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	<title>Odio Facebook &#187; facebook</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>La vendetta di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 13:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: VITA.it
Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti
Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://beta.vita.it/news/view/94467" target="_blank"><strong>VITA.it</strong></a></p>
<p><em>Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti</em></p>
<p>Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai lunghi coltelli contro i fannulloni. Di recente c&#8217;è stato il salto di qualità, verso il virtuale: non è più sufficiente bloccare i pigroni in ufficio, impediamo loro ogni evasione anche digitale. È arrivato così il blocco dei social network. Pericolose distrazioni al lavoro ovviamente.</p>
<p><strong>Lavorare stanca</strong></p>
<p><span id="more-447"></span>Dunque da qualche settimana i computer degli uffici pubblici, di molte aziende e dei ministeri sono stati regolati in modo da bloccare l&#8217;accesso a Facebook, Linkedin, Myspace e via socializzando. Una iniziativa che, come spesso accade, ha trovato il sostegno di alcuni e il discredito di altri. Suvvia, hanno pigolato questi ultimi, che male facevamo&#8230; Qualche minuto di socialità, un po&#8217; di ossigeno per poi rituffarsi nell&#8217;apnea di un lavoro non sempre gratificante. Si consolino gli orfani di Facebook: la legge è legge, ma proprio per questo un modo di aggirarla lo si trova sempre. E il soccorso (rosso?) viene in questo caso dalla tecnologia. Perché bloccare un sito non è facile come dirlo. È come voler afferrare un&#8217;anguilla che, come sa bene il veneziano Brunetta, non è che proprio sia in attesa di finire in padella. Dunque si agita, si muove, guizza via.</p>
<p><strong>Tecnologia &amp; fannulloni</strong></p>
<p>Esattamente come il web. Che in poche settimane ha trovato l&#8217;anticorpo alla severità ministeriale nella forma di alcuni siti, collegandosi ai quali è possibile dribblare il brunettiano volere. Sono i cosiddetti siti-ponte: tu vai lì e loro, gentili assai, ti mettono a disposizione un collegamento che non comparirà nell&#8217;austero server ministeriale. Il quale è si chiamato cervellone ma tanto intelligente non è. Ricerca e blocca esattamente il sito http://www.facebook.com, senza accorgersi che esiste anche un lievemente differente http://it-it.facebook.com, tramite il quale l&#8217;impiegato in astinenza potrà infine chattare con i virtuali amici di mouse. Siti di questo genere ce ne sono molti. Su http://accesstofacebook.com per esempio l&#8217;home-page informa che sarà possibile non solo aggirare il fermo di Facebook, ma che soprattutto lo si potrà fare inosservati e indisturbati. E senza che rimanga traccia alcuna. Furba la tecnologia, vero? Furba e sfacciata. Almeno tanto da titolare uno di questi siti ponte con un ironico http://www.youarehidden.com (come a dire: sei nascosto.com). Se poi il trasgressore ama la musica può sempre cliccare ThriveHive.com: oltre ai social, troverà anche il principe del music-network. Con un paio di cuffie, sembrerà concentrato sulla sbobinatura affidatagli&#8230; Insomma Facebook è come l&#8217;araba fenice: rinasce sulle sue stesse ceneri, si trasforma (oggi un sito ponte ha un nome, domani un altro), vanifica il meritorio diktat del lavorare diffuso e suggerisce di indagare altri modi per raggiungere il  pur giustissimo obiettivo.</p>
<p><strong>La gara dei politici</strong></p>
<p>Il paradosso è che i politici, smessi il mantello del controllore e indossati quelli di chi cerca e apprezza il favore popolare sotto forma di voti, Facebook lo corteggiano eccome. Non è un caso che ministri e premier di mezzo mondo abbiano il loro bel profilino. Di Obama e del ruolo di Internet nel suo successo elettorale si è letto ovunque. Meno noto è che persino l&#8217;iraniano Ahmadinejad ha la sua bella paginetta. L&#8217;ultimo presidente che si è affacciato, proprio in queste ore, sulla scena virtuale si chiama Nicholas Sarkozy (e non è un caso: nel 2012 ci sono le elezioni in Francia). Quanto al Belpaese non c&#8217;è politico di spicco che non abbia un profilo. Da noi anzi c&#8217;è piuttosto una gara a chi ha più fan group, più sostenitori e (persino) più detrattori. Cliccare per credere. Gelmini, presente. Alfano, presente. Tremonti, presentissimo. Solo che nei loro profili puoi diventare fan, sostenitore ma non amico. E qualcosa vorrà pur dire&#8230;</p>
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		<title>Attacco congiunto a Facebook e Twitter per colpire un unico utente</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 13:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: Hardware Upgrade
Un attacco di tipo DoS (Denial of Service) è stato portato avanti nel corso della giornata di ieri nei confronti di Twitter e Facebook, due tra i più popolari e usati servizi web di social networking degli ultimi tempi.
Un attacco di tipo DoS come quello portato avanti nei confronti di Twitter e Facebook [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.hwupgrade.it/news/sicurezza/attacco-congiunto-a-facebook-e-twitter-per-colpire-un-unico-utente_29806.html" target="_blank"><strong>Hardware Upgrade</strong></a></p>
<p>Un attacco di tipo <strong>DoS</strong> (Denial of Service) è stato portato avanti nel corso della giornata di ieri nei <strong>confronti di Twitter e Facebook</strong>, due tra i più popolari e usati servizi web di social networking degli ultimi tempi.</p>
<p>Un attacco di tipo DoS come quello portato avanti nei confronti di Twitter e Facebook ha come obbiettivo diretto e primario quello di rendere inacessibile i determinati siti web, sommergendo i sistemi di richieste dati, tanto da mettere in ginocchio l&#8217;infrastruttura dell&#8217;intero servizio. <strong>L&#8217;attacco ha quindi un&#8217;unica fonte e non è casuale, ma ha coinvolto più servizi contemporaneamente</strong>.</p>
<p><span id="more-456"></span>Nel caso specifico l&#8217;attacco avrebbe avuto come <strong>obbiettivo un utente in particolare, presente su entrambi i popolari siti: un blogger Georgiano</strong>, attivo anche su LiveJournal e Youtube oltre che i due servizi sopracitati. Un chiaro tentativo o una semplice minaccia per mettere a tacere tale utente (conosciuto con il nickname di Cyxymu, una città Georgiana), ma i motivi non sono ancora stati chiariti.</p>
<p><em>&#8220;È stato un attacco simultaneo sui diversi servizi per tentare di silenziare la voce dell&#8217;utente&#8221; </em>ha affermato <strong>Max Kelly</strong>, chief security officer di Facebook. <em>&#8220;Al momento stiamo investigando per riuscire a scoprire l&#8217;origine dell&#8217;attacco e speriamo di poter arrivare ai responsabili e seguiranno quindi i provvedimenti per un simile gesto&#8221;</em>. Il portavoce della società non ha però fornito informazioni circa i possibili responsabili e si è limitato a dire <em>&#8220;Vi dovreste chiedere chi beneficia di una simile azione e pensare seriamente alle azioni di questi personaggi che hanno mostrato un chiaro disprezzo nei confronti di internet&#8221;</em>.</p>
<p>Le ipotesi che al momento vengono portate avanti hanno poche fondamenta, vista la scarsità di informazione che vige sulla questione. La pagina di LiveJournal dell&#8217;utente attaccato è ovviamente stata resa inaccessibile per diverso tempo, ma, attraverso una precedente versione presente nella cache di google è possibile recuperare <strong>l&#8217;ultimo messaggio che l&#8217;utente aveva scritto (in lingua russa) in merito agli attacchi che anche il proprio sito web stava ricevendo:</strong> <em>&#8220;Ora è ovvio che è un attacco speciale contro me e tutti i Georgiani&#8221;</em>.</p>
<p>Quello di cui si è certi, secondo le affermazioni di Kelly, riguarda l&#8217;infrastruttura utilizzata dai responsabili dell&#8217;azione: &#8220;Le persone che hanno coordinato l&#8217;attacco sono sicuramente determinati e usano un sacco di risorse&#8221;.</p>
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		<title>Chiesa cattolica a Londra contro FaceBook e MySpace</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/degenerazione/06-08-2009/chiesa-cattolica-a-londra-contro-facebook-e-myspace.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 13:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[myspace]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Nichols]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: UnoNotizie.it
La Chiesa cattolica britannica, secondo le ultime notizie, si schiera contro FaceBook, MySpace e tutti i nuovi mezzi di comunicazione come posta elettronica, sms e chats. Secondo l&#8217;arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, gli sms e i social network  come Facebook e Myspace causano dei traumi che poi inducono, in alcuni casi, al suicidio:
&#8220;Tra i giovani spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.unonotizie.it/6700-facebook-e-myspace-chiesa-cattolica-britannica-contro-facebook-e-myspace-facebook-e-myspace-spingono-a-suicidio.php" target="_blank"><strong>UnoNotizie.it</strong></a></p>
<p>La Chiesa cattolica britannica, secondo le ultime notizie, si schiera contro <strong>FaceBook, MySpace </strong>e tutti i nuovi mezzi di comunicazione come posta elettronica, sms e chats. Secondo l&#8217;arcivescovo di <strong>Westminster</strong>, <strong>Vincent Nichols</strong>, gli sms e i social network  come Facebook e Myspace causano dei traumi che poi inducono, in alcuni casi, al suicidio:</p>
<p align="justify">&#8220;Tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio e&#8217; il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un&#8217;amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati&#8221;.</p>
<p align="justify">Siti come <strong>Facebook</strong> o <strong>MySpace</strong> incoraggerebbero a forme di comunicazione incomplete, poco stabili, incentrate su forme di comunità del tutto virtuali ed irreali:</p>
<p align="justify">&#8220;l&#8217;amicizia non e&#8217; un bene di consumo, l&#8217;amicizia e&#8217; lavoro duro e duraturo, quando e&#8217; vera&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Utenti Facebook e Twitter troppo disinvolti, sicurezza a rischio</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/sicurezza/23-07-2009/utenti-facebook-e-twitter-troppo-disinvolti-sicurezza-a-rischio.html</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 14:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: REUTERS
La popolarità di siti di social network come Facebook ha offerto ai pirati informatici nuovi modi per rubare denaro o dati personali.
Secondo un rapporto della società di sicurezza informatica Sophos, circa metà delle società bloccano in tutto o in parte l&#8217;accesso dei loro dipendenti ai siti di social network per timore di attacchi informatici.
&#8220;La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE56L09G20090722" target="_blank">REUTERS</a></p>
<p>La popolarità di siti di social network come Facebook ha offerto ai pirati informatici nuovi modi per rubare denaro o dati personali.</p>
<p>Secondo un rapporto della società di sicurezza informatica Sophos, circa metà delle società bloccano in tutto o in parte l&#8217;accesso dei loro dipendenti ai siti di social network per timore di attacchi informatici.</p>
<p>&#8220;La ricerca ha rivelato che il 63% degli amministratori di sistemi temono che i dipendenti condividano troppe informazioni personali sui siti di social network, mettendo a rischio la rete aziendale e i dati in essa conservati&#8221;, ha detto Sophos nella ricerca.</p>
<p><span id="more-482"></span>A poco sembrano valsi dunque i ripetuti appelli agli utenti a custodire le informazioni personali e a evitare di aprire allegati di email da mittenti non conosciuti.</p>
<p>Ne consegue che un quarto delle imprese monitorate è stato colpito da spam, phishing o software dannosi attraverso Twitter o altri siti di social network, scrive Sophos.</p>
<p>Il phishing è la pratica di indurre gli utenti a rivelare dati personali come password o numeri di conti correnti attraverso false email.</p>
<p>Sophos ha anche scoperto che il numero di pagine web colpite da software maligni (malware) è quadruplicato dai primi mesi del 2008. Gli Stati Uniti sono in testa con il 39,6% delle pagine web infettate, seguiti dalla Cina, al 14,7%.</p>
<p>Il rapporto ha anche evidenziato che 15 nuovi venditori di anti-virus falsi vengono scoperti ogni giorno, il triplo del 2008.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Oracolo &#8211; E così Facebook si veste da banca</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/degenerazione/07-04-2009/loracolo-e-cosi-facebook-si-veste-da-banca.html</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 15:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[moneta virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Bluerating
Che bello Facebook. Chissà quanti di voi, mentre leggono quest&#8217;articolo, hanno parallelamente aperta una pagina su questo portale (poco importa essere o meno al lavoro), chattando con l&#8217;amico/amica di turno su questioni più o meno rispettabili. Attenzione però, presto tutto questo potrebbe cambiare.
Il fondatore, Mark Zuckerberg, punta dritto alla creazione di una moneta virtuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://new.bluerating.com/mercati/200-loracolo/5424-loracolo-e-cosi-facebook-si-veste-da-banca.html" target="_blank"><strong>Bluerating</strong></a></p>
<p>Che bello <strong>Facebook</strong>. Chissà quanti di voi, mentre leggono quest&#8217;articolo, hanno parallelamente aperta una pagina su questo portale (poco importa essere o meno al lavoro), chattando con l&#8217;amico/amica di turno su questioni più o meno rispettabili. Attenzione però, presto tutto questo potrebbe cambiare.</p>
<p><strong>Il fondatore, Mark Zuckerberg, punta dritto alla creazione di una moneta virtuale sul sito</strong> (acquistabile con soldi veri), da utilizzare per pagare &#8220;Facebook&#8221; a fronte delle numerose microtransazioni che avvengono all&#8217;interno del proprio mondo. Il progetto, per ora allo studio, dopo essere stato a lungo un &#8220;rumor&#8221; è stato confermato in questi giorni a San Francisco dal guru del gaming di Facebook, Gareth Davis. Rimangono aperte però fondamentalmente due problematiche: quella tributaria (con che mezzi garantire il pagamento delle imposte sulle transazioni) e quella legata alle commissioni delle carte di credito che per adesso, insieme alla paura di regalare i codici segreti alla criminalità online organizzata, frenano il micro-shopping.</p>
<p><strong>Insomma, sebbene sia ancora oggetto di studio, lo scenario sembra decisamente percorribile</strong>. Il che decreterebbe, probabilemente, la fine di un&#8217;isola spensierata. Tra foto di amici, gossip vari, gruppi, petizioni e quant&#8217;altro, alla fine vincono sempre i soldi. L&#8217;importante è che la possibilità di prendere per i fondelli i propri colleghi e amici non diventi a pagamento. Fino a quel momento potremmo ancora dirci soddisfatti dal servizio offerto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nasce la laurea in Facebook e Twitter</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/degenerazione/07-04-2009/nasce-la-laurea-in-facebook-e-twitter.html</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 15:43:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: il Giornale.it
Un corso al passo coi tempi. Un modo per trasformare la mania di molti in un cammino accademico e professionale. Dal prossimo anno in Inghilterra ci si potrà laureare in «social networking», che tradotto vuol dire Facebook o Twitter.
Ancora una volta Londra e dintorni si confermano apripista di mode e tendenze culturali. Mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=340156" target="_blank"><strong>il Giornale.it</strong></a></p>
<p>Un corso al passo coi tempi. Un modo per trasformare la mania di molti in un cammino accademico e professionale. Dal prossimo anno in Inghilterra ci si potrà laureare in «social networking», che tradotto vuol dire Facebook o Twitter.<br />
Ancora una volta Londra e dintorni si confermano apripista di mode e tendenze culturali. Mentre il governo sta valutando una riforma scolastica superinnovativa, che consenta anche agli studenti più giovani di mettere da parte ortografia e storia a favore di Internet e Facebook, a Birmingham, a partire dal prossimo anno accademico, comincerà un corso di specializzazione in Facebook, Twitter e Bebo.</p>
<p><span id="more-422"></span>Costerà circa 4mila sterline ed è nato in puro stile internettiano: con un lancio video sul sito dell&#8217;università. John Hickman, ideatore del ciclo di lezioni, ha fatto sapere che la risposta degli studenti è stata favorevole: «Non è un corso per sfigati o maniaci del computer, ma accessibile a tutti. Insegneremo cosa si può fare con i siti di social networking, come possono essere usati per la comunicazione e il marketing». E pare che saperne di più potrà essere molto utile a chi voglia intraprendere una carriera nel giornalismo o nelle pubbliche relazioni.<br />
Eppure le polemiche non mancano. Qualche studente ha attaccato il corso riferendo al Daily Telegraph che è troppo facile: «I contenuti sono così semplici che si può fare da autodidatti». E ancora: «La gente conosce già queste cose. Mi sembra un totale spreco delle risorse accademiche».</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Facebook in ufficio, a rischio dipendenza e tecnostress</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/27-03-2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: pmi.it blog
Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è Facebook. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://blog.pmi.it/25/03/2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress/" target="_blank"><strong>pmi.it blog</strong></a></p>
<p>Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è <strong>Facebook</strong>. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, per <strong>collaborare al meglio</strong>. Una diffusione tale da essere arrivata ormai anche negli ambienti lavorativi e che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare ad una vera e propria <strong>dipendenza</strong>.</p>
<p>Il non riuscire a far a meno di accedere a Facebook per condividere amicizie sul web, chiacchierare o scambiare foto neanche in ufficio, tra una pausa di lavoro e l&#8217;altra, genererebbe quella che dagli esperti di Information Technology viene definito <strong>tecno-stress</strong>.</p>
<p><span id="more-412"></span>Un uso eccessivo e continuativo di Facebook anche nelle ore di lavoro potrebbero dunque ad un <strong>sovraccarico di stanchezza e ansia</strong>. Quest&#8217;ultima provocata dalla necessità quasi ossessiva di aggiornare continuamente il proprio profilo, aggiungere nuove foto, cercare amici, e così via.</p>
<p>Nonostante i vantaggi che le reti sociali, e più in generale il web 2.0, possono portare alle logiche aziendali, soprattutto per quelle imprese che impiegano personale in diverse sedi in più parti del mondo, sono in molte ad aver deciso di <strong>vietare l&#8217;utilizzo di social network</strong> come Facebook. A spingere le imprese a tale scelta le <strong>cattive prestazioni</strong> dovute alle continue distrazioni dei dipendenti &#8220;tecno-stressati da Facebook&#8221;.</p>
<p>Gli esperti di Information Technology, hanno trattato ed esaminato il fenomeno della mania da Facebook al recente forum promosso da Runfortecnostress Network in occasione del Broadband business Forum alla Fiera di Roma, nell&#8217;incontro &#8220;<strong>Tecnostress, Facebook e asset dell&#8217;attenzione: le continue interruzioni come rischio d&#8217;impresa web 2.0</strong>&#8220;.</p>
<p>Non mancano però i primi <strong>segnali di una presa di coscienza </strong>degli utenti di Facebook di come quest&#8217;ultimo rischi di diventare una dipendenza stressante: qualche mese fa si è tenuto il <strong>primo sciopero da Facebook</strong>. L&#8217;autore del gruppo Dani Feb ha esortato gli utenti ad astenersi per un giorno dall&#8217;accedere al popolare social media per &#8220;disintossicarsi&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa quella dell&#8217;astensione per un giorno dalle tecnologie già promossa in diverse occasioni, come quella dello scorso <strong>21 marzo</strong>, in concomitanza con l&#8217;arrivo della Primavera: Netdipendenza Onlus ha infatti promosso uninvito collettivo, per tecnostressati e non, a <strong>spegnere per un giorno computer e cellulari e respirare</strong>, possibilmente trascorrendo una giornata all&#8217;aria aperta.</p>
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		<title>Tra gli amici di Facebook 13 criminali: licenziato</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 18:26:00 +0000</pubDate>
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Un agente di polizia penitenziaria che lavorava al carcere di Leicester, in Gran Bretagna, è stato licenziato perché conosceva troppi criminali. Sembra inverosimile, eppure è vero. Nathan Singh, 27 anni, era stato messo sotto inchiesta perché sospettato di fornire telefonini e altri oggetti proibiti ai carcerati, ma tutto si dissolse in una bolla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.leggonline.it/articolo.php?id=16738" target="_blank"><strong>LEGGO</strong></a></p>
<p>Un agente di polizia penitenziaria che lavorava al carcere di Leicester, in Gran Bretagna, è stato licenziato perché conosceva troppi criminali. Sembra inverosimile, eppure è vero. Nathan Singh, 27 anni, era stato messo sotto inchiesta perché sospettato di fornire telefonini e altri oggetti proibiti ai carcerati, ma tutto si dissolse in una bolla di sapone: nell&#8217;inchiesta però, si scoprì che Singh aveva, tra i suoi amici di Facebook, ben 13 persone con precedenti penali. Uno di loro, il 28enne Tyrone Leadeatt, appariva in una foto con Singh prima di venire condannato a due anni e mezzo per frode. Un altro, il 37enne Mark Simmonds, nel &#8216;95 uccise un uomo fuori da un nightclub ed è stato in carcere fino al 2005. Un terzo &#8220;amico&#8221;, Daimi O&#8217;Brien, 26 anni, si beccò due anni per rissa, mentre un quarto, Myron Wallace, fu condannato a cinque anni per spaccio di droga e tentato depistaggio delle indagini. &#8220;Qualche volta aprivo la mia pagina di Facebook e c&#8217;erano delle richieste di amicizia, che spesso accettavo senza controllare &#8211; ha detto Nathan &#8211; So di essere stato ingenuo, me ne sono accorto ora&#8221;. &#8220;La grande maggioranza del nostro staff è onesta e professionale&#8221;, ha tenuto a precisare un portavoce del carcere di Leicester, che ha licenziato in tronco Nathan.</p>
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		<title>USA, saltano i processi. La colpa? È di Facebook e iPhone</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 15:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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Il mondo dei social network e degli smartphone scuote le aule di tribuale statunitensi. Un&#8217;inchiesta del New York Times, infatti, ha dimostrato che alcuni processi sono stati invalidati a causa della violazione delle norme di privacy e sicurezza da parte delle giurie popolari, che avevano inviato messaggi su Twitter e pubblicato informazioni su Facebook.Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/1768/usa-saltano-processi-colpa-di-facebook-e-iphone.html" target="_blank"><strong>pubblicaamministrazione.net</strong></a></p>
<p>Il mondo dei social network e degli smartphone scuote le aule di tribuale statunitensi. Un&#8217;inchiesta del New York Times, infatti, ha dimostrato che alcuni processi sono stati invalidati a causa della violazione delle norme di privacy e sicurezza da parte delle giurie popolari, che avevano inviato messaggi su Twitter e pubblicato informazioni su Facebook.Per la giustizia americana, la giuria popolare, durante le fasi di un processo, deve tener conto solo delle informazioni ammesse dal giudice. Inoltre è obbligata a non cercare ulteriori notizie sul caso in questione al di fuori dell&#8217;aula di tribunale. Vincolo che in alcune occasioni, soprattutto durante casi particolarmente delicati, è stato garantito mettendo in clausura i giurati per l&#8217;intera durata del processo, senza concedere loro contatti col mondo esterno.</p>
<p><span id="more-392"></span>Altri tempi. Adesso, il boom della comunicazione online, connesso alla facilità di accesso a Internet attraverso iPhone, smartphone e Blackberry, sta facendo emergere sempre più i casi di giurati che durante le pause dei processi cercano notizie su Wikipedia su nozioni (ad esempio di medicina legale) che dovrebbero essere fornite solo dai testimoni, o ancora utilizzano Google Map per ricostruire i possibili itinerari di un killer.</p>
<p>Tra i dibattimenti annullati, cita il New York Times, figura un importante processo federale per traffico di farmaci in Florida. Quasi tutti i giurati hanno infatti ammesso di aver cercato informazioni su Google, anche durante il processo, attraverso i loro strumenti elettronici.</p>
<p>Segue quello riguardante una società edile dell&#8217;Arkansas, che ha chiesto di annullare una condanna a un risarcimento di 12,6 milioni di dollari, dopo aver scoperto che uno dei giurati aveva parlato del processo in corso su Twitter affermando: «Ho appena alleggerito il portafogli della Stoam di 12 milioni di dollari».</p>
<p>«Impossibile controllare il fenomeno», ha detto Douglas Keene, presidente dell&#8217;associazione che riunisce i periti tecnici processuali. Un rischio c&#8217;è ed è concreto: il sistema giudiziario americano, creato in secoli di storia, può essere snaturato, perché è basato principalmente sulla possibilità di trovare in aula la prova in un dibattimento. Ci si interroga quindi sulle possibili soluzioni: dal sequestro dei telefonini in aula a veri e propri metodi coercitivi, magari isolando i giurati durante i processi oppure tenendoli lontani dal web.</p>
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		<title>Amici di Facebook, ma anche no…</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 14:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: Grazia.it
I concetti, si sa, sono relativi. Specie di questi tempi. Una perla di saggezza popolare recita: &#8220;Chi trova un amico trova un tesoro&#8221;. Evidentemente chi l&#8217;ha coniata non conosceva facebook. Ora l&#8217;amicizia è ben lungi dall&#8217;essere preziosa e speciale, ma sta tutta dentro un click. Basta una lieve pressione sul tasto sinistro del mouse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://grazia.blog.it/2009/03/09/amici-di-facebook-ma-anche-no/" target="_blank">Grazia.it</a></p>
<p>I concetti, si sa, sono relativi. Specie di questi tempi. Una perla di saggezza popolare recita: &#8220;Chi trova un amico trova un tesoro&#8221;. Evidentemente chi l&#8217;ha coniata non conosceva facebook. Ora l&#8217;amicizia è ben lungi dall&#8217;essere preziosa e speciale, ma sta tutta dentro un click. Basta una lieve pressione sul tasto sinistro del mouse e voilà: <em>Giorgia e Pincopallo sono diventati amici</em>. Senza sforzo. Facile facile.</p>
<p>Ecco che allora in un battibaleno ti ritrovi in casa un esercito di amici virtuali che si mescolano, in rigoroso ordine alfabetico, agli amici reali. Non c&#8217;è modo di separarli. Non si distinguono più. Di conseguenza, l&#8217;inestimabile definizione di amicizia dei tempi andati si ridimensiona, amalgamando e livellando i nomi e le corrispettive immagini-formato-fototessera in un&#8217;unica lunga lista.<br />
Ma questo è il terzo millennio. Ci sono nuove regole di convivenza e occorre rispettarle. Nel momento in cui decidi di aprire un tuo profilo su facebook, devi anche mettere in conto una certa percentuale di richieste di amicizia provenienti da perfetti sconosciuti. E forse questo non è nemmeno l&#8217;aspetto peggiore&#8230;</p>
<p><span id="more-378"></span>Che dire di quando ci si ritrova <em>faccia(libro) a faccia(libro)</em> con vecchi compagni di scuola? Noi li ricordavamo con il grembiule azzurro e la cartella sulle spalle&#8230; e ora li ritroviamo senza capelli e con due figli a carico. E che dire di quella nostra antipatica compagna delle medie che ci perseguitava nei corridoi? Adesso eccola lì&#8230; capelli freschi di piastra e sorriso smagliante, che chiede incomprensibilmente la nostra amicizia. E quel tipo enigmatico che ci scrive: &#8220;Chissirivede, ti ricordi di me?&#8221;, ma tu non hai la minima idea di chi sia e ti scervelli per giorni scartabellando tra le sue pagine nella speranza che ti si accenda una lampadina?! E chi di noi <em>facebookiani</em> non ha digitato almeno una volta, con impensabile trepidazione, nome e cognome di quella vecchia fiamma mai dimenticata?</p>
<p> </p>
<p>Ma non è tutto. Spesso e volentieri mi sono ritrovata a chiedermi: esiste un galateo del social network? Per esempio. Rifiutare l&#8217;amicizia di qualcuno che non conosciamo o di cui non ci ricordiamo, è lecito oppure viene bollato come imperdonabile maleducazione? Estromettere qualcuno dal novero delle amicizie è considerato come un affronto personale oppure una periodica (nonché necessaria) scrematura? Invitare perfetti sconosciuti a quello che dovrebbe essere un semplice aperitivo (ma che su facebook si è tramutato in <em>&#8220;evento&#8221;</em>) è sinonimo di intraprendenza oppure potenzialmente rischioso?<br />
Non v&#8217;è dubbio. Gestire tutto questo può rivelarsi piuttosto stressante. Può avere ripercussioni sulla produttività lavorativa. Può scatenare pericolose reazioni a catena ed imprevedibili effetti domino. Può creare dipendenza. Provate a pensarci. Se avete all&#8217;attivo più amici degli altri significa che siete davvero più popolari o solo che avete adottato una politica di fraternizzazione più elastica? Se trascorrete svariate ore lavorative condividendo immagini, link, note, eventi e cause, siete passibili di licenziamento oppure potete imputarlo a non meglio identificate operazioni di public relations? Se non perdete occasione per esibire nel dettaglio ogni vostra azione quotidiana significa che siete una persona molto <em>socievole</em> o che avete preso l&#8217;aggettivo <em>social</em> un po&#8217; troppo alla lettera? In sintesi: facebook è uno strumento per combattere la solitudine moderna oppure una vetrina a buon mercato per saziare l&#8217;umano narcisismo?<br />
Già. Ormai sono poche le certezze incrollabili che ci restano e ognuno prova a districarsi come meglio riesce. Io sono una grande sostenitrice di facebook&#8230; mi piace sbirciare nelle vite degli altri e lasciare che gli altri sbircino nella mia. Quel tanto che basta. Credo anche che debba esistere una parte di noi stessi da condividere solo con gli amici veri. Quelli che puoi vedere e abbracciare. Senza dover cliccare da nessuna parte. Quelli che non si limitano al tuo status, ma sanno davvero come ti senti. Perché una cosa so per certa: se <em>gli amici di facebook</em> vi conoscono tanto quanto gli amici reali&#8230; io inizierei a preoccuparmi.</p>
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