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	<title>Odio Facebook &#187; cazzeggio</title>
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		<title>IMPRESE: A MILANO SEMPRE PIU&#8217;TEMPO IN RETE E SU FACEBOOK</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 08:29:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: AGI news on
Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.agi.it/milano/notizie/200909021622-eco-r012411-imprese_a_milano_sempre_piu_tempo_in_rete_e_su_facebook" target="_blank"><strong>AGI news on</strong></a></p>
<p>Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano che ha interessato oltre 500 imprese locali ad aprile 2009.</p>
<p>Segue a breve distanza il telefonino, che piu&#8217; di uno su cinque usa da una a tre ore al giorno. Ma la vera star dell&#8217;elettronica sembra essere la rete: nel 40% dei casi rapisce fino a tre ore al di&#8217;, mentre in un altro 25% addirittura per oltre tre ore. Inoltre qualcuno, piu&#8217; di quattro su dieci, arriva anche su Facebook e circa il 38% gli dedica fino a un&#8217;ora al giorno. Anche se un decimo di loro lo fa in ufficio, resta un&#8217;attivita&#8217; ancora poco sentita come lavorativa. La ricerca e&#8217; stata svolta in vista della giornata nazionale sul tema Information and communication technologies (ICT) che avra&#8217; luogo il prossimo 10 settembre.</p>
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		<title>Vade retro Facebook!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 08:55:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
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		<description><![CDATA[di Francesco Di Martile
Fonte: Punto Biz
Che cos&#8217;è Facebook per me? Uno strumento per socializzare che rischia di farmi perdere, tanto per incominciare, un amico, ma potrebbero anche essere più d&#8217;uno. L&#8217;altro giorno ho ricevuto, infatti, una letterina molto gentile: &#8220;Caro Francesco, se hai bisogno di dirmi qualche cosa preferisco che c&#8217;incontriamo di persona e, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesco Di Martile</strong></p>
<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.techblogs.it/punto_biz/2009/01/vade-retro-facebook.html" target="_blank"><strong>Punto Biz</strong></a></p>
<p>Che cos&#8217;è Facebook per me? Uno strumento per socializzare che rischia di farmi perdere, tanto per incominciare, un amico, ma potrebbero anche essere più d&#8217;uno. L&#8217;altro giorno ho ricevuto, infatti, una letterina molto gentile: &#8220;Caro Francesco, se hai bisogno di dirmi qualche cosa preferisco che c&#8217;incontriamo di persona e, se proprio non si può, chiamami col buon vecchio telefono. Odio questi strumenti online ai quali non partecipo e non intendo partecipare nonostante il tuo gentile invito. Un abbraccio&#8221;. Quell&#8217;abbraccio m&#8217;è sembrato più uno schiaffone che un segno d&#8217;amicizia.</p>
<p><span id="more-298"></span>Come fai, però, a spiegare all&#8217;amico e ai tanti altri che hanno ricevuto &#8220;l&#8217;invito a collegarsi&#8221;, &#8220;l&#8217;invito a diventare amico&#8221; che tu non c&#8217;entri niente? Che è tutta colpa di Facebook, Linkedin, Plaxo, Twitter e quant&#8217;altro che succhiano gli indirizzi email della tua rubrica e &#8220;spammano&#8221; inviti a tuo nome senza che tu ne abbia alcun controllo? Sicuramente al momento dell&#8217;iscrizione al servizio ho accettato questo meccanismo infernale senza averne né letto i dettagli né, soprattutto, comprese le conseguenze concrete. E di questa colpa originaria cospargo il mio capo di cenere. Come faccio, però, a rimediare alla rottura di scatole che involontariamente ho procurato ai miei amici e conoscenti?</p>
<p>Il fatto è che insieme ad altri 5 milioni di italiani sono incastrato nel meccanismo psicologico: &#8220;Come faccio a non collegarmi a&#8230; a non accettare la richiesta di amicizia di&#8230; E se poi si offende?&#8221; e così accetto inviti, rispondo. E alimento così le sabbie mobili del &#8220;social networking&#8221; intrusivo che risucchia me e chi è nel mio indirizzario. So che per interrompere questa catena di Sant&#8217;Antonio involontaria dovrei starmene zitto zitto, non accettare &#8220;provocazioni&#8221; e fare in modo che questi programmi, dopo un po&#8217; d&#8217;inattività, mi depennino e giudichino stecchito, morto.</p>
<p>Ma come si fa a resistere? Infatti c&#8217;è del buono in questi programmi di &#8220;socializzazione&#8221;. Proprio l&#8217;altro ieri ho ricevuto un paio di messaggi: uno da un amico emigrato in Usa e l&#8217;altro in Costa Rica. Avevo perso le tracce di entrambi. Ora sono felice di aver scambiato con loro qualche messaggio e ricollegato fili altrimenti recisi. Come salvare, insomma, capra e cavoli? Prendere il buono di Facebook e perdere la parte più seccante?</p>
<p>C&#8217;è infine un dettaglio che tanto ininfluente non è: questi programmi di &#8220;socializzazione&#8221; sono time consuming. Fanno perdere un sacco di tempo, a volte in modo piacevole a volte come noiosa seccatura.<br />
Dal punto di vista aziendale, poi, spesso vengono considerati una iattura perché &#8220;distraggono&#8221; dagli scopi aziendali. Senza star qui a spaccare il capello in quattro occorre far notare anche a chi è decisamente contrario a tenere aperto l&#8217;accesso aziendale a questi strumenti di socializzazione, che può venir del buono al business anche da Facebook, quanto meno nell&#8217;ascolto di ciò che si dice in giro, che cosa appassiona le persone, le mode incipienti. Insomma, non tutto è marcio e da buttare e, come in molto altro, occorre fidarsi del proprio e altrui buon senso.</p>
<p>Ed è al buon senso dei miei amici dunque che faccio appello. Se c&#8217;è qualche cosa d&#8217;importante da dirsi non useremo certo la bacheca di Facebook, ma per un saluto veloce, un battuta, un sorriso useremo anche quello, magari al posto dell&#8217;Sms del cellulare.</p>
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		<title>Cinque buone ragioni per non essere su Facebook</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/01-12-2008/cinque-buone-ragioni-per-non-essere-su-facebook.html</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 12:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: Panorama.it
di Guido Castellano
1- Facebook è gratis, ma sapete come si finanzia? Raccoglie e vende alla pubblicità informazioni dettagliate su gusti, consumi, idee degli iscritti. Senza informarli di chi riceve i loro dati.
2- Non garantisce la privacy. Le informazioni possono essere viste da chiunque. Un profilo dettagliato è un invito a nozze per i ladri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2008/11/28/cinque-buone-ragioni-per-non-essere-su-facebook/" target="_blank">Panorama.it</a></strong><br />
<em>di Guido Castellano</em></p>
<p><strong>1-</strong> Facebook è gratis, ma sapete come si finanzia? Raccoglie e vende alla pubblicità informazioni dettagliate su gusti, consumi, idee degli iscritti. Senza informarli di chi riceve i loro dati.</p>
<p><strong>2-</strong> Non garantisce la privacy. Le informazioni possono essere viste da chiunque. Un profilo dettagliato è un invito a nozze per i ladri d&#8217;identità, che potrebbero fingersi voi, truffare qualcuno e mettervi nei guai.</p>
<p><strong>3-</strong> Nulla impedisce di creare un profilo di un&#8217;altra persona. Qualcuno potrebbe impersonare un vostro conoscente, per farsi dare informazioni riservate.</p>
<p><strong>4- </strong>Tutti sapranno chi frequentate. Per esempio, la vostra fidanzata potrebbe scoprire che siete amici di quella bionda che giuravate di non conoscere quando vi ha salutato per strada.</p>
<p><strong>5- </strong>Ha senso dedicare il proprio tempo a rintracciare i vecchi compagni di scuola o a fare giochini e test? Su Facebook Italia esiste il gruppo <em>Tra Facebook e Msn anche oggi non ho combinato un c&#8230;</em>: tenetene conto.</p>
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		<title>Tradito da Facebook, ora rischia il licenziamento</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/21-11-2008/tradito-da-facebook-ora-rischia-il-licenziamento.html</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 09:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<category><![CDATA[licenziamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: CORRIERE DELLA SERA.it
Un dipendente aveva avvertito che stava male e non sarebbe andato al lavoro
Ma alla sera è andato a fare bisboccia lasciando poi un commento sul social network. Beccato da un collega
MILANO - Tradito da Facebook e da un&#8217;amicizia alquanto dubbia. Rischia il licenziamento Tom Stones, ventiduenne inglese originario di Gloucester che lavora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_20/facebook_inghilterra_licenziamento_21829d06-b722-11dd-8888-00144f02aabc.shtml" target="_blank">CORRIERE DELLA SERA.it</a></strong></p>
<p><strong>Un dipendente aveva avvertito che stava male e non sarebbe andato al lavoro<br />
Ma alla sera è andato a fare bisboccia lasciando poi un commento sul social network. Beccato da un collega</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/bisboccia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-153" title="bisboccia" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/bisboccia.jpg" alt="" width="140" height="180" /></a>MILANO </strong>- Tradito da Facebook e da un&#8217;amicizia alquanto dubbia. Rischia il licenziamento Tom Stones, ventiduenne inglese originario di Gloucester che lavora come dipendente part-time in un supermarket della catena di distribuzione britannica Tesco: venerdi scorso il giovane ha telefonato al suo capo per avvertirlo che stava male e che avrebbe saltato il turno pomeridiano di lavoro. Ma la stessa sera è uscito a fare baldoria e il giorno successivo con un breve commento sul social network, ha raccontato la divertente nottata. Un «amico» del ragazzo, nonché collega, anche lui iscritto a Facebook, ha pensato bene di fotocopiare l&#8217;incauto commento e di lasciarlo sulla scrivania del capo.</p>
<p><span id="more-152"></span><strong>SPIEGAZIONE</strong> &#8211; Il giovane, che guadagna 6,20 sterline all&#8217;ora (meno di 8 euro), è stato immediatamente richiamato dalla direzione e il prossimo venerdi dovrà presentarsi per dare spiegazioni dell&#8217;accaduto. Secondo quanto dichiarato da un portavoce dell&#8217;azienda, il commento su Facebook era inequivocabile: il ventiduenne dichiarava che proprio il giorno della presunta malattia aveva passato «una bella nottata». Stones, da parte sua, si difende tenacemente dichiarando che l&#8217;azienda non ha alcun diritto di spiare la sua vita privata: «Mi sembra davvero troppo, qualcosa che va oltre i loro diritti», <span style="text-decoration: underline;">dichiara il ventiduenne al quotidiano The Sun</span>. «Non sono uscito prima delle undici di sera e sono rimasto a casa fino a quando il supermarket ha chiuso. Quando ho telefonato in direzione mi sentivo davvero male, ma più tardi ho cominciato a stare meglio e ho deciso di uscire».</p>
<p><strong>PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI</strong> &#8211; La direzione della catena di distribuzione inglese ancora deve decidere se e quale provvedimento disciplinare adotterà nei confronti di Stones, ma un portavoce della compagnia precisa che è falsa l&#8217;accusa secondo cui i manager di Tesco usino Facebook per spiare i dipendenti. «In realtà qualcuno ha fatto sapere alla direzione quello che era successo attraverso una fotocopia», ha ribadito l&#8217;anonimo portavoce. Non è la prima volta che un dipendente inglese rischia grosso a causa di Facebook. Solo il mese scorso infatti la compagnia aerea Virgin Atlantic ha licenziato tredici membri dell&#8217;equipaggio che avevano usato una pagina del social network per criticare gli standard di sicurezza della società e per insultare ripetutamente i passeggeri della compagnia aerea.</p>
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		</item>
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		<title>Prima pagina per Facebook sul Corriere di Siena</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/degenerazione/20-11-2008/prima-pagina-per-facebook-sul-corriere-di-siena.html</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 12:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[palio]]></category>
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		<description><![CDATA[Un amico di Siena ci segnala l&#8217;ennesima degenerazioni nei confronti del famigerato social network.
Ecco come si presentava la prima pagina del giornale lunedì 17 novembre:
Su Facebook insulti al Palio
SIENA &#8211; Facebook unisce davvero tutti, sia nel bene che nel male. E così qualche amante della community e detrattore del Palio e della città di Siena, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un amico di Siena ci segnala l&#8217;ennesima degenerazioni nei confronti del famigerato social network.<br />
Ecco come si presentava la prima pagina del giornale lunedì 17 novembre:</p>
<p><strong>Su Facebook insulti al Palio</strong><br />
SIENA &#8211; Facebook unisce davvero tutti, sia nel bene che nel male. E così qualche amante della community e detrattore del Palio e della città di Siena, ha pensato bene di dar vita ad un gruppo dal nome inequivocabile: &#8220;Il Palio di Siena fa schifo al c&#8230;&#8221;, corredando il tutto con una bella foto dei cavalli in corsa che affrontano la curva di San Martino.<br />
E così, dal 24 Settembre quando il gruppo è nato, ha raggranellato qua e là per l&#8217;Italia qualche decina di persone pronte a dar sfoggio della più triviale oratoria, unendo contro la città di Siena i detrattori del Palio, gli ultrà delle squadre avversarie di calcio e gli invidiosi dei successi della Mens sana.<br />
<span id="more-141"></span>Per oltre un mese i messaggi sono stati a senso unico, poi qualche senese ha scoperto l&#8217;esistenza del gruppo, la notizia sì è sparsa in un batter d&#8217;occhio e in poche ore decine di senesi hanno letto annichiliti il linciaggio pubblico lanciato nei confronti della città e della Festa.<br />
Essendo necessario iscriversi al gruppo per poter interloquire con i denigratori del Palio, molti senesi l&#8217;hanno fatto, la gran parte in maniera pacata, alcuni trascendendo un po&#8217; e rendendo &#8220;pan per focaccia&#8221;.<br />
Uno spettacolo davvero poco edificante, in una community che adesso è di gran moda e alla quale sono collegate persone di tutto il mondo, mettendo così <span style="text-decoration: underline;"><strong>Siena alla berlina intercontinentale.</strong></span><br />
Non è bello, e non è neppure il caso di portare esempi di quanto si può leggere.<br />
Bisognerebbe se mai capire se esiste la possibilità, da parte delle autorità di controllo, di intervenire per bloccare l&#8217;esistenza di un &#8220;luogo pubblico&#8221; di insulto gratuito.</p>
<p>E il giorno dopo, sempre in grande evidenza:</p>
<p><strong>Facebook &#8211; I politici senesi con più amici.<br />
</strong><em>Il consigliere comunale Fiorino Iantorno batte tutti, lo segue Capitani. Iscritti anche l&#8217;onorevole Ceccuzzi e il candidato Bezzini.</em><br />
<strong>Dal consiglio comunale a Facebook;</strong> E&#8217; di gran moda anche nella politica.<br />
SIENA &#8211; La Facebook-mania ha contagiato anche i politici, quelli nazionali prima ancora che quelli locali, tanto da far parlare illustri sociologhi della comunity come del nuovo modo di far campagna elettorale in occasione delle future elezioni. Salvo poi riuscire a schivare i millantatori che si spacciano per un personaggio pubblico con tanto di foto e dati personali. Qualche esempio? I tre gemelli Umberto Bossi, tutti con foto e con un numero incredibile di amici. Come è incredibile la lista di amici di Walter Veltroni, che si mostra in foto ufficiale a ben 4894 persone, o quella di Pierferdinando Casini, che preferisce una foto &#8220;normale&#8221; per tenere i contatti con i suoi 4316 amici. Tutt&#8217;altri i numeri dei politici senesi, peraltro davvero pochi già iscritti alla popolare community. L&#8217;onorevole C&#8217;è Franco Ceccuzzi, onorevole del Pd, con foto in controluce scattata durante una gita. Ha 69 amici e di Facebook fa un uso quasi esclusivamente ludico. Della lista infatti fanno parte soprattutto amici senesi, quelli del tempo libero. Il candidato E&#8217; più formale Simone Bezzini, ritratto alla sua scrivania. Il candidato alla Provincia ha nella sua lista di amici 80 contatti, e di questi molti sono in &#8220;comproprietà&#8221; proprio con Ceccuzzi. Recordman senese Tra i politici senesi ad avere la lista di amici più lunga è senza dubbio Fiorino Pietro Iantorno, consigliere comunale di Rifondazione. Attivissimo su Facebook di cui è un grande estimatore, ha 388 amici, molti senesi ma tantissimi anche in giro per il mondo e politicamente attivi. Tra i contatti importanti c&#8217;è quello con Rita Borsellino, dove vengono aggiornate e segnalate le emergenze siciliane. Giovane politico Da un estremo politico all&#8217;altro, a seguire Fiorino Iantorno in fatto di quantità di amicizie è il giovane ed attivissimo consigliere comunale di Alleanza Nazionale Michele Capitani, che annovera 317 contatti. Fedele al suo stile, moltissimi sono giovani senesi, ma c&#8217;è anche Gianluca Buonanno, con i suoi 537 amici importanti. La Lega Anche Francesco Giusti, esponente senese della Lega Nord, è su Facebook e nella sua lista ha 193 amici, che si dividono in maniera quasi equa tra senesi e politici, molti dei quali di stampo nazionale. Insieme a Gianluca Buonanno (Lega), spicca Roberto Castelli (con 2305 amici), Mario Borghezio e anche Umberto Bossi, sempre ammesso che l&#8217;identità accettata da Giusti sia quella vera e non un clone non autorizzato. Le massime Udc Francesco Marchetti, dirigente dell&#8217;Udc, appare in posa seriosa con alle spalle il tricolore e la bandiera dell&#8217;Europa. Molto attivo su Facebook, ai suoi 212 amici Francesco elargisce giornalmente una consistente quantità di massime di vita. Rosso seleziona Contenuti e selezionati gli amici di Lorenzo Rosso. Il dirigente di An appare in foto mentre tiene una conferenza e ai suoi 127 amici, tra i quali Achille Totaro, invia messaggi soprattutto sulla sua attività romana. L&#8217;ultimo iscritto Tra le iscrizioni più recenti c&#8217;è quella del consigliere comunale di Rifondazione Francesco Andreini. Per il momento ha solo 32 amici, e di questi la maggior parte non sono italiani. Facebook e Farfalle Un giovane come Alessandro Francesconi, anima delle Farfalle Rosse senesi, non poteva mancare sulla comunity. Ed infatti è presente con 170 amici in lista. Chi manca Se andate a cercare il nome del sindaco Maurizio Cenni lo troverete presente. Ma è un&#8217;iscrizione senza foto e senza amici. Stessa situazione per quanto riguarda il nome Fabio Ceccherini, presidente della Provincia. Anche per lui niente foto e niente amici. Se non si tratta di omonimi residenti in chissà quale parte del mondo, l&#8217;iscrizione &#8220;fantasma&#8221; è il trucco usato per vedere chi sono gli iscritti e quanti (e quali) amici hanno. Poche invece le possibilità di entrare nelle bacheche altri. Non esiste invece nemmeno l&#8217;iscrizione fantasma con il nominativo del vicesindaco Mauro Marzucchi. La Banca Digitando &#8220;Giuseppe Mussari&#8221; appaiono quattro iscritti. Uno è con foto, ed ha solo due amici entrambi stranieri. Le altre tre identità sono tutte &#8220;fantasma&#8221;, senza volto e senza amici.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Provincia “oscura” Facebook: distrae i dipendenti</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/20-11-2008/la-provincia-%e2%80%9coscura%e2%80%9d-facebook-distrae-i-dipendenti.html</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[disintossicazione]]></category>
		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: CORRIERE DI COMO
Accesso per un&#8217;ora al giorno nel municipio del capoluogo
Facebook e chat distraggono i dipendenti? Comune e Provincia intervengono alla radice, &#8220;oscurando&#8221; tutti i siti che poco o nulla c&#8217;entrano con il lavoro degli impiegati pubblici. Con una sola differenza: mentre dai personal computer della Provincia non si può mai accedere a Facebook, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.corrierecomo.it/frm_articoli.cfm?ID=90725" target="_blank"><strong>CORRIERE DI COMO</strong></a></p>
<p><strong><em>Accesso per un&#8217;ora al giorno nel municipio del capoluogo<br />
</em></strong>Facebook e chat distraggono i dipendenti? Comune e Provincia intervengono alla radice, &#8220;oscurando&#8221; tutti i siti che poco o nulla c&#8217;entrano con il lavoro degli impiegati pubblici. Con una sola differenza: mentre dai personal computer della Provincia non si può mai accedere a Facebook, in Comune i tecnici stanno pensando (come già accade nel municipio di Napoli) di limitarne l&#8217;accesso a un&#8217;ora al giorno.<br />
Si potrebbe pensare a una misura &#8220;antifannulloni&#8221; firmata da Renato Brunetta, ma in realtà il ministro della Pubblica Amministrazione questa volta non c&#8217;entra. Sia Provincia che Comune dispongono di un filtro per la navigazione già da quattro anni. Un apposito software che &#8211; installato nel server che distribuisce ai terminali informatici la connessione alla rete mondiale Internet &#8211; è in grado di bloccare l&#8217;accesso a determinate categorie di siti.</p>
<p><span id="more-150"></span>Banditi, ovviamente, i siti pornografici e le chat. Ma ora si oscura anche Facebook, il social network più famoso al mondo, per evitare che i dipendenti chiacchierino virtualmente con gli amici invece di lavorare.<br />
«I siti Internet sono racchiusi all&#8217;interno di specifiche categorie &#8211; spiega Guendalina Camozzi, responsabile del Centro Elaborazione Dati dell&#8217;amministrazione provinciale &#8211; shopping, intrattenimento, informazione, viaggi, e molte altre. Tramite un software che filtra la navigazione possiamo inibire l&#8217;accesso a determinate categorie.<br />
Da noi, ad esempio, sono bloccati Facebook, chat, pornografia, violenza, armi, e anche lo streaming audio e video, dato che occupa una buona fetta della banda di navigazione. Anche lo shopping è bandito, tranne che in alcuni settori: l&#8217;economato, ad esempio, ha bisogno spesso di consultare siti commerciali per avere un&#8217;idea dei prezzi sul mercato».<br />
I filtri possono essere costantemente aggiornati, come spiega sempre Guendalina Camozzi. «È una continua rincorsa: chi realizza i siti sa bene come &#8220;mascherarli&#8221; per renderli immuni ai filtri».<br />
Se in Provincia Facebook è bloccato, in Comune invece il dirigente dei sistemi informativi ne sta consentendo l&#8217;accesso per un&#8217;ora al giorno. Non un minuto in più. «Ci siamo accorti che Facebook passava le maglie del filtro &#8211; spiega l&#8217;ingegner Giovanni Fazio &#8211; perciò ho chiesto oggi (ieri, ndr) ai miei colleghi di consentirne l&#8217;accesso dai computer del Comune di Como per un massimo di 60 minuti al giorno». Come, peraltro, accade già nel Comune di Napoli.<br />
«Abbiamo invece vietato completamente i siti di chat, lo scambio di files tramite la tecnica del peer to peer, il file sharing (condivisione di files, ndr), la pornografia e i giochi. Non si può neanche utilizzare Messenger, il programma che consente dialoghi immediati», conclude l&#8217;esperto.</p>
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		<title>Niente più Facebook per i dipendenti di Poste Italiane</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:06:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: DINOXPC
L´utilizzo dei computer e di Internet in azienda è stato sempre visto come uno stimolo a fare meglio e ad aumentare la produttività del personale. Eliminate le estenuanti ricerche, molte file agli sportelli per richiedere un documento o per pagare le tasse.
Ma come ogni strumento che si rispetti, anche il Web ha le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.dinoxpc.com/News/news.asp?ID_News=15713&amp;What=News&amp;tt=Niente+pi%F9+Facebook+per+i+dipendenti+di+Poste+Italiane" target="_blank"><strong>DINOXPC</strong></a></p>
<p>L´utilizzo dei computer e di Internet in azienda è stato sempre visto come uno stimolo a fare meglio e ad aumentare la produttività del personale. Eliminate le estenuanti ricerche, molte file agli sportelli per richiedere un documento o per pagare le tasse.</p>
<p>Ma come ogni strumento che si rispetti, anche il Web ha le sue controindicazioni. <strong>Così i lavoratori che stanno molte ore davanti al computer hanno trovato nuovi svaghi negli strumenti di comunicazione e condivisione offerti proprio da Internet</strong>.</p>
<p><span id="more-147"></span>Posta elettronica, MSN Messenger, MySpace e Facebook oggi sono tacciati di essere i primi colpevoli delle frequenti distrazioni dei dipendenti delle aziende. Produttività in calo, dunque, a causa del troppo tempo passato su Facebook ad aggiornare il proprio profilo o a scambiare due chiacchiere con l´amico di un tempo.</p>
<p><strong>Diverse aziende stanno perciò prendendo delle serie contromisure</strong> integrando o aggiornando i firewall interni che bloccano l´accesso ai siti di social networking o a servizi di comunicazione via web. Fra queste troviamo anche importanti aziende ed enti istituzionali come gli uffici delle Regioni e degli enti pubblici e le filiali di Poste Italiane.</p>
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		<title>Facebook bloccato negli uffici pubblici</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: PCWORLD
La Pubblica Amministrazione ha dichiarato guerra a Facebook e ai siti di social networking, perché distraggono gli impiegati e sottraggono ore di lavoro. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.
A quanto pare, i lavoratori della Pubblica Amministrazione non sono solo &#8220;fannulloni&#8220;, come li ha definiti il ministro Brunetta, ma anche propensi a distrarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.pcworld.it/showPage.php?template=attualita&amp;id=7652&amp;sez=in&amp;masterPage=art_sezione_x.htm" target="_blank"><strong>PCWORLD</strong></a></p>
<p>La Pubblica Amministrazione ha dichiarato guerra a Facebook e ai siti di social networking, perché distraggono gli impiegati e sottraggono ore di lavoro. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.</p>
<p>A quanto pare, i lavoratori della <strong>Pubblica</strong> <strong>Amministrazione</strong> non sono solo &#8220;<strong>fannulloni</strong>&#8220;, come li ha definiti il ministro <strong>Brunetta</strong>, ma anche propensi a distrarsi online, trascorrendo diverse ore a comunicare con amici e parenti, a scambiarsi fotografie e video, a espletare, insomma, tutte quelle pratiche del web che oggi vengono riassunte sotto il termine generico di <strong>social</strong> <strong>networking</strong>. E lo strumento principale per questo genere di attività è l&#8217;ormai famigerato <strong>Facebook</strong>, il sito attraverso il quale si può accedere a una comunità virtuale di amici in carne e ossa con cui trascorrere parecchie ore in piacevole compagnia.</p>
<p><span id="more-134"></span>Lo strumento non è però piaciuto ai dirigenti di diverse amministrazioni pubbliche, che hanno deciso di chiudere i rubinetti e impedire ai propri impiegati di collegarsi a <strong>Facebook</strong> e ad altri siti di socializzazione analoghi. Hanno cominciato le <strong>Poste Italiane</strong>, subito seguite dalla <strong>Provincia di Milano</strong>, ma presto anche la <strong>Regione</strong><strong> Lombardia</strong> ne seguirà l&#8217;esempio, e poi altre realtà della Pubblica Amministrazione, tutte convinte che l&#8217;attività ricreativa online sia uno spreco di tempo e di risorse che potrebbero essere impiegati molto meglio.</p>
<p>Nel Stati Uniti, dove sono già piuttosto avanti, in questo campo, è raro che le aziende private concedano ai propri dipendenti di collegarsi a siti come <strong>Facebook</strong>, preferendo però in molti casi dare vita ad ambienti di socializzazione interna studiati per consentire ai dipendenti da una parte di mantenere i propri contatti, dall&#8217;altra di accrescere i rapporti di lavoro, l&#8217;interscambio professionale e persino la formazione. Si tratta, insomma, di mettere il social networking al servizio dell&#8217;azienda e del lavoratore, non bandirlo come nei tempi più bui del proibizionismo.</p>
<p>Ma in Italia, naturalmente, siamo ancora indietro, e problematiche sociali importanti come il fenomeno in crescente ascesa dei siti stile <strong>Facebook</strong> vengono affrontare chiudendo i rubinetti e tagliando i collegamenti, come se questo potesse essere un rimedio e non un danno. Per fortuna siamo anche un paese di creativi, e nel comune di <strong>Napoli</strong>, per esempio, anziché impedire ai dipendenti di collegarsi a Facebook impunemente, è stato deciso di concedere a tutti una &#8220;pausa&#8221; per la socializzazione virtuale, un&#8217;ora al giorno spezzettata in 6 pause da 10 minuti ciascuna (sullo stile della proverbiale pausa caffè che a Napoli, si sa, è molto sentita), in modo da mantenere vivo uno strumento potente e in continua evoluzione come Facebook, che meriterebbe un approfondimento da parte dei dirigenti pubblici, non l&#8217;oscuramento, e nel contempo senza distrarre troppo gli impiegati dal loro lavoro.</p>
<p>La chiusura a Facebook e ai siti di socializzazione online è comunque destinata a espandersi. Sarà uno degli effetti collaterali dei provvedimenti anti-fannulloni? O semplice avversione dei dirigenti statali per le innovazioni tecnologiche di ampio respiro? Davvero difficile dirlo.</p>
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		<title>Aziende: guerra aperta a Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: hardware &#38; gadget
Il fenomeno sociale del momento, Facebook, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di Second Life, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.
Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i social network ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://hardwaregadget.blogosfere.it/2008/11/aziende-guerra-aperta-a-facebook-ed-ai-social-network-in-generale.html" target="_blank"><strong>hardware &amp; gadget</strong></a></p>
<p>Il fenomeno sociale del momento, <strong>Facebook</strong>, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di <strong>Second Life</strong>, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.</p>
<p>Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i <strong>social network</strong> ed altri strumenti di comunicazione in maniera sistematica e massiva, con conseguente calo del proprio livello di <strong>produttività</strong>.</p>
<p><span id="more-128"></span>La possibilità di conciliare un passatempo con il proprio lavoro, senza muoversi dalla scrivanie, sembrerebbe infatti un richiamo troppo forte cui poter resistere, per milioni di lavoratori che, sempre secondo le imprese, finirebbero per essere più impegnati ad aggiornare il proprio profilo di Facebook ed a comunicare con amici e potenziali tali, che nelle proprie attività.</p>
<p>I social network, con Facebook in testa, replicano da parte loro che determinati strumenti esistono da tempo ed inoltre, uno studio affermerebbe, in modo peraltro molto opinabile, come questa tipologia di svaghi aiuterebbe a sviluppare la concentrazione, con benefici dal punto di vista della resa del singolo.</p>
<p>Com&#8217;era logico attendersi dunque, la crociata delle aziende contro i social network ha avuto inizio, con misure di divieto e filtri che ne impediscano l&#8217;utilizzo ai propri dipendenti. <strong>Poste Italiane</strong> ha già comunicato di aver attivato delle restrizioni sulle proprie reti e sarà seguita a breve dagli uffici delle <strong>Regioni, Comuni </strong>ed<strong> enti pubblici</strong> in generale.</p>
<p>Nella realtà è ovviamente il buonsenso umano che deve essere arbitro delle situazioni e risulta davvero difficile credere che un social network possa migliorare la produttività individuale di un lavoratore.</p>
<p>Questi fenomeni comunicativi meritano sicuramente un loro spazio ma, al di là di casi particolari quali <strong>Linkedin</strong>, finalizzato a creare, per ogni iscritto, un profilo professionale ed uno storico delle proprie esperienze lavorative, aspetti utili in ambito recruiting, tutto il resto va annoverato quale fenomeno fine a sé stesso e catalogato come semplice passatempo, privo della capacità di apportare un qualsiasi beneficio dal punto di vista professionale.</p>
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		<title>Aziende in guerra con Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:00:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: la Repubblica.it
Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/facebook-pubblicita/uffici-oscurano/uffici-oscurano.html?ref=hpspr1" target="_blank"><strong>la Repubblica.it</strong></a></p>
<p>Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi autodenunciati, se Poste Italiane si è decisa a negare l&#8217;accesso al sito di social network per i suoi dipendenti, se in Regione Lombardia e Veneto si medita di fare la stessa cosa, e se al comune di Napoli l&#8217;hanno razionato. Un&#8217;ora al giorno, suddiviso in frazioni di 10 minuti l&#8217;una. E a Facebook va già bene: il blog di Beppe Grillo è completamente inibito alla visione dei dipendenti comunali napoletani.</p>
<p><span id="more-122"></span>All&#8217;elenco si aggiunge la provincia di Milano, che blocca, e il mistero della Regione Campania, dove alcuni computer riescono a &#8220;vedere&#8221; Facebook ma altri non ce la fanno. E se a Bologna nessuno si sogna ancora di &#8220;oscurare&#8221; il sito di social network, prediletto dai candidati alle primarie per la scelta del candidato sindaco, è pur vero che sia qui che altrove esistono da anni filtri che bloccano sia le chat che i programmi di telefonia via Internet. Quello Skype, che per funzionare ha bisogno della stessa tecnologia che permette di scaricare musica e film dalla rete. Contro corrente Torino-comune: proibiti solo porno e giochi d&#8217;azzardo.</p>
<p>Ma è curioso che da noi appaia come una novità ciò che altrove è già un tema discusso da tempo &#8211; del resto la versione italiana di Facebook è della scorsa primavera, quando c&#8217;erano, in maggio, meno di 1 milione di utenti/mese (dati Nielsen Netview): a settembre erano 4,2 milioni. E aumentano. Ma gli altri ne hanno discusso prima di noi.</p>
<p>Il 30 luglio scorso, un blogger britannico, ripreso da Business Week, ha scritto che i due terzi delle aziende britanniche bloccano l&#8217;accesso ai diversi siti di social networking. Secondo un&#8217;inchiesta, realizzata da un&#8217;azienda che si occupa di sicurezza informatica (quindi fonte che è parte in causa), la Barracuda, la metà delle aziende americane blocca quei siti. Ma in realtà per Facebook il dato non va oltre il 26%. E fin qui si tratta di aziende private.</p>
<p>Il tema si riscalda, sotto ogni latitudine, quando si discute dei dipendenti pubblici. È del marzo 2007 la decisione &#8211; ed è un piccolo primato &#8211; delle autorità della provincia dell&#8217;Ontario, in Canada, di bloccare l&#8217;accesso al sito. Motivo &#8220;brucia il tempo del lavoro&#8221;.</p>
<p>Per la verità non manca un argomento tutto diverso. Quello che vede nei siti di social networking una fonte di formazione professionale e un vero e proprio canale alternativo per far bene il proprio lavoro. Il dibattito è planetario e vede in maggioranza quelli che considerano tutto ciò una distrazione intollerabile. Ma poi chiedi alla Fiat, nel posto che ti immagini più occhiuto e severo d&#8217;Italia. E si scopre che al marketing tengono tutti i modelli su Facebook perché così li promuovono meglio. &#8220;Scherza &#8211; dice un ingegnere &#8211; senza quel sito lavoreremmo la metà&#8221;</p>
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