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	<title>Odio Facebook &#187; Dipendenza</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Codacons: è Facebook-dipendenza per un italiano su tre</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/23-08-2009/codacons-e-facebook-dipendenza-per-un-italiano-su-tre.html</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 07:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[codacons]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: La Stampa
Non si rinuncia a collegarsi nemmeno in vacanza
Scoppia la Facebook-dipendenza, un italiano su tre non riesce a rinunciarvi neanche durante le vacanze: e le foto della vacanza caricate in tempo reale sui profili sostituiscono le cartoline. Lo dice, in una nota, il Codacons secondo cui, «gli italiani nemmeno in vacanza riescono a liberarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=6541&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=News" target="_blank"><strong>La Stampa</strong></a></p>
<p><strong>Non si rinuncia a collegarsi nemmeno in vacanza</strong></p>
<p>Scoppia la Facebook-dipendenza, un italiano su tre non riesce a rinunciarvi neanche durante le vacanze: e le foto della vacanza caricate in tempo reale sui profili sostituiscono le cartoline. Lo dice, in una nota, il Codacons secondo cui, «gli italiani nemmeno in vacanza riescono a liberarsi di Facebook». Ed è quanto emerge da una indagine della Codacons.</p>
<p>«In base ai dati forniti dall&#8217;associazione, in media, un cittadino su tre, anche in villeggiatura, non riesce a fare a meno del social network, e si collega almeno una volta al giorno al proprio profilo o a quello di amici, aggiornando stati e informazioni o commentando foto e le notizie altrui. Sono poi principalmente le donne a non saper rinunciare a facebook (il 57% dei Facebook-dipendenti) e lo strumento preferito per gli aggiornamenti è il cellulare seguito dagli internet point».</p>
<p><span id="more-527"></span>Infine, «grazie alle possibilità offerte oramai da tutti i telefoni cellulari, i &#8216;Facebook-dipendenti&#8217; pubblicano in tempo reale sul proprio profilo foto, video e altro materiale audiovisivo della vacanza, condividendo così con i propri amici momenti divertenti e immagini delle mete di villeggiatura».</p>
<p>«Circostanza &#8211; spiega il Presidente, Carlo Rienzi &#8211; che affossa le oramai antiquate cartoline, che registrano un brusco calo delle vendite pari all&#8217;80% negli ultimi 5 anni».</p>
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		<title>Usa: Gli americani preferiscono chattare su Facebook che fare colazione</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/13-08-2009/usa-gli-americani-preferiscono-chattare-su-facebook-che-fare-colazione.html</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 10:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[colazione]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: newsfood.com
Washington &#8211; Il mattino in America inizia con un click, il rito della colazione può aspettare. Facebook, e-mail e Twitter, poi subito BlackBerry e i-phone. Come colonna sonora, il cellulare spara una suoneria polifonica. Caffé, uova e pancetta verranno dopo: surclassati dall&#8217;impulso tecnologico, non sono più la prima cosa a cui gli americani pensano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://newsfood.com/q/fd70e400/usa-gli-americani-preferiscono-chattare-su-facebook-che-fare-colazione/" target="_blank"><strong>newsfood.com</strong></a></p>
<p><em>Washington</em> &#8211; Il mattino in America inizia con un click, il rito della colazione può aspettare. Facebook, e-mail e Twitter, poi subito BlackBerry e i-phone. Come colonna sonora, il cellulare spara una suoneria polifonica. Caffé, uova e pancetta verranno dopo: surclassati dall&#8217;impulso tecnologico, non sono più la prima cosa a cui gli americani pensano al loro risveglio.   </p>
<p>A sancire il cambiamento di abitudini è il New York Times di oggi, che dedica un posto in prima pagina alla &#8216;hi-tech dipendenza&#8217; mattutina. Il fenomeno &#8211; dicono gli esperti &#8211; rappresenta una seria minaccia per l&#8217;american breakfast, tradizionalmente abbondante, sempre più spesso ridotto ad un caffé e un muffin di corsa, con gli occhi fissi allo schermo; non più un&#8217;occasione per stare in famiglia, guardarsi in faccia e, magari, augurarsi una buona giornata.   </p>
<p><span id="more-437"></span>I dati sul traffico wireless e on-line parlano chiaro: tra le 6 e le 7 di mattina si ha un vero e proprio balzo adrenalinico; ci raccontano un paese che si sveglia e subito mette mano al computer, prima ancora di accendere il tostapane.   </p>
<p>Il richiamo tecnologico funziona per tutti: se i professionisti non possono resistere a controllare l&#8217;e-mail o l&#8217;account su Twitter, per i ragazzini c&#8217;é l&#8217;ultimo record da battere al videogico, o i messaggini da inviare ai compagni di scuola. Poco importa se li si vedrà poco dopo, l&#8217;importante è comunicare, mettersi in rete, esserci, e farlo il prima possibile.   </p>
<p>C&#8217;é chi, per disintossicarsi, si è autoimposto dei limiti. &#8220;Niente BlackBerry a colazione, è la regola&#8221;, ha raccontato al New York Times un padre, vittima della tecnologia. &#8220;Devo ammettere però che quando vedo lo schermo lampeggiare per un messaggio non letto la tentazione è fortissima, faccio una gran fatica a non cedere davanti ai miei figli&#8221;. In altre famiglie la situazione è già compromessa da un pezzo: quattro persone chiuse in quattro stanze diverse, ognuna di fronte ad un pc, mentre il caffé si fredda in cucina, abbandonato a se stesso.    &#8220;Prima ci si alzava, si andava in bagno, ci si lavava i denti e si leggeva il giornale &#8211; ha detto Naomi S. Baron, professoressa di linguistica alla American University &#8211; Ora è tutto cambiato: la prima cosa che faccio è controllare la mail&#8221;.   </p>
<p>A casa Gude, in Michigan, si comunica da una camera all&#8217;altra via cellulare: il papà sveglia i ragazzi con un sms, tanto sa che il telefonino è sempre acceso. Facebook, poi, esercita il suo fascino fin dalle prime luci dell&#8217;alba: c&#8217;é chi effettua il log-in direttamente dal letto, prima ancora di mettere un piede a terra. Altro che routine familiari o pulsioni biologiche: quando la tecnologia chiama non c&#8217;é tempo da perdere. L&#8217;effetto &#8211; assicurano i diretti interessati &#8211; è molto più potente di qualsiasi doccia fredda o bibitone di caffeina.</p>
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		<title>Facebook in ufficio, a rischio dipendenza e tecnostress</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/27-03-2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: pmi.it blog
Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è Facebook. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://blog.pmi.it/25/03/2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress/" target="_blank"><strong>pmi.it blog</strong></a></p>
<p>Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è <strong>Facebook</strong>. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, per <strong>collaborare al meglio</strong>. Una diffusione tale da essere arrivata ormai anche negli ambienti lavorativi e che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare ad una vera e propria <strong>dipendenza</strong>.</p>
<p>Il non riuscire a far a meno di accedere a Facebook per condividere amicizie sul web, chiacchierare o scambiare foto neanche in ufficio, tra una pausa di lavoro e l&#8217;altra, genererebbe quella che dagli esperti di Information Technology viene definito <strong>tecno-stress</strong>.</p>
<p><span id="more-412"></span>Un uso eccessivo e continuativo di Facebook anche nelle ore di lavoro potrebbero dunque ad un <strong>sovraccarico di stanchezza e ansia</strong>. Quest&#8217;ultima provocata dalla necessità quasi ossessiva di aggiornare continuamente il proprio profilo, aggiungere nuove foto, cercare amici, e così via.</p>
<p>Nonostante i vantaggi che le reti sociali, e più in generale il web 2.0, possono portare alle logiche aziendali, soprattutto per quelle imprese che impiegano personale in diverse sedi in più parti del mondo, sono in molte ad aver deciso di <strong>vietare l&#8217;utilizzo di social network</strong> come Facebook. A spingere le imprese a tale scelta le <strong>cattive prestazioni</strong> dovute alle continue distrazioni dei dipendenti &#8220;tecno-stressati da Facebook&#8221;.</p>
<p>Gli esperti di Information Technology, hanno trattato ed esaminato il fenomeno della mania da Facebook al recente forum promosso da Runfortecnostress Network in occasione del Broadband business Forum alla Fiera di Roma, nell&#8217;incontro &#8220;<strong>Tecnostress, Facebook e asset dell&#8217;attenzione: le continue interruzioni come rischio d&#8217;impresa web 2.0</strong>&#8220;.</p>
<p>Non mancano però i primi <strong>segnali di una presa di coscienza </strong>degli utenti di Facebook di come quest&#8217;ultimo rischi di diventare una dipendenza stressante: qualche mese fa si è tenuto il <strong>primo sciopero da Facebook</strong>. L&#8217;autore del gruppo Dani Feb ha esortato gli utenti ad astenersi per un giorno dall&#8217;accedere al popolare social media per &#8220;disintossicarsi&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa quella dell&#8217;astensione per un giorno dalle tecnologie già promossa in diverse occasioni, come quella dello scorso <strong>21 marzo</strong>, in concomitanza con l&#8217;arrivo della Primavera: Netdipendenza Onlus ha infatti promosso uninvito collettivo, per tecnostressati e non, a <strong>spegnere per un giorno computer e cellulari e respirare</strong>, possibilmente trascorrendo una giornata all&#8217;aria aperta.</p>
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		<title>Ragazzi intossicati da Facebook</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/dipendenza/17-02-2009/ragazzi-intossicati-da-facebook.html</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 11:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[intossicazione]]></category>
		<category><![CDATA[monica raschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Monica Raschi
Fonte: Il Resto Del Carlino
C&#8217;è chi si dimentica di studiare, chi di lavorare, chi trascura la famiglia, il tutto pur di restare qualche minuto in più sulla piazza virtuale del social network del momento. Una vera e propria dipendenza che secondo gli esperti è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che riceve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Monica Raschi<br />
Fonte: </strong><a href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rimini/2009/02/16/151820-ragazzi_intossicati_facebook.shtml" target="_blank"><strong>Il Resto Del Carlino</strong></a></p>
<p><em>C&#8217;è chi si dimentica di studiare, chi di lavorare, chi trascura la famiglia, il tutto pur di restare qualche minuto in più sulla piazza virtuale del social network del momento. Una vera e propria dipendenza che secondo gli esperti è dovuta a stimoli di soddisfazione e piacere che riceve il nostro cervello</em></p>
<p>Cosi&#8217; presi dalla rete, così stregati da quella nuova ‘piazza&#8217; virtuale che è Facebook, che si dimenticano di studiare, di mangiare, di lavorare. Internet nutre non solo la curiosità, ma sembra saziare anche quella parte arcana del nostro cervello che riceve stimoli di piacere e soddisfazione. Ecco allora che il tempo trascorso all&#8217;interno della rete e del nuovo social network si allunga sempre di più. Fino a quando qualcuno non lancia l&#8217;allarme: mio figlio sta ora davanti al computer, mio marito si è dimenticato di andare a prendere il bambino a scuola, la mia fidanzata commercialista lavora sempre meno e ‘chatta&#8217; sempre di più.</p>
<p><span id="more-340"></span>Sono soprattutto i genitori, preoccupati per i loro figli, a lanciare l&#8217;allarme e a chiedere un consiglio all&#8217;Unità operativa Dipendenze patologiche dell&#8217;Ausl di Rimini. Sì, perché anche la rete crea a tal punto dipendenza che la patologia ha un nome e gli studiosi l&#8217;hanno già classificata &#8216;Internet addiction disorder&#8217;. &#8220;Sono diversi i genitori che chiamano non senza preoccupazione &#8211; afferma Daniela Casalboni, direttore dell&#8217;Unità operativa &#8211; perché i loro figli stanno passano troppo tempo nella rete e anche Facebook fa parte di questo nuovo fenomeno. E&#8217; comunque molto difficile per una persona avere la consapevolezza che sta diventando dipendente dalla rete. Sempre che non sia possibile, invece i meccanismo sono i medesimi che provocano tutte le altre dipendenze&#8221;.</p>
<p>Casalboni spiega quali sono le caratteristiche di questo nuovo, irresistibile, bisogno di ‘connessione&#8217;.<br />
&#8220;In queste persone, sia che si tratti di giovani che di adulti, c&#8217;è la necessità di trascorrere un tempo sempre maggiore nella rete, questo perché &#8211; prosegue &#8211; c&#8217;è la soddisfazione di tutti quei bisogni che stanno alla base del piacere e che risiedono nel lobo limbico e nell&#8217;area del talamo&#8221;.</p>
<p>Da qui deriva tutta un&#8217;altra serie di atteggiamenti che delinea con sempre maggior chiarezza la dipendenza: &#8220;C&#8217;è la perdita di interesse per le attività che non siano legate a Internet e quando non si è collegati si presenta la sindrome da astinenza &#8211; chiarisce il medico -: ansia, depressione, sudorazione, paura perché non si sa che cosa sta succedendo in quel momento sul network mentre non si è collegati&#8221;. Allora si va davanti al computer e si ritorna sulla ‘piazza&#8217;.</p>
<p>&#8220;Il problema è che i tempi di permanenza diventano sempre più lunghi &#8211; sottolinea Casalboni -: c&#8217;è la forte difficoltà a tenere sotto controllo il bisogno, non ce la fanno più a staccare e non riescono più a fare niente altro che non sia collegato alla rete. A questo punto rischiano di andarci di mezzo veramente tutte quelle cose che fanno parte del mondo reale come lavoro, figli, famiglia. Nonostante qualche volta si affacci questa consapevolezza, vanno avanti ugualmente&#8221;. I sintomi della dipendenza a questo punto ci sono tutti: l&#8217;analogia con chi fa uso di droghe o alcol è impressionante.</p>
<p>&#8220;Alla base di tutto ciò &#8211; conclude il direttore &#8211; c&#8217;è un soggetto che ha sicuramente delle difficoltà a stabilire rapporti, ma anche qualcuno che ha trovato forti stimoli al piacere&#8221;. Il fenomeno legato a Facebook, nel giro di pochi mesi, ha assunto proporzioni gigantesche: in Italia prima dell&#8217;estate gli utenti erano circa 500 mila, l&#8217;attuale stima parla di almeno sei milioni e mezzo&#8221;.</p>
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		<title>Dipendenti da Facebook? Sciopero della tastiera</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/24-11-2008/dipendenti-da-facebook-sciopero-della-tastiera.html</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 10:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disintossicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Il Messaggero.it
Ricordi il primo bacio? Sicuramente sì. E la prima volta in aereo? Di sicuro, se sei uno di quelli che crede che la paura (come dice bene Fiorello) sia quella di cadere e non di volare. E se navigi sul web? Quale è la data che non puoi dimenticare? Certamente quella in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=35297&amp;sez=HOME_SCIENZA&amp;ssez=INTERNET" target="_blank"><strong>Il Messaggero.it</strong></a></p>
<p>Ricordi il primo bacio? Sicuramente sì. E la prima volta in aereo? Di sicuro, se sei uno di quelli che crede che la paura (come dice bene Fiorello) sia quella di cadere e non di volare. E se navigi sul web? Quale è la data che non puoi dimenticare? Certamente quella in cui ti sei iscritto al social network <a href="http://www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a>: 100 milioni di utenti nel mondo, in Italia un incremento di registrazioni del 961% nel 2008. Centinaia di inviti di amicizia e per iscrizioni a gruppi virtuali. Ore passate davanti al pc a &#8220;spiare&#8221; chi fa cosa, una vera dipendenza da &#8220;wall&#8221; e &#8220;status&#8221; e poi la proposta di un gruppo di affezionati al social network: &#8220;sciopero da Facebook il 22 e il 23 novembre per tutti coloro che avevano una vita più o meno felice e tranquilla, fino a quando un giorno, un vostro amico vi ha detto: &#8220;Iscriviti a Facebook, è carino&#8230;.&#8221;.</p>
<p><span id="more-173"></span><strong>II D-Day. </strong>Era un giorno tranquillo, tutto filava liscio. Apri la tua casella di posta. Un amico ti ha scritto. Ma nell&#8217;oggetto della mail c&#8217;è qualcosa di strano. Il senso è: &#8220;il tuo amico&#8230; ti ha invitato su <a href="http://www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a>&#8220;. Facebook chi? Se l&#8217;amico è poco fidato e sei un po&#8217; smart chiedi cosa sia &#8220;Facebook&#8221; al guru del sapere: <a href="http://www.google.it/" target="_blank">Google</a>. La prima cosa che ti dovrebbe far insospettire? Il numero di risultati sul motore di ricerca, ossia 674 milioni. Quasi ai livelli della keyword &#8220;microsof&#8221; (700 milioni), oltre il numero dei risultati per la parola &#8220;Bill Gates&#8221; (32 milioni), e addirittura più di &#8220;Berlusconi&#8221; (24 milioni)!. <em>Io-non-posso-non-esserci</em>, sussurra il tuo ego.</p>
<p><strong>Facebook su Google.</strong> Vedi i primi risultati in italiano che Google ti offre: &#8220;Facebook è uno strumento sociale che collega tra loro gli amici e le persone che lavorano, studiano o vivono insieme. Facebook permette di rimanere in&#8230;&#8221;. Strumento sociale, amici, lavoro. Interessante. Il D-Day è arrivato. Accetti l&#8217;iscrizione. Benvenuto su Facebook!</p>
<p><strong>Emozioni in pixel. </strong>Bellissimo emozionarsi per aver trovato i compagni del liceo! Bellissimo provare a cercare il nome del tuo primo amore (quello che ti faceva tremare le gambe) e vedere che nel suo status c&#8217;è la parola &#8220;single&#8221;. Sì, Facebook mi piace. Allora inizi a coinvolgere altri amici e colleghi. Lo stesso fanno loro.</p>
<p><strong>Ma qualcosa non va.</strong> Un giorno apri la posta e trovi amici di amici di colleghi di amici che vogliono diventare tuoi amici. A qualcuno dici sì. Ad altri dici no. Non l&#8217;avessi mai fatto! L&#8217;amico rifiutato, che tra l&#8217;altro non conosci, inizia a tempestarti di mail. Ti spiega quale è la catena di amicizie che lo ha portato a te, continua con suppliche, estrema materalizzazione di uno strano quanto fastidioso senso di insicurezza innato (&#8220;perché non mi hai accettato? cos&#8217;ho che non va?&#8221;). Alla fine cedi. Anche perché le scuse (&#8220;scusa&#8230;la tua mail è andata a finire nella cartella di spam&#8230;&#8221;) sono finite.</p>
<p><strong>Sei nel tunnel. </strong>Dopo qualche giorno ti ritrovi con una quarantina di amici sconosciuti, volti e nomi di una folla che spia i tuoi stati d&#8217;animo, le tue discussioni &#8220;private&#8221; con amici. Senza parlare di ex colleghi e colleghi attuali, sì, quelli che finalmente avevi dimenticato cambiando lavoro o quelli che quando incontri per i corridoi dell&#8217;ufficio eviti abilmente inventando telefonate urgenti e riunioni mai esistite. Nel frattempo però ti stai appassionando. Il mio ex che sta facendo? La mia collega di chi sta <em>sparlando</em>? Ma quei due sono amanti? Fatto sta che per alcuni Facebook è una droga da web 2.0 dalla quale è difficile disintossicarsi. E iniziano a nascere gruppi come &#8220;Perché ti vado scansando per strada e mi aggiungi su Facebook?&#8221; (oltre 2700 iscritti), &#8220;Invece di scrivere la tesi scrivo su Facebook&#8221; (quasi mille iscritti), &#8221;Oh ma la smettiamo di creare gruppi su Facebbok&#8221; (oltre 300), &#8220;Facebook mi fa schifo eppure eccomi qua&#8221; (242), &#8220;Ma come passavamo le giornate prima che inventassero Facebook???&#8221; (257).</p>
<p><strong>E decidi di uscirne. </strong>C&#8217;è chi non ce la fa più e vuole dire no alla dipendenza da Facebook e ha proposto uno sciopero il 22 e il 23 novembre. <em>Deni Feb</em>, studente dell&#8217;università di Bologna, scrive: &#8220;Gruppo destinato a tutti coloro avevano una vita più o meno felice e tranquilla, fino a quando un giorno, un vostro amico vi ha detto: &#8220;Iscriviti a Facebook, è carino&#8230;.&#8221;. E propone: &#8220;Per 24 ore dimostriamo che Facebook non ci ha ancora lobotomizzato e siamo ancora capaci di riprendere in mano la nostra vita! Prepariamoci, chi ci sta a non accedere su Facebook dalla mezzanotte del 22 novembre alla mezzanotte del 23!&#8221; . Seguono incitamenti tipo <em>Yes we can! Uniti!. </em>Intanto il gruppo ha raggiunto 4.603 iscrizioni.</p>
<p><strong>Chi propone lo sciopero. </strong>«L&#8217;iniziativa &#8211; spiega Deni Feb &#8211; era partita più che altro come un gioco, io ho 160 amici, l&#8217;80% dei quali conosco anche fuori da FB, e pensavo che fosse rimasto qualcosa di circoscritto. Invece poi ha cominciato a crescere esponenzialmente, e mi sono trovato a riflettere su quanto sia sentito il tema della FB-dipendenza, anche nello scherzo e nel gioco! E penso che chiuderò il mio profilo tra qualche tempo!». Deni ha ricevuto moltissimi commenti sulla sua proposta. Molti sono anche quelli contrari che riconosco comunque l&#8217;importanza e la valenza di uno strumento come Facebook.<br />
 <br />
<strong>Le reazioni.</strong> Fausto è entusiasta. Giovanni rifiutia anche solo l&#8217;idea: &#8220;non esiste, Facebook a ruota&#8221;. Sara confessa la sua dipendenza: &#8220;Non ce la possiamo fare&#8230; la tentazione è toppo forte!&#8221;. E chi suggerisce la sua ricetta per la disintossicazione: &#8220;fatevi un giro per i negozi&#8221;. E chi chiede: &#8220;Ma se fuori ci sono i pinguini, la neve, il gelo e gli eskimesi posso revocare lo sciopero? D&#8217;altronde stando tutto il giorno in casa una sbirciatina&#8230;&#8230; &#8220;.</p>
<p><strong>La sindrome da &#8221;friendship addiction</strong>.&#8221; <em>Deni Feb </em>cita anche la &#8220;friendship addiction&#8221;, una sorta di dipendenza da amici condivisi su Facebook. A individuare e coniare questa nuova patologia è David Smallwood, psicologo britannico, esperto di dipendenze.</p>
<p><strong>Non si sa se lo sciopero funzionerà.</strong> Qualcuno ci proverà. Il tentativo di disintossicarsi dal web dopottutto ha una vecchia tradizione. C&#8217;era un tempo in cui i blog erano una novità. Postare era respirare. E in molti hanno provato a lanciare scioperi dei post. Hanno funzionato?. Sempre al guru del sapere la risposta: inserendo su Google il termine blog escono &#8220;appena&#8221; 3 miliardi di risultati.</p>
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		<title>La Provincia “oscura” Facebook: distrae i dipendenti</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:10:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: CORRIERE DI COMO
Accesso per un&#8217;ora al giorno nel municipio del capoluogo
Facebook e chat distraggono i dipendenti? Comune e Provincia intervengono alla radice, &#8220;oscurando&#8221; tutti i siti che poco o nulla c&#8217;entrano con il lavoro degli impiegati pubblici. Con una sola differenza: mentre dai personal computer della Provincia non si può mai accedere a Facebook, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.corrierecomo.it/frm_articoli.cfm?ID=90725" target="_blank"><strong>CORRIERE DI COMO</strong></a></p>
<p><strong><em>Accesso per un&#8217;ora al giorno nel municipio del capoluogo<br />
</em></strong>Facebook e chat distraggono i dipendenti? Comune e Provincia intervengono alla radice, &#8220;oscurando&#8221; tutti i siti che poco o nulla c&#8217;entrano con il lavoro degli impiegati pubblici. Con una sola differenza: mentre dai personal computer della Provincia non si può mai accedere a Facebook, in Comune i tecnici stanno pensando (come già accade nel municipio di Napoli) di limitarne l&#8217;accesso a un&#8217;ora al giorno.<br />
Si potrebbe pensare a una misura &#8220;antifannulloni&#8221; firmata da Renato Brunetta, ma in realtà il ministro della Pubblica Amministrazione questa volta non c&#8217;entra. Sia Provincia che Comune dispongono di un filtro per la navigazione già da quattro anni. Un apposito software che &#8211; installato nel server che distribuisce ai terminali informatici la connessione alla rete mondiale Internet &#8211; è in grado di bloccare l&#8217;accesso a determinate categorie di siti.</p>
<p><span id="more-150"></span>Banditi, ovviamente, i siti pornografici e le chat. Ma ora si oscura anche Facebook, il social network più famoso al mondo, per evitare che i dipendenti chiacchierino virtualmente con gli amici invece di lavorare.<br />
«I siti Internet sono racchiusi all&#8217;interno di specifiche categorie &#8211; spiega Guendalina Camozzi, responsabile del Centro Elaborazione Dati dell&#8217;amministrazione provinciale &#8211; shopping, intrattenimento, informazione, viaggi, e molte altre. Tramite un software che filtra la navigazione possiamo inibire l&#8217;accesso a determinate categorie.<br />
Da noi, ad esempio, sono bloccati Facebook, chat, pornografia, violenza, armi, e anche lo streaming audio e video, dato che occupa una buona fetta della banda di navigazione. Anche lo shopping è bandito, tranne che in alcuni settori: l&#8217;economato, ad esempio, ha bisogno spesso di consultare siti commerciali per avere un&#8217;idea dei prezzi sul mercato».<br />
I filtri possono essere costantemente aggiornati, come spiega sempre Guendalina Camozzi. «È una continua rincorsa: chi realizza i siti sa bene come &#8220;mascherarli&#8221; per renderli immuni ai filtri».<br />
Se in Provincia Facebook è bloccato, in Comune invece il dirigente dei sistemi informativi ne sta consentendo l&#8217;accesso per un&#8217;ora al giorno. Non un minuto in più. «Ci siamo accorti che Facebook passava le maglie del filtro &#8211; spiega l&#8217;ingegner Giovanni Fazio &#8211; perciò ho chiesto oggi (ieri, ndr) ai miei colleghi di consentirne l&#8217;accesso dai computer del Comune di Como per un massimo di 60 minuti al giorno». Come, peraltro, accade già nel Comune di Napoli.<br />
«Abbiamo invece vietato completamente i siti di chat, lo scambio di files tramite la tecnica del peer to peer, il file sharing (condivisione di files, ndr), la pornografia e i giochi. Non si può neanche utilizzare Messenger, il programma che consente dialoghi immediati», conclude l&#8217;esperto.</p>
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		<title>ATTENTI A FACEBOOK</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: CCSNEWS
Ho 364 amici e ogni mattina quando arrivo a lavoro la prima cosa che faccio è aprire Facebook.
Scrivere un articolo sul proprio blog riguardo Facebook, condividere il link su Facebook dell&#8217;articolo scritto riguardo Facebook, creare gruppi che inizino con &#8216;Quelli che&#8217; &#8211; &#8216;Quelli di&#8217;, non uscire di casa prima di avere aggiornato il proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.ccsnews.it/dettaglio.asp?id=8566&amp;titolo=ATTENTI%20A%20FACEBOOK" target="_blank"><strong>CCSNEWS</strong></a></p>
<p>Ho 364 amici e ogni mattina quando arrivo a lavoro la prima cosa che faccio è aprire Facebook.<br />
Scrivere un articolo sul proprio blog riguardo Facebook, condividere il link su Facebook dell&#8217;articolo scritto riguardo Facebook, creare gruppi che inizino con &#8216;Quelli che&#8217; &#8211; &#8216;Quelli di&#8217;, non uscire di casa prima di avere aggiornato il proprio status, creare o iscriversi in un gruppo del <em>proprio cognome</em>, incontrare un amico dato per deceduto, farsi i fattacci dei propri amici dalla homepage di Facebook, prendere l&#8217;annuario di scuola è cercare amici ad oltranza, creare 2 account su e inviarsi una richiesta di amicizia.<br />
Questi sono alcuni dei sintomi della Facebook &#8211; dipendenza. <br />
 <br />
<span id="more-145"></span>Ovunque si va ormai si sente parlare di questo nuovo fenomeno. A Londra gli psicologi lanciano l&#8217;allarme Facebook. Secondo lo studioso britannico David Smallwood, il popolarissimo social newtork ha la responsabilità di aver generato una nuova patologia: friendship addiction, ovvero amico dipendenza. Una vera e propria epidemia della generazione internet. Gli utenti sono incapaci di fare a meno del sito come surrogato della propria affettività. Soggette alla sindrome sarebbero in particolar modo le donne, categoria a rischio, data la loro maggiore propensione a ricercare sempre nuove conferme alla propria autostima, che Facebook offrirebbe consentendo di accumulare centinaia di amici. <br />
 <br />
In che modo a preso piede il fenomeno Facebook? <br />
Il World Wide Web non è mai stata la rete di tutti per tutti, ma la rete di un&#8217;azienda che ci usa per il suo profitto.<br />
L&#8217;ennesima volta siamo cascati nella trappola della raccolta di dati personali al limite della legalità. Dati personali preziosi, che raccolti e impacchettati valgono soldi. Gente che vende abitudini, gusti, preferenze delle persone. Cose che hanno un valore perché servono a sviluppare prodotti ritagliati ad hoc, a cui non si potrà dire di no.<br />
Facebook razionalizza e rende estremamente veloce tutto ciò che si è sempre fatto nella rete. Ci sono però delle differenze sostanziali e diaboliche. Quello che si faceva in libertà, su Facebook si fa dentro un sistema che ha un padrone e un controllo verticistico.<br />
Inserendo i propri dati personali, però,  si rinuncia totalmente alla privacy.<br />
La differenza più sostanziale, però, è che il senso dello stare su Facebook diventa stare su Facebook e basta, tende a divenire una cosa sempre più fine a sé stessa. Ecco perché in un&#8217;epoca di rarefazione dei contatti sociali, stare su Facebook, solleva dalle proprie paure e dalla propria solitudine. Ricevere notifiche, nuove richieste d&#8217;amicizia divengono quasi la testimonianza della nostra esistenza.<br />
L&#8217; amicizia non è più un modo per scambiare informazioni e cultura con gli altri e Facebook non è comunicazione, né compagnia, è solo assenza di silenzio, assenza di solitudine. Soprattutto non è libertà, perché diviene un carcere nel quale ci chiudiamo volontariamente e supinamente.<br />
 <br />
Presto la nostra sottorete di amicizie sarà variegata in modo incredibile, fatta anche di persone che mai nella vita terrena incontreremo.<br />
Ritorniamo su Facebook ossessivamente, vogliamo restare connessi sempre. Facebook puo&#8217; diventare totalizzante, la nostra vita in rete diventa vita su Facebook, ovvero la nostra Internet diventa Facebook-net.</p>
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		<title>La galera di Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 18:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: VareseNews
Ma che noia. Oggi sul domenicale del Sole 24ore c&#8217;è un lungo articolo di Andrea Bajani che racconta la sua avventura su Facebook. Il suo attacco racconta che &#8220;da settimane incontro soltanto persone che mi dicono disperate che vogliono uscire da Facebook ma non riescono a farlo. Lo dicono con gli occhi sbarrati e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=111596" target="_blank"><strong>VareseNews</strong></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-65" href="http://www.odiofacebook.net/?attachment_id=65"><img class="alignright size-medium wp-image-65" title="prigione" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/prigione.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Ma che noia. Oggi sul <em>domenicale del Sole 24ore</em> c&#8217;è un lungo articolo di <strong>Andrea Bajani</strong> che racconta la sua avventura su <strong>Facebook</strong>. Il suo attacco racconta che <em>&#8220;da settimane incontro soltanto persone che mi dicono disperate che vogliono uscire da Facebook ma non riescono a farlo. Lo dicono con gli occhi sbarrati e l&#8217;espressione di chi chiede aiuto da dietro le inferriate di una galera. Mi sembrano i detenuti che dall&#8217;alto urlano a chi passa lì sotto infilano le braccia oltre le sbarre a rimestare nell&#8217;aria. Hanno tutta la disperazione di chi sa che il secondino se n&#8217;è andato lanciando le chiavi nel fiume&#8221;.</em><br />
<span id="more-64"></span>Entra poi nei dettagli della sua esperienza e, per chiudere con grande citazione di <strong>Foucault</strong>, fa un altro passaggio sulla &#8220;disperazione&#8221; prodotta da Facebook.<br />
<em>&#8220;Ecco, dopo due mesi ho così chiesto disperato ai miei amici di uscirne. E loro disperati, con gli occhi sbarrati, mi hanno detto che non sanno come fare, che ci hanno provato ma non capiscono come si fa, quale procedura si debba seguire. Ne parliamo su Facebook, ciascuno dietro la propria inferriata, le braccia oltre le sbarre a rimestare l&#8217;aria&#8221;.</em><br />
Proprio ieri, in redazione, nella pausa di pranzo, con chi lavorava abbiamo parlato di Facebook e ci dicevamo un po&#8217; irritati di quanta parte di diverse conversazioni, da tempo, ruotino eccessivamente intorno alle attività su questo social network. <strong>C&#8217;è quindi davvero attenzione e voglia di confrontarsi.</strong> Quello che da molto fastidio è questo fare intellettualoide che poi mostra tutti i limiti nei fatti. <strong>Uscire da Facebook è semplice bastano due click.</strong> Si va sul proprio account e si clicca su disattiva. Più facile di così. Non ci credo che uno intelligente come Bajani non ne sia stato capace. Inoltre se l&#8217;autore dell&#8217;articolo <strong>pubblica libri</strong>, scrive articoli, si occupa spesso di giovani, come può esser stupito che poi lo cerchino persone a lui sconosiute? I libri li scrive forse solo per i suoi amici e conoscenti reali, che incontra ogni settimana? Ma va là. <strong>Bajani, come tanti è un furbetto e sa che oggi parlare di Facebook &#8220;tira&#8221;</strong> e allora giù a raccontare la sua galera. Bajani è bravo e ha una scrittura meravigliosa. Lasci ad altri il compito di banalizzare o fare del facile costume.<br />
Ora, anche il mio post è una contraddizione. Ho dedicato qualche minuto alla lettura dell&#8217;articolo e altri alla scrittura, ma credo che se a qualcuno non piace Facebook è sufficiente  non usarlo. E se invece ci si vuole scrivere su, liberi di farlo, ma senza farne un semplice esercizio di stile. Ogni contributo è utile a capire la cultura digitale e i nuovi fenomeni che Internet ci costringe a conoscere. <strong>Contesto solo il sensazionalismo.<br />
</strong>Sono ben altre le sensazioni e le realtà che vive chi sta dietro le sbarre. Altro che la priione di Facebook.</p>
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		<title>Pettegolezzi su Facebook, Virgin licenzia 13 dipendenti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 20:11:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: RAINEWS 24
Licenziati in tronco per aver &#8220;sparlato&#8221; di alcuni passeggeri e della stessa compagnia. I vertici della Virgin Atlantic, di proprietà di Richard Branson venuti a conoscenza dell&#8217;accaduto, non hanno gradito e ha punito immediatamente i responsabili.
&#8220;La Virgin Atlantic conferma che 13 dipendenti lasceranno la compagnia&#8221;, ha fatto sapere l&#8217;aerolinea in una nota, spiegando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=87866" target="_blank"><strong>RAINEWS 24</strong></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-38" href="http://www.odiofacebook.net/?attachment_id=38"><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="imagesvirgin-logo" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/imagesvirgin-logo.jpg" alt="" width="130" height="124" /></a>Licenziati in tronco per aver &#8220;sparlato&#8221; di alcuni passeggeri e della stessa compagnia. I vertici della Virgin Atlantic, di proprietà di Richard Branson venuti a conoscenza dell&#8217;accaduto, non hanno gradito e ha punito immediatamente i responsabili.</p>
<p>&#8220;La Virgin Atlantic conferma che 13 dipendenti lasceranno la compagnia&#8221;, ha fatto sapere l&#8217;aerolinea in una nota, spiegando che la decisione e&#8217; stata presa &#8220;dopo che lo svolgimento di indagini ha scoperto sul social network Facebook 13 dipendenti che gettavano discredito sulla compagnia e insultavano alcuni dei nostri passeggeri&#8221;. La compagnia, infine, ha riconosciuto che &#8220;c&#8217;e&#8217; un un tempo e uno spazio&#8221; per l&#8217;utilizzo di Facebook, che &#8220;non puo&#8217; diventare la cassa di risonanza per critiche a compagnie e passeggeri&#8221;.</p>
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		<title>Arriva il tormentone musicale sui Facebook-dipendenti</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 18:34:48 +0000</pubDate>
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La moda è stata lanciata da Frangetta, immaginaria autrice del brano Milano is Burning che ha spopolato in rete e visto la nascita di numerosi cloni più o meno apprezzati dall&#8217;universo del web. Ora è un video creato sul medesimo principio a spopolare su YouTube e pubblicato dalla R@y Production. La ricetta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://quomedia.diesis.it/news/15132/arriva-il-tormentone-musicale-sui-facebook-dipendenti" target="_blank"><strong>Quo Media</strong></a></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Esho5MPw8aw&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Esho5MPw8aw&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>La moda è stata lanciata da Frangetta, immaginaria autrice del brano Milano is Burning che ha spopolato in rete e visto la nascita di numerosi cloni più o meno apprezzati dall&#8217;universo del web. Ora è un video creato sul medesimo principio a spopolare su YouTube e pubblicato dalla R@y Production. La ricetta del successo è semplice: riprendere il motivetto e l&#8217;ironia dei precedenti brani e applicarla al fenomeno del momento, il sito di social network Facebook.</p>
<p><strong><span id="more-18"></span>Il brano Faccia da Facebook</strong>, che è bene precisare a volte scade un po&#8217; nel volgare come i precedenti, <strong>chiama in causa tutti i must della community più famosa del mondo</strong>: &#8220;in quattro giorni scopro di avere 462 amici e mi chiedo perchè esco ancora con i soliti 4&#8243;, &#8220;perchè mi parli sulla chat di facebook quando stai connesso pure tu su msn?&#8221;, &#8220;sono costretto a inventarmi un nick divertente anche per facebook, non bastava quello di msn&#8221;, &#8220;<strong>mi pubblichi una foto delle elementari in cui faccio schifo e poi mi dici quanto sono tenero</strong>&#8220;, &#8220;ti aggiungo come amico ma se ti incontro per strada non ti saluto&#8221;, &#8220;che bello dover perdere 40 minuti per rifiutare le richieste di applicazioni e giochi&#8221;, &#8220;<strong>non capisco perchè mi commentano le foto persone che non c&#8217;entrano nulla</strong>&#8220;, &#8220;Francesca lunedì passa da single a fidanzata, martedì passa da fidanzata a  situazione complicata, venerdì sera&#8230;.&#8221;, &#8220;Ormai le mail non le controllo più, aspetto che mi arrivino messaggi privati&#8221;, &#8220;Hai visto le foto di Daniele? Pare si sia sposato&#8221;, &#8220;<strong>Sono sei mesi che ho Facebook e ancora non ho capito l&#8217;utilità del Superwall</strong>&#8220;, &#8220;Non ti bastava pubblicare le foto? Adesso ci metti pure i video su Facebook?&#8221;.</p>
<p>Il video si conclude con la frase &#8220;<strong>Un mondo di pecore</strong>&#8221; che, aggiungiamo noi, si sono riversate su YouTube e lo hanno reso già un cult.</p>
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