Fonte: Repubblica.it
Lo dice il Garante Francesco Pizzetti: “I dati che mettiamo in rete non sono cancellabili e possono sfuggire al nostro controllo”. Intanto il social network, da oggi disponibile anche in lingua araba, secondo uno studio è più popolare della mail
ROMA – Pericolo Facebook. A lanciare l’allarme stavolta non sono gli utenti arrabbiati, ma il presidente dell’Autorità garante della privacy Francesco Pizzetti. “Estendendo l’uso della rete e dei social network come Facebook, attraverso i quali la gente mette sul web informazioni sui propri comportamenti – ha detto Pizzetti a margine di una tavola rotonda sulle cellule staminali – cresce sempre più il rischio che utilizzando un semplice motore di ricerca in qualunque momento chiunque possa venire a conoscere queste informazioni”.
Un allarme che preoccupa soprattutto per le conseguenze che l’uso non controllato dei social network e delle nuove forme di condivisione online potrebbero avere sulla cosidetta “generazione Facebook”. “Rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato – ha osservato Francesco Pizzetti – perché i dati che mettiamo in rete non sono cancellabili e possono sfuggire al nostro controllo”.
Le dichiarazioni arrivano dopo un periodo decisamente caldo per il social network più popolare del mondo che, dopo aver raggiunto l’eccezionale cifra di 175 milioni di iscritti, è stato attaccato da più parti per aver tentato di restringere i diritti degli utenti sui materiali postati. In attesa di una revisione dei termini di utilizzo del sito, che adesso dovrebbe essere stilata in accordo con gli utenti, ora anche il Garante della privacy dice la sua.
“Siamo noi stessi – avverte Pizzetti – a mettere in rete continuamente fatti che ci riguardano, quindi dobbiamo porre la massima attenzione a come si usa la rete che non è un giocattolo, e pur essendo una grande opportunità, dobbiamo essere sempre consapevoli ciò che mettiamo al suo interno vivrà di vita propria e fuggirà al nostro controllo”.
Difficile comunque scalfire Facebook, che continua a crescere – è di oggi la notizia che la compagnia di Palo Alto ha lanciato la prima versione in lingua araba – e a mietere consensi. Lo dimostrano i risultati di una ricerca della Nielsen Online: quella dei social network sarebbe una realtà talmente dinamica da essere riuscita a superare la mail. Inoltre di undici minuti trascorsi sul web, almeno uno è dedicato a Facebook che risulta essere il social network che dà maggiore dipendenza: il suo utente medio vi trascorre 3 ore e 10 minuti al mese.

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Il nostro vuole essere solo un messaggio di contro-informazione sui reali intenti di sottomissione psicologica, che strumenti di aggregazione sociale come facebook, stiano attuando.
Attraverso una campagna di subdola strumentalizzazione della psiche umana, facebook promuove (usando come veicolo di trasmissione gli utenti stessi) la diffusione di elementi pubblicitari tali a destabilizzare l’individualità di ogniuno di noi a vantaggio del capitale.
Cosa si cela dietro la falsa egida di libertà proclamata da facebook?
Indagini di mercato e sponsorizzazioni di multinazionali che con la formula del consenso all’archiviazione dei nostri dati personali si impossessano di informazioni utili al controllo delle masse e che per mezzo della divulgazione dei più svariati marchi appartenenti alle lobby di potere sostengono l’egemonia capitalistica a discapito della libera autonomia degli individui.
Un utente facebook contento di condividere con la rete i propri gusti in riferimento a prodotti di consumo, abbigliamento e sponsorizzazioni di ogni sorta non fa altro che circoscrivere la sua individualità all’interno di un meccanismo di controllo, promuovendo di fatto gli interessi di una casta nascosta dietro i falsi ammiccamenti di oggetti e beni di consumo che sembrano identificarci, ma che in realtà tendono alla deumanizzazione intellettiva dei singoli.
Vi è una scissione fra noi e il nostro cervello. Ciò fa si che decontestualizzate le funzioni celebrali dalle nostre volontà coscienti rimaniamo entità individuali solamente in quando corpi fisici relegando nel paradiso dell’omologazione la nostra mente sempre più condizionata ad assoggettamenti di input standardizzanti.
Non solo vogliono la globalizzazione a livello economico. Voglio globalizzare anche i nostri pensieri, recidere i nostri orizzonti e rinchiuderli in un contenitore pubblicitario rendendoci criceti compiaciuti del nostro stato di servi!!!
E’ ORA DI DIRE BASTA AI BOMBARDAMENTI MEDIATICI DELLE TV DI STATO, DEI GIORNALI DI STATO E DEI SOCIAL NETWORK COME FACEBOOK
neuroni in rivolta