Facebook, il Big Brother della rete.

Scritto da odiofacebook il 03 Novembre 08 in Privacy, Sicurezza

Fonte: SPORTeVAI.it

Le spie sono tra noi. Le spie siamo noi. Si racconta che nell’Unione Sovietica di Stalin gli informatori del regime fossero il 40 per cento della popolazione; nella Germania dell’Est la cifra saliva vertiginosamente a 3 su 4. C’erano genitori che denunciavano i figli, figli che accusavano i genitori; i vicini di casa erano temuti e rispettati; solo gli esponenti del Partito potevano godere di una residua incolumità, che cadeva pericolosamente quando qualcuno decideva di eliminarli.

Nell’attuale società dell’informazione le spie sovietiche e tedesche avrebbero il lavoro agevolato. Un tempo era necessario pedinare il soggetto e coglierlo in flagrante – ma bastava anche un banale sospetto – per eliminarlo dalla circolazione. Era una tattica subdola e meschina che colpiva sempre in modo puntuale e preciso. Oggi non è necessario il lavoro di ‘indagine’: basta rimanere comodamente seduti davanti allo schermo di un computer per avere tutte le informazioni che servono.

Consideriamo una community online come Facebook. Il portale ormai diventato luogo principe d’incontro della rete, soprattutto per gli universitari e ex studenti, offre una lunga carrellata di informazioni di ogni singolo utente. Non solo dati anagrafici, ma anche fotografie praticamente in tempo reale. Basta accedere al sito – ovviamente gratuito – per leggere la data di nascita degli iscritti, il luogo in cui vivono, le passioni cui sono dediti; l’excursus scolastico, la professione che svolgono, il tutto condito con informazioni sull’orientamente politico e religioso.

Ma non solo dati squisitamente anagrafici. Facebook permette anche la condivisione di fotografie e immagini. Basta un click e le foto scattate pochi minuti prima sono servite agli occhi del Mondo. Inoltre esiste uno strumento per indicare i personaggi presenti nelle fotografie: così non serve nemmeno faticare per comprendere le dinamiche di conoscenze dell’utente. Per non parlare degli ‘amici’ virtuali che gli iscritti collezionano girovagando sul portale. Così ogni navigante può conoscere in pochi minuti una vita intera: una manna dal cielo per le spie vecchio stile sempre alla ricerca di informazioni.

Facebook, ma non è il solo sito ricco di informazioni personali, scritte volotariamente dagli utenti, è un’arma pericolosa da tenere sotto controllo. Se poi si aggiunge che il Presidente del Consiglio è un ex iscritto alla loggia P2, il cui obiettivo dichiarato è quello di impossessarsi del controllo dell’informazione e poi di mettere le mani sui cardini del potere politico, allora sarebbe il caso di iniziare a preoccuparsi. Basterebbe una semplice ricerca per individuare gli ‘oppositori’ del ‘regime’: le fotografie sono alla mercè di chiunque abbia un minimo di capacità di navigazione online. Il resto è comodamente spiattellato dagli stessi utenti, ignari che la divulgazione dei dati personali sia quanto di più deleterio possa accadare nell’attuale società. È uno scenario certamente tragico quanto irreale ma il ‘Big Brother’ sta solo sguazzando nella miriade di informazioni che riceve senza dover nemmeno rischiare di essere scoperto.

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