SOCIAL NETWORK NEL MIRINO DI AGENZIE PUBBLICITARIE

Scritto da odiofacebook il 11 Settembre 09 in Segnalazioni

Fonte: ANSA

ROMA – Twitter apre le porte alla pubblicità, Wikipedia ci sta pensando e Facebook è già a buon punto. Il mondo degli inserzionisti e quello dei social network si stanno incontrando per trovare sistemi sempre più personalizzati per recapitare ai consumatori pubblicità su misura ma forse anche trovare nuove fonti di guadagno da Internet, necessità che per l’editoria è stata ampiamente sollevata da Rupert Murdoch.

Twitter ha cambiato le sue regole, appena quattro mesi dopo aver detto un primo no, per consentire l’ingresso delle inserzioni pubblicitarie nel social network di microblogging che conta 45 milioni di iscritti in tutto il mondo. Un segnale concreto dell’interesse – reciproco – del settore per la pubblicità, che in questo contesto si può avvalere degli strumenti tipici del social network e delle nuove funzioni di localizzazione geografica di utenti e servizi, anche grazie al crescente accesso via cellulare. In questo senso vanno sicuramente i recenti accordi di Facebook, che conta 250 milioni di utenti, 65 dei quali via telefonino, con Nokia per servizi che comprendono, appunto, anche la ‘geolocalizzazione’.

L’interesse per la pubblicità non viene escluso nemmeno dall’altro grande pilastro del Web 2.0, Wikipedia. “Pubblicità su Wikipedia? E’ una possibilità. Non la escluderei del tutto, anche se nessuno qui pensa che sia una buona idea”, ha detto martedì Jimmy Wales, uno dei fondatori dell’enciclopedia più nota del web. “La rete sociale è uno strumento di marketing estremamente efficace. Avere un molti amici, infatti, equivale ad avere un gruppo piuttosto omogeneo di persone presso cui promuovere qualsiasi prodotto”, sostiene Leon Hill, amministratore delegato della uSocial, società pubblicitaria che vende ‘amici’ su Twitter e Facebook a prezzi ‘abbordabili’ (poco più di mille dollari ogni diecimila nomi).

Su ‘Facebook’ questo servizio sarà attivo dal 16 settembre, anche se il primo social network del mondo ha già fatto sapere che chi viene scoperto ad acquistare ‘amici’, per scopi pubblicitari o d’altro tipo, rischia l’espulsione. Su Twitter invece il servizio funziona già e potrebbe essere il primo di una serie. E presto arriveranno anche le funzioni di geolocalizzazione. Intanto però uno studio ha accertato che in media il 30% dei messaggini nei microblog già contiene riferimenti a marchi e prodotti commerciali. Il ‘micro’ social network, secondo i risultati dello studio condotto da due docenti dell’Università della Pennsylvania, è infatti diventato un passaparola in cui gli iscritti tendono a ‘micro-bloggare’ in particolare suggerimenti e impressioni su prodotti o servizi disponibili sul mercato. Twitter ha addirittura tre motori di ricerca per ‘misurare’ queste opinioni, l’ultimo dei quali, ‘Tweetfeel’, ha esordito alla fine di luglio. Con ‘Tweetfeel’, ‘Twendz’ e ‘Twitrratr’ è possibile individuare opinioni, pensieri e stati d’animo dei miroblogger su un particolare tema, un prodotto, un film, un libro o un fatto di cronaca. Servizi simili sarebbero allo studio anche per Facebook e per altri social network.

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