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	<title>Odio Facebook &#187; killer</title>
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		<title>Uccide una giovane donna, è a caccia su Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 11:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: Leggo.it
Il corpo di una delle sue vittime è stato ritrovato venerdì, bruciato nella sua stanza da letto. Caccia al killer sulle pagine di Facebook: un sospetto assassino, ricercato in Gran Bretagna per l&#8217;omicidio della sua ex compagna, starebbe utilizzando il sito per contattare nuove potenziali vittime. George Appleton, 40 anni, è stato descritto dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.leggo.it/articolo.php?id=14988" target="_blank"><strong>Leggo.it</strong></a></p>
<p>Il corpo di una delle sue vittime è stato ritrovato venerdì, bruciato nella sua stanza da letto. Caccia al killer sulle pagine di Facebook: un sospetto assassino, ricercato in Gran Bretagna per l&#8217;omicidio della sua ex compagna, starebbe utilizzando il sito per contattare nuove potenziali vittime. George Appleton, 40 anni, è stato descritto dalla polizia &#8211; che sta indagando sulla morte della 36enne Clare Wood, il cui corpo semi-carbonizzato è stato trovato venerdì scorso nella sua abitazione di Salford, vicino a Manchester, &#8211; come «una grave minaccia per le donne». Gli agenti hanno già raggiunto e avvertito diverse donne che l&#8217;uomo aveva contattato su Facebook e su altri siti di incontri, dicendo loro di non incontrarlo di persona per nessun motivo. Appleton e la Wood, madre di una bambina di 10 anni, si erano lasciati di recente dopo una relazione piuttosto lunga e vivevano a poca distanza l&#8217;uno dall&#8217;altra. Appleton è un regolare utente di Facebook e utilizza diversi soprannomi nei vari siti di incontri di cui fa parte.</p>
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		<title>Cercasi killer per uccidere Evo Morales. Su facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 10:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[evo morales]]></category>
		<category><![CDATA[killer]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: Panorama
Non sono bastate le polemiche sui gruppi dedicati a Totò Riina o agli stupri collettivi perché Facebook, il social network più in voga del momento, fondato nel 2004 dallo statunitense Mark Zuckerberg, con 150 milioni di iscritti in tutto il mondo, vigilasse in modo più rigoroso all&#8217;interno di quella grande piazza virtuale che è. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/01/31/cercasi-killer-per-uccidere-evo-morales-su-facebook/" target="_blank"><strong>Fonte: Panorama</strong></a></p>
<p>Non sono bastate le polemiche sui gruppi dedicati a Totò Riina o agli stupri collettivi perché Facebook, il social network più in voga del momento, fondato nel 2004 dallo statunitense <strong>Mark Zuckerberg</strong>, con 150 milioni di iscritti in tutto il mondo, vigilasse in modo più rigoroso all&#8217;interno di quella grande piazza virtuale che è. Adesso è dovuta addirittura intervenire la prestigiosa agenzia di notizie statunitense <em>Associated Press</em> per denunciare e far chiudere un gruppo aperto nell&#8217;agosto del 2008, il ‘&#8217;Colecta Mundial pa&#8217; contratar a un francotirador que liquide a Evo Morales&#8221;, ovvero il gruppo per raccogliere nel mondo fondi per assoldare un killer che faccia fuori Evo Morales. Nel mirino, insomma, stavolta è finito il presidente della Bolivia, Evo Morales appunto, reduce dal referendum costituzionale di domenica scorsa in cui ha vinto seppure con uno scarto non eclatante. Il gruppo in questione, arrivato ad avere 8069 membri, è stato creato da un ventenne boliviano, <strong>Hony Piérola</strong>, che ha subito messo le mani avanti dichiarando che da parte sua non c&#8217;era stata nessuna intenzione cattiva ma solo tanta ironia verso un Presidente che secondo il giovane &#8220;non ha colpa se è nato così imbecille&#8221;.</p>
<p><span id="more-315"></span>A permettere tecnicamente la chiusura del gruppo sono stati 497 messaggi postati dai membri in cui di ironia non c&#8217;era proprio nulla, piuttosto incitazione all&#8217;odio e alla violenza, in chiara violazione dei principi del social network. Come nel caso di un post, datato 10 agosto, in cui qualcuno aveva scritto &#8220;non sono d&#8217;accordo sul farlo fuori a colpi di pistola. Piuttosto bisognerebbe torturarlo e farlo soffrire come sta facendo indirettamente con molti boliviani&#8221;. Dopo la denuncia di<em> Associated Press</em> il gruppo è stato immediatamente chiuso, con le scuse dei vertici di Facebook : &#8220;Abbiamo uno staff multilingue-fanno sapere dagli Stati Uniti-stiamo cercando di migliorare la nostra capacità di controllo e di scrematura&#8221;.</p>
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		<title>Scrive su Facebook &#8220;Ho voglia di uccidere&#8221; e lo fa davvero</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 10:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[killer]]></category>
		<category><![CDATA[premeditazione]]></category>
		<category><![CDATA[uccide]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: Zeus News
A casa si sentiva frustrato. Così ha annunciato sul proprio profilo di voler uccidere qualcuno ed è uscito in cerca della vittima.
&#8220;A casa sono stravolto. Ho voglia di uccidere qualcuno devo stare alla larga dalla roba pesante&#8221;. Leon Craig Ramsden, diciannovenne inglese, aveva scritto queste parole sulla propria bacheca in Facebook. Poi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=9282&amp;numero=999" target="_blank">Zeus News</a></strong></p>
<p><strong>A casa si sentiva frustrato. Così ha annunciato sul proprio profilo di voler uccidere qualcuno ed è uscito in cerca della vittima.</strong></p>
<p><em>&#8220;A casa sono stravolto. <strong>Ho voglia di uccidere qualcuno</strong> devo stare alla larga dalla roba pesante&#8221;</em>. Leon Craig Ramsden, diciannovenne inglese, aveva scritto queste parole sulla propria bacheca in Facebook. Poi è uscito di casa.</p>
<p>Raggiunto il pub <em>Pepper Alley</em>, dove ha trovato Paul Gilligan, di trentun anni, con il quale i testimoni <strong>l&#8217;hanno visto fare finta di lottare</strong>. Poi se ne è andato ma, poco dopo, è ritornato.</p>
<p><span id="more-313"></span>All&#8217;improvviso ha colpito Gilligan con un coltello, ferendolo alla spalla e al petto. I presenti hanno giudicato <strong>l&#8217;attacco di Ramsden <em>&#8220;inaspettato e brutale&#8221;</em></strong>: all&#8217;inizio non avevano nemmeno visto il coltello, che era nascosto nel pugno. Dopo aver pugnalato Gilligan, Ramsden è fuggito.</p>
<p>È stato <strong>arrestato più tardi, quella stessa sera</strong>, dalla polizia: il buttafuori di un locale notturno gli aveva scoperto addosso la custodia del coltello e aveva avvisato le forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Il processo che l&#8217;ha visto imputato si è appena concluso: il giudice lo ha <strong>condannato a 17 anni di prigione</strong> per l&#8217;omicidio di Paul Gilligan, che ha lasciato una compagna e tre figli.</p>
<p>La sera dell&#8217;omicidio, Ramsden era reduce di <strong>tre giorni a base di alcool e cocaina</strong>, e nelle 36 ore precedenti l&#8217;attacco a Gilligan non aveva dormito.</p>
<p>Il giudice non gli ha riconosciuto alcuna attenuante: <em>&#8220;È stato <strong>un omicio senza senso e non provocato</strong>. Lei ha lasciato il Pepper Alley ma ha deciso di tornare. Poteva semplicemente lasciare l&#8217;area ma ha deciso di tornare e pugnalare Paul Gilligan&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Niente di ciò che Paul Gilligan ha fatto potrebbe giustificare o scusare le sue azioni. Pertanto <strong>non considero la provocazione come attenuante</strong>&#8220;</em> ha concluso il giudice.</p>
<p>Aver annunciato su Facebook l&#8217;intenzione di uccidere qualcuno difficilmente può far credere a un impulso incontrollabile.</p>
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		<title>un gruppo per uccidere Vladimir Luxuria</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 10:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[killer]]></category>
		<category><![CDATA[luxuria]]></category>
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		<category><![CDATA[vladimir]]></category>
		<category><![CDATA[vladimir luxuria]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: La Stampa
Facebook ancora al centro delle polemiche. E dopo il gruppo a favore degli stupri, adesso è Luxuria ad essere presa di mira. Sul social network è comparso un gruppo intitolato «Uccidiamo Vladimir Luxuria»: lo denuncia l&#8217;Arcigay. «In questo tempo di recrudescenza dell&#8217;odio e dell&#8217;intolleranza &#8211; scrivono dall&#8217;Arcigay &#8211; non ci possiamo più stupire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200901articoli/40528girata.asp" target="_blank"><strong>La Stampa</strong></a></p>
<p>Facebook ancora al centro delle polemiche. E dopo il gruppo a favore degli stupri, adesso è Luxuria ad essere presa di mira. Sul social network è comparso un gruppo intitolato «Uccidiamo Vladimir Luxuria»: lo denuncia l&#8217;Arcigay. «In questo tempo di recrudescenza dell&#8217;odio e dell&#8217;intolleranza &#8211; scrivono dall&#8217;Arcigay &#8211; non ci possiamo più stupire di nulla, ma questa mattina ci hanno segnalato la presenza su Facebook di un gruppo intitolato Uccidiamo Vladimir Luxuria. È evidente che il fondatore della pagina, tal Paolo Buti, non si renda conto della gravità del suo incitamento a uccidere una persona, inoltre quello che colpisce sono i commenti violenti, carichi di un rancore e odio».</p>
<p><span id="more-311"></span>«Abbiamo già proceduto &#8211; aggiunge il presidente nazionale dell&#8217;Arcigay Aurelio Mancuso &#8211; a chiedere la chiusura del gruppo, ma questo gravissimo episodio, sommato alla lunga serie di questi ultimi anni, fino all&#8217;atto violento denunciato ieri dall&#8217;Arcigay Roma, nei confronti di un gay brutalmente aggredito, ci fanno sempre più pensare che chi dovrebbe intervenire con leggi, provvedimenti, atti di governo, programmi di intervento culturale e sociale, non sia interessato a occuparsi del fatto che milioni di cittadini italiani si sentono bersaglio di un odio che non si vuole fermare».</p>
<p>Il gruppo conta 260 membri, e sulla bacheca si possono leggere molte frasi e commenti d&#8217;odio: «Ma davvero esiste gente ke è con lei???che schifo&#8230;è ancora più vergognoso che è stata/o in parlamento&#8230;che schifo». E ancora: «Ma dico come fa ad andare in giro&#8230;io mi vergognerei a morte&#8230;»</p>
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