“Negli ultimi mesi su Runfortecnostress Netwoork – spiega all’ADNKRONOS SALUTE Di Frenna – alcuni membri hanno dichiarato che è tecnostressante aggiornare continuamente il profilo su Facebook. Siamo partiti da questa considerazione per discutere con gli esperti di social networking sul nuovo rischio che colpisce gli info-lavoratori”. Ma anche gli utenti di Facebook cominciano a rendersi conto che essere sempre nel proprio profilo rischia di tramutarsi in una dipendenza stressante.
“Così – ricorda Di Frenna – il 22 e 23 novembre scorso si è tenuto il primo ’sciopero da Facebook’. Dani Feb, autore del gruppo promosso sul popolare social media, ha scritto: ‘Per 24 ore dimostriamo che Facebook non ci ha ancora lobotomizzato il cervello e riprendiamoci la nostra vita’”.

FESSIBOOK: E’ NATA LA NUOVA ERA DELLA LOBOTOMIZZAZIONE VIRTUALE!
…E LE CAVIE SONO GIA’ 60 MILIONI
Il nostro vuole essere solo un messaggio di contro-informazione sui reali intenti di sottomissione psicologica, che strumenti di aggregazione sociale come facebook, stiano attuando.
Attraverso una campagna di subdola strumentalizzazione della psiche umana, facebook promuove (usando come veicolo di trasmissione gli utenti stessi) la diffusione di elementi pubblicitari tali a destabilizzare l’individualità di ogniuno di noi a vantaggio del capitale.
Cosa si cela dietro la falsa egida di libertà proclamata da facebook?
Indagini di mercato e sponsorizzazioni di multinazionali che con la formula del consenso all’archiviazione dei nostri dati personali si impossessano di informazioni utili al controllo delle masse e che per mezzo della divulgazione dei più svariati marchi appartenenti alle lobby di potere sostengono l’egemonia capitalistica a discapito della libera autonomia degli individui.
Un utente facebook contento di condividere con la rete i propri gusti in riferimento a prodotti di consumo, abbigliamento e sponsorizzazioni di ogni sorta non fa altro che circoscrivere la sua individualità all’interno di un meccanismo di controllo, promuovendo di fatto gli interessi di una casta nascosta dietro i falsi ammiccamenti di oggetti e beni di consumo che sembrano identificarci, ma che in realtà tendono alla deumanizzazione intellettiva dei singoli.
Vi è una scissione fra noi e il nostro cervello. Ciò fa si che decontestualizzate le funzioni celebrali dalle nostre volontà coscienti rimaniamo entità individuali solamente in quando corpi fisici relegando nel paradiso dell’omologazione la nostra mente sempre più condizionata ad assoggettamenti di input standardizzanti.
Non solo vogliono la globalizzazione a livello economico. Voglio globalizzare anche i nostri pensieri, recidere i nostri orizzonti e rinchiuderli in un contenitore pubblicitario rendendoci criceti compiaciuti del nostro stato di servi!!!
E’ ORA DI DIRE BASTA AI BOMBARDAMENTI MEDIATICI DELLE TV DI STATO, DEI GIORNALI DI STATO E DEI SOCIAL NETWORK COME FACEBOOK
neuroni in rivolta