Facebook, troppi “profili falsi”

Scritto da odiofacebook il 12 Agosto 09 in Copyright, Privacy

Di Davide Di Santo
Fonte: IL TEMPO.it

Fake. Falsi. La «contraffazione» di persone e marchi prolifera su Facebook, il più amato dei social network. L’ultima denuncia arriva dal mensile World & Fashion, pubblicazione legata al mercato del lusso, che ha scelto il marketing virale di internet per cementare il legame con i lettori. E si è ritrovato con un fratello «gemello», ma illeggittimo. Un fantomatico gruppo, infatti, ha reclamizzato sulle pagine di Facebook un concorso indirizzato ad aspiranti top model desiderose di diventare le ragazze-copertina del mensile. Niente di più falso, imediata la segnalazione dell’abuso di immagine al social network e alle autorità giudiziarie.

Il fenomeno dei «cloni» virtuali non è certo nuovo, ma la velocità di crescita del numero di persone che utilizzano i social network impone agli utenti di alzare il livello di guardia. In Italia le cose, però, vanno meglio che negli Stati Uniti. Secondo una ricerca della fine del 2008 effettuata da Cloudmark, una società di sicurezza tecnologica, il 40% delle nuove iscrizioni sarebbero effettuate da ladri di identità virtuale. E questo spiegherebbe le centinaia di Britney Spears, Jennifer Lopez, Michael Jackson e Dalai Lama presenti su Facebook, oltre alle numerose «versioni» delle celebrità più popolari come attori, sportivi e politici.

In Italia il fenomeno è stato studiato dal Cenispes, che ha concluso che nello stivale un nuovo profilo su cinque è fasullo. I più clonati? Tra gli altri, Rocco Siffredi vanta trecento tentativi di imitazione, Vasco Rossi qualche decina in meno del porno-attore. Per la politica Silvio Berlusconi si attesta a più di duecento «alias». In sintesi,l’unica possibilità per non sbagliare persona è quella di «sbirciare» gli amici del profilo che si cerca per cogliere indizi sulla sua veridicità. Nei blog, intanto, si discute della possibilità che il furto dell’identità digitale possa configurarsi in un vero e proprio reato legalmente perseguibile.

È innegabile che queste pratiche possano essere estremamente dannose per le aziende «scippate» del proprio marchio, oltre che per i privati che possono essere danneggiati a livello personale e lavorativo. La memoria va a un caso emblematico accaduto in Marocco. Fouad Mourtada, un ingegniere di 26 anni il 26 febbraio del 2008 è stato condannato a tre anni di prigione per aver prodotto su Facebook un profilo falso del principe Moulay Rachid.

L’accusa formulata è stata quella di furto di identità, aggravata dal fatto che ai reali marocchini è negata la possibilità di avere blog e siti web al di fuori di quelli ufficiali. Il lato tragicomico della vicenda è che Mourtada, a quanto pare, aveva tracciato un profilo tutt’altro che negativo del principe. Anche per questo, forse, ha ricevuto la grazia dopo soltanto 43 giorni di carcere.

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