Scritto da odiofacebook il 11 Agosto 09 in Lavoro
Fonte: La Provincia di Varese
La morale è semplice: il capo non è un amico e soprattutto non deve esserlo su Facebook. Lo ha scoperto una ragazza britannica, licenziata per aver scritto un post contro il suo capo sul sito di networking, dimenticando tuttavia che anche questi lo avrebbe letto. Non è la prima volta che una persona viene licenziata per colpa di Facebook, ma in questa circostanza via Facebook è arrivata anche la notifica. Lo scambio tra i due è assolutamente godibile ed ha inevitabilmente fatto il giro del mondo sotto forma di screenshot. Sul sito buzzfeed.com la notizia è ‘viral’. L’identità dei protagonisti è nascosta ma lo slang e alcuni riferimenti alla normativa fiscale britannica suggeriscono la collocazione geografica. “Odio il mio lavoro – si legge nel post della ragazza, che usa un linguaggio decisamente colorito e sembra suggerire avance sessuali indesiderate – il mio capo è un pervertito che mi fa fare cose inutili solo per farmi un dispetto. Segaiolo!”. “Hai lavorato qui per cinque mesi e non ti sei accorta che sono gay?” le risponde il capo. “Non vado in giro sculettando in ufficio come una drag queen, ma non è certo un segreto”. E poi aggiunge: “Ti ricordo che hai ancora due settimane prima della fine dei tuoi sei mesi di prova, quindi domani non venire”.
Scritto da odiofacebook il 10 Agosto 09 in Dipendenza, Lavoro
Fonte: VITA.it
Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti
Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L’avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai lunghi coltelli contro i fannulloni. Di recente c’è stato il salto di qualità, verso il virtuale: non è più sufficiente bloccare i pigroni in ufficio, impediamo loro ogni evasione anche digitale. È arrivato così il blocco dei social network. Pericolose distrazioni al lavoro ovviamente.
Lavorare stanca
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Scritto da odiofacebook il 08 Agosto 09 in Sicurezza
Di Antonio Dini
Fonte: Macity
Da cosa è dipesa la sospensione del servizio di due dei più popolari social network della rete? Una guerra antica tra l’ex colosso sovietico e uno dei suoi più riottosi satelliti. Uno scontro politico che aveva per mira un blogger e che invece ha provocato un disastro digitale di proporzioni epocali
Bevono alla fonte di Facebook tutti i giorni. Cinguettano anche quando vanno al gabinetto. Sono i microserfs del XXI secolo, non quelli nati nella fantasia dello scrittore canadese Douglas Coupland nel 1995, ma quelli veri che vivono nelle nostre città e che forse leggono anche Macity.
La notizia del blackout di Twitter e poi del rallentamento (non altrettanto grave) di Facebook ha gettato nello sconforto milioni di appassionati in tutto il mondo e anche le redazioni di tutti i giornali, da sempre attentissime a cogliere qualsiasi segnale di costume che possa interessare i lettori. Twitter e prima Facebook, oggetti misteriosi per molti giornalisti, sono però argomento di cui discettare quotidianamente con le scuse meno probabili e quindi, a maggior ragione, nel momento della crisi e dell’attacco digitale, il cyberwarfare del quale si ciancia da tempo, in attesa del prossimo conflitto asimmetrico.
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Scritto da odiofacebook il 08 Agosto 09 in Lavoro
Fonte: Macity
Niente più social networks per la forza armata degli Stati Uniti. Il pericolo è che ci sia il nemico all’ascolto. E che se la truppa segnala su Twitter dove sta andando, i servizi avversari ne possano trarre vantaggio. Anche il resto dell’esercito americano al lavoro per capire come comportarsi con la rete.
Zitti tutti, il nemico ci ascolta. Se sei militare e ti muovi in territorio avverso, l’osservazione è quasi spontanea. Ma vale anche per i social network, dove i fanatici aggiornano compulsivamente il proprio status, dicendo a tutti che stanno uscendo da un posto ed entrando in un altro, comprando la colazione o sfogliando il giornale? O magari che si stanno trasferendo con il resto del plotone a Bassora?
L’idea del comando generale è proprio questa, insomma. Niente più Facebook, Twitter o MySpace per i Marines americani. È l’ordine operativo, preso dai generali al comando. Il rischio è che il nemico “intercetti” le attività dei 201mila uomini e donne della forza armata leggendo le notizie che i militari mettono sul web, spesso in tempo reale.
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Scritto da odiofacebook il 07 Agosto 09 in Amore
Roma, 6 ago. – (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Oggi il perfido Iago forse avrebbe usato Facebook per scatenare la gelosia di Otello. Secondo uno studio canadese, infatti, il celebre social network e i suoi ‘cugini’ Twitter e Myspace, finiscono per accendere e alimentare involontariamente la gelosia fra due persone, in una sorta di spirale che rischia di scatenare, oltre tutto, una dipendenza da Internet. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’University of Guelph (Ontario, Canada), autori di uno studio sulle giovani coppie pubblicato su ‘CyberPsychology & Behaviour’. Secondo la ricerca, fatta monitorando il comportamento di alcuni giovani studenti universitari alle prese con gli alti e bassi di una relazione sentimentale, piu’ tempo si passa su Facebook e simili, piu’ si tende a sentirsi gelosi del proprio partner. Infatti questi siti mostrano informazioni che potrebbero risultare compromettenti o insinuare dei dubbi. Cosi’ si finisce per stare incollati al social network, in cerca di indizi e altri elementi che aiutino a chiarire il comportamento dell’amato. Finendo per alimentare ulteriormente insicurezza e gelosie, in un’escalation che puo’ diventare difficile da interrompere. Insomma, la sorveglianza online non e’ un buon sistema per assicurare la solidita’ di una coppia.
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Scritto da odiofacebook il 07 Agosto 09 in Sicurezza
Fonte: Hardware Upgrade
Un attacco di tipo DoS (Denial of Service) è stato portato avanti nel corso della giornata di ieri nei confronti di Twitter e Facebook, due tra i più popolari e usati servizi web di social networking degli ultimi tempi.
Un attacco di tipo DoS come quello portato avanti nei confronti di Twitter e Facebook ha come obbiettivo diretto e primario quello di rendere inacessibile i determinati siti web, sommergendo i sistemi di richieste dati, tanto da mettere in ginocchio l’infrastruttura dell’intero servizio. L’attacco ha quindi un’unica fonte e non è casuale, ma ha coinvolto più servizi contemporaneamente.
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