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	<title>Odio Facebook &#187; Lavoro</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>IMPRESE: A MILANO SEMPRE PIU&#8217;TEMPO IN RETE E SU FACEBOOK</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 08:29:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: AGI news on
Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.agi.it/milano/notizie/200909021622-eco-r012411-imprese_a_milano_sempre_piu_tempo_in_rete_e_su_facebook" target="_blank"><strong>AGI news on</strong></a></p>
<p>Nelle imprese milanesi la giornata lavorativa trascorre sempre piu&#8217; spesso davanti a un computer: in una su quattro lo si utilizza da tre a cinque ore al giorno e nella meta&#8217; dei casi si arriva a superare le cinque ore quotidiane. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;indagine della Camera di commercio di Milano che ha interessato oltre 500 imprese locali ad aprile 2009.</p>
<p>Segue a breve distanza il telefonino, che piu&#8217; di uno su cinque usa da una a tre ore al giorno. Ma la vera star dell&#8217;elettronica sembra essere la rete: nel 40% dei casi rapisce fino a tre ore al di&#8217;, mentre in un altro 25% addirittura per oltre tre ore. Inoltre qualcuno, piu&#8217; di quattro su dieci, arriva anche su Facebook e circa il 38% gli dedica fino a un&#8217;ora al giorno. Anche se un decimo di loro lo fa in ufficio, resta un&#8217;attivita&#8217; ancora poco sentita come lavorativa. La ricerca e&#8217; stata svolta in vista della giornata nazionale sul tema Information and communication technologies (ICT) che avra&#8217; luogo il prossimo 10 settembre.</p>
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		<title>La vendetta di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 13:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: VITA.it
Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti
Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://beta.vita.it/news/view/94467" target="_blank"><strong>VITA.it</strong></a></p>
<p><em>Brunetta blocca i social network nella P. A.? Loro si vendicano e si fanno trovare tramite altri siti</em></p>
<p>Prima i tornelli. Poi la riforma (che ha colpito, ops, anche le persone con disabilità). Quindi la battaglia mediatica, svoltasi nel paese dei buoni (molti) e dei cattivi (pochi). L&#8217;avrete capito. Parliamo della lotta brunettiana e ai lunghi coltelli contro i fannulloni. Di recente c&#8217;è stato il salto di qualità, verso il virtuale: non è più sufficiente bloccare i pigroni in ufficio, impediamo loro ogni evasione anche digitale. È arrivato così il blocco dei social network. Pericolose distrazioni al lavoro ovviamente.</p>
<p><strong>Lavorare stanca</strong></p>
<p><span id="more-447"></span>Dunque da qualche settimana i computer degli uffici pubblici, di molte aziende e dei ministeri sono stati regolati in modo da bloccare l&#8217;accesso a Facebook, Linkedin, Myspace e via socializzando. Una iniziativa che, come spesso accade, ha trovato il sostegno di alcuni e il discredito di altri. Suvvia, hanno pigolato questi ultimi, che male facevamo&#8230; Qualche minuto di socialità, un po&#8217; di ossigeno per poi rituffarsi nell&#8217;apnea di un lavoro non sempre gratificante. Si consolino gli orfani di Facebook: la legge è legge, ma proprio per questo un modo di aggirarla lo si trova sempre. E il soccorso (rosso?) viene in questo caso dalla tecnologia. Perché bloccare un sito non è facile come dirlo. È come voler afferrare un&#8217;anguilla che, come sa bene il veneziano Brunetta, non è che proprio sia in attesa di finire in padella. Dunque si agita, si muove, guizza via.</p>
<p><strong>Tecnologia &amp; fannulloni</strong></p>
<p>Esattamente come il web. Che in poche settimane ha trovato l&#8217;anticorpo alla severità ministeriale nella forma di alcuni siti, collegandosi ai quali è possibile dribblare il brunettiano volere. Sono i cosiddetti siti-ponte: tu vai lì e loro, gentili assai, ti mettono a disposizione un collegamento che non comparirà nell&#8217;austero server ministeriale. Il quale è si chiamato cervellone ma tanto intelligente non è. Ricerca e blocca esattamente il sito http://www.facebook.com, senza accorgersi che esiste anche un lievemente differente http://it-it.facebook.com, tramite il quale l&#8217;impiegato in astinenza potrà infine chattare con i virtuali amici di mouse. Siti di questo genere ce ne sono molti. Su http://accesstofacebook.com per esempio l&#8217;home-page informa che sarà possibile non solo aggirare il fermo di Facebook, ma che soprattutto lo si potrà fare inosservati e indisturbati. E senza che rimanga traccia alcuna. Furba la tecnologia, vero? Furba e sfacciata. Almeno tanto da titolare uno di questi siti ponte con un ironico http://www.youarehidden.com (come a dire: sei nascosto.com). Se poi il trasgressore ama la musica può sempre cliccare ThriveHive.com: oltre ai social, troverà anche il principe del music-network. Con un paio di cuffie, sembrerà concentrato sulla sbobinatura affidatagli&#8230; Insomma Facebook è come l&#8217;araba fenice: rinasce sulle sue stesse ceneri, si trasforma (oggi un sito ponte ha un nome, domani un altro), vanifica il meritorio diktat del lavorare diffuso e suggerisce di indagare altri modi per raggiungere il  pur giustissimo obiettivo.</p>
<p><strong>La gara dei politici</strong></p>
<p>Il paradosso è che i politici, smessi il mantello del controllore e indossati quelli di chi cerca e apprezza il favore popolare sotto forma di voti, Facebook lo corteggiano eccome. Non è un caso che ministri e premier di mezzo mondo abbiano il loro bel profilino. Di Obama e del ruolo di Internet nel suo successo elettorale si è letto ovunque. Meno noto è che persino l&#8217;iraniano Ahmadinejad ha la sua bella paginetta. L&#8217;ultimo presidente che si è affacciato, proprio in queste ore, sulla scena virtuale si chiama Nicholas Sarkozy (e non è un caso: nel 2012 ci sono le elezioni in Francia). Quanto al Belpaese non c&#8217;è politico di spicco che non abbia un profilo. Da noi anzi c&#8217;è piuttosto una gara a chi ha più fan group, più sostenitori e (persino) più detrattori. Cliccare per credere. Gelmini, presente. Alfano, presente. Tremonti, presentissimo. Solo che nei loro profili puoi diventare fan, sostenitore ma non amico. E qualcosa vorrà pur dire&#8230;</p>
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		<title>Facebook in ufficio, a rischio dipendenza e tecnostress</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/27-03-2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 09:00:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: pmi.it blog
Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è Facebook. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://blog.pmi.it/25/03/2009/facebook-in-ufficio-a-rischio-dipendenza-e-tecnostress/" target="_blank"><strong>pmi.it blog</strong></a></p>
<p>Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è <strong>Facebook</strong>. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, per <strong>collaborare al meglio</strong>. Una diffusione tale da essere arrivata ormai anche negli ambienti lavorativi e che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare ad una vera e propria <strong>dipendenza</strong>.</p>
<p>Il non riuscire a far a meno di accedere a Facebook per condividere amicizie sul web, chiacchierare o scambiare foto neanche in ufficio, tra una pausa di lavoro e l&#8217;altra, genererebbe quella che dagli esperti di Information Technology viene definito <strong>tecno-stress</strong>.</p>
<p><span id="more-412"></span>Un uso eccessivo e continuativo di Facebook anche nelle ore di lavoro potrebbero dunque ad un <strong>sovraccarico di stanchezza e ansia</strong>. Quest&#8217;ultima provocata dalla necessità quasi ossessiva di aggiornare continuamente il proprio profilo, aggiungere nuove foto, cercare amici, e così via.</p>
<p>Nonostante i vantaggi che le reti sociali, e più in generale il web 2.0, possono portare alle logiche aziendali, soprattutto per quelle imprese che impiegano personale in diverse sedi in più parti del mondo, sono in molte ad aver deciso di <strong>vietare l&#8217;utilizzo di social network</strong> come Facebook. A spingere le imprese a tale scelta le <strong>cattive prestazioni</strong> dovute alle continue distrazioni dei dipendenti &#8220;tecno-stressati da Facebook&#8221;.</p>
<p>Gli esperti di Information Technology, hanno trattato ed esaminato il fenomeno della mania da Facebook al recente forum promosso da Runfortecnostress Network in occasione del Broadband business Forum alla Fiera di Roma, nell&#8217;incontro &#8220;<strong>Tecnostress, Facebook e asset dell&#8217;attenzione: le continue interruzioni come rischio d&#8217;impresa web 2.0</strong>&#8220;.</p>
<p>Non mancano però i primi <strong>segnali di una presa di coscienza </strong>degli utenti di Facebook di come quest&#8217;ultimo rischi di diventare una dipendenza stressante: qualche mese fa si è tenuto il <strong>primo sciopero da Facebook</strong>. L&#8217;autore del gruppo Dani Feb ha esortato gli utenti ad astenersi per un giorno dall&#8217;accedere al popolare social media per &#8220;disintossicarsi&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa quella dell&#8217;astensione per un giorno dalle tecnologie già promossa in diverse occasioni, come quella dello scorso <strong>21 marzo</strong>, in concomitanza con l&#8217;arrivo della Primavera: Netdipendenza Onlus ha infatti promosso uninvito collettivo, per tecnostressati e non, a <strong>spegnere per un giorno computer e cellulari e respirare</strong>, possibilmente trascorrendo una giornata all&#8217;aria aperta.</p>
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		<title>&#8220;Il mio lavoro è noioso&#8221;. Licenziata impiegata inglese</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/27-02-2009/il-mio-lavoro-e-noioso-licenziata-impiegata-inglese.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 19:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: AFFARITALIANI.it
&#8220;Il mio lavoro e&#8217; noioso&#8221;: ma la confessione fatta agli amici su Facebook e&#8217; costata a Kimberley Swann il posto di lavoro. E&#8217; bufera su una piccola azienda di Clacton, in Inghilterra, per la decisione di licenziare una giovane segretaria che sul social network si era lasciata andare in commenti che &#8220;screditavano&#8221; l&#8217;azienda, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.affaritaliani.it/mediatech/vitadafacebook/facebook_lavoro_noioso_licenziata270209.html" target="_blank">AFFARITALIANI.it</a></strong></p>
<p><strong>&#8220;Il mio lavoro e&#8217; noioso&#8221;:</strong> ma la confessione fatta agli amici su Facebook e&#8217; costata a Kimberley Swann il posto di lavoro. E&#8217; bufera su una piccola azienda di Clacton, in Inghilterra, per la decisione di licenziare una giovane segretaria che sul social network si era lasciata andare in commenti che &#8220;screditavano&#8221; l&#8217;azienda, senza tuttavia citarne il nome.</p>
<p><strong>IL CAPO: &#8220;NON VOGLIO CHE LA SOCIETà SIA SCREDITATA&#8221; &#8211; </strong>&#8220;Kimberley, primo giorno di lavoro, omg (oh my God), cosi&#8217; noioso&#8221;, era stato il &#8216;post&#8217; della sedicenne che due giorni dopo aveva aggiunto: &#8220;Kimberly tutto quello che fa e&#8217; macinare carta e fare fotocopie, omg (oh my God)&#8221;. A quel punto, ha raccontato la ragazza al &#8216;Daily Telegraph&#8217;, il boss l&#8217;ha chiamata nel suo ufficio dicendole: &#8220;Ho visto i suoi commenti su Facebook, non voglio che la mia societa&#8217; venga screditata&#8221;.</p>
<p><span id="more-359"></span><strong>LA DIFESA DELLA RAGAZZA &#8211; </strong>La ragazza ha cercato di difendersi: &#8220;Ho solo scritto che il mio lavoro era noioso&#8221;. Ma non c&#8217;e&#8217; stato niente da fare e lunedi&#8217; scorso Kimberley si e&#8217; vista recapitare la lettera di licenziamento con &#8220;effetto immediato&#8221;: &#8220;Se non si sente appagata e non le piace, crediamo sia meglio concludere con effetto immediato il rapporto con la &#8216;Ivell Merketing &amp; Logistics&#8217;&#8221;. Non si e&#8217; fatta attendere la reazione dei sindacati che ora sono sul piede di guerra. La ragazza non potra&#8217; comunque avviare azioni legali poiche&#8217; assunta da meno di un mese e quindi &#8220;in prova&#8221;.</p>
<p><strong>I PRECEDENTI &#8211; </strong>Non e&#8217; il primo caso di licenziamento a causa di commenti pubblicati sul web: lo scorso mese erano stati &#8216;cacciati&#8217; alcuni impiegati della catena &#8216;Marks&amp;Spencer&#8217; che, sempre su Facebook, avevano definito &#8220;idioti&#8221; i clienti del grande magazzini. A novembre tocco&#8217; invece ad alcuni lavoratori della &#8216;British Airways&#8217; che avevano parlato dei passeggeri della compagnia come &#8220;puzzolenti e fastidiosi&#8221;. Stessa sorte per 13 steward e hostess della &#8216;Virgin Atlantic&#8217;, licenziati per aver descritto i viaggiatori come &#8220;zotici&#8221;.</p>
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		<title>Tradito da Facebook, ora rischia il licenziamento</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/21-11-2008/tradito-da-facebook-ora-rischia-il-licenziamento.html</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 09:17:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: CORRIERE DELLA SERA.it
Un dipendente aveva avvertito che stava male e non sarebbe andato al lavoro
Ma alla sera è andato a fare bisboccia lasciando poi un commento sul social network. Beccato da un collega
MILANO - Tradito da Facebook e da un&#8217;amicizia alquanto dubbia. Rischia il licenziamento Tom Stones, ventiduenne inglese originario di Gloucester che lavora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_20/facebook_inghilterra_licenziamento_21829d06-b722-11dd-8888-00144f02aabc.shtml" target="_blank">CORRIERE DELLA SERA.it</a></strong></p>
<p><strong>Un dipendente aveva avvertito che stava male e non sarebbe andato al lavoro<br />
Ma alla sera è andato a fare bisboccia lasciando poi un commento sul social network. Beccato da un collega</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/bisboccia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-153" title="bisboccia" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/bisboccia.jpg" alt="" width="140" height="180" /></a>MILANO </strong>- Tradito da Facebook e da un&#8217;amicizia alquanto dubbia. Rischia il licenziamento Tom Stones, ventiduenne inglese originario di Gloucester che lavora come dipendente part-time in un supermarket della catena di distribuzione britannica Tesco: venerdi scorso il giovane ha telefonato al suo capo per avvertirlo che stava male e che avrebbe saltato il turno pomeridiano di lavoro. Ma la stessa sera è uscito a fare baldoria e il giorno successivo con un breve commento sul social network, ha raccontato la divertente nottata. Un «amico» del ragazzo, nonché collega, anche lui iscritto a Facebook, ha pensato bene di fotocopiare l&#8217;incauto commento e di lasciarlo sulla scrivania del capo.</p>
<p><span id="more-152"></span><strong>SPIEGAZIONE</strong> &#8211; Il giovane, che guadagna 6,20 sterline all&#8217;ora (meno di 8 euro), è stato immediatamente richiamato dalla direzione e il prossimo venerdi dovrà presentarsi per dare spiegazioni dell&#8217;accaduto. Secondo quanto dichiarato da un portavoce dell&#8217;azienda, il commento su Facebook era inequivocabile: il ventiduenne dichiarava che proprio il giorno della presunta malattia aveva passato «una bella nottata». Stones, da parte sua, si difende tenacemente dichiarando che l&#8217;azienda non ha alcun diritto di spiare la sua vita privata: «Mi sembra davvero troppo, qualcosa che va oltre i loro diritti», <span style="text-decoration: underline;">dichiara il ventiduenne al quotidiano The Sun</span>. «Non sono uscito prima delle undici di sera e sono rimasto a casa fino a quando il supermarket ha chiuso. Quando ho telefonato in direzione mi sentivo davvero male, ma più tardi ho cominciato a stare meglio e ho deciso di uscire».</p>
<p><strong>PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI</strong> &#8211; La direzione della catena di distribuzione inglese ancora deve decidere se e quale provvedimento disciplinare adotterà nei confronti di Stones, ma un portavoce della compagnia precisa che è falsa l&#8217;accusa secondo cui i manager di Tesco usino Facebook per spiare i dipendenti. «In realtà qualcuno ha fatto sapere alla direzione quello che era successo attraverso una fotocopia», ha ribadito l&#8217;anonimo portavoce. Non è la prima volta che un dipendente inglese rischia grosso a causa di Facebook. Solo il mese scorso infatti la compagnia aerea Virgin Atlantic ha licenziato tredici membri dell&#8217;equipaggio che avevano usato una pagina del social network per criticare gli standard di sicurezza della società e per insultare ripetutamente i passeggeri della compagnia aerea.</p>
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		</item>
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		<title>Niente più Facebook per i dipendenti di Poste Italiane</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/20-11-2008/niente-piu-facebook-per-i-dipendenti-di-poste-italiane.html</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:06:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[poste]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: DINOXPC
L´utilizzo dei computer e di Internet in azienda è stato sempre visto come uno stimolo a fare meglio e ad aumentare la produttività del personale. Eliminate le estenuanti ricerche, molte file agli sportelli per richiedere un documento o per pagare le tasse.
Ma come ogni strumento che si rispetti, anche il Web ha le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.dinoxpc.com/News/news.asp?ID_News=15713&amp;What=News&amp;tt=Niente+pi%F9+Facebook+per+i+dipendenti+di+Poste+Italiane" target="_blank"><strong>DINOXPC</strong></a></p>
<p>L´utilizzo dei computer e di Internet in azienda è stato sempre visto come uno stimolo a fare meglio e ad aumentare la produttività del personale. Eliminate le estenuanti ricerche, molte file agli sportelli per richiedere un documento o per pagare le tasse.</p>
<p>Ma come ogni strumento che si rispetti, anche il Web ha le sue controindicazioni. <strong>Così i lavoratori che stanno molte ore davanti al computer hanno trovato nuovi svaghi negli strumenti di comunicazione e condivisione offerti proprio da Internet</strong>.</p>
<p><span id="more-147"></span>Posta elettronica, MSN Messenger, MySpace e Facebook oggi sono tacciati di essere i primi colpevoli delle frequenti distrazioni dei dipendenti delle aziende. Produttività in calo, dunque, a causa del troppo tempo passato su Facebook ad aggiornare il proprio profilo o a scambiare due chiacchiere con l´amico di un tempo.</p>
<p><strong>Diverse aziende stanno perciò prendendo delle serie contromisure</strong> integrando o aggiornando i firewall interni che bloccano l´accesso ai siti di social networking o a servizi di comunicazione via web. Fra queste troviamo anche importanti aziende ed enti istituzionali come gli uffici delle Regioni e degli enti pubblici e le filiali di Poste Italiane.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook bloccato negli uffici pubblici</title>
		<link>http://www.odiofacebook.net/lavoro/19-11-2008/facebook-bloccato-negli-uffici-pubblici.html</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonte: PCWORLD
La Pubblica Amministrazione ha dichiarato guerra a Facebook e ai siti di social networking, perché distraggono gli impiegati e sottraggono ore di lavoro. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.
A quanto pare, i lavoratori della Pubblica Amministrazione non sono solo &#8220;fannulloni&#8220;, come li ha definiti il ministro Brunetta, ma anche propensi a distrarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.pcworld.it/showPage.php?template=attualita&amp;id=7652&amp;sez=in&amp;masterPage=art_sezione_x.htm" target="_blank"><strong>PCWORLD</strong></a></p>
<p>La Pubblica Amministrazione ha dichiarato guerra a Facebook e ai siti di social networking, perché distraggono gli impiegati e sottraggono ore di lavoro. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.</p>
<p>A quanto pare, i lavoratori della <strong>Pubblica</strong> <strong>Amministrazione</strong> non sono solo &#8220;<strong>fannulloni</strong>&#8220;, come li ha definiti il ministro <strong>Brunetta</strong>, ma anche propensi a distrarsi online, trascorrendo diverse ore a comunicare con amici e parenti, a scambiarsi fotografie e video, a espletare, insomma, tutte quelle pratiche del web che oggi vengono riassunte sotto il termine generico di <strong>social</strong> <strong>networking</strong>. E lo strumento principale per questo genere di attività è l&#8217;ormai famigerato <strong>Facebook</strong>, il sito attraverso il quale si può accedere a una comunità virtuale di amici in carne e ossa con cui trascorrere parecchie ore in piacevole compagnia.</p>
<p><span id="more-134"></span>Lo strumento non è però piaciuto ai dirigenti di diverse amministrazioni pubbliche, che hanno deciso di chiudere i rubinetti e impedire ai propri impiegati di collegarsi a <strong>Facebook</strong> e ad altri siti di socializzazione analoghi. Hanno cominciato le <strong>Poste Italiane</strong>, subito seguite dalla <strong>Provincia di Milano</strong>, ma presto anche la <strong>Regione</strong><strong> Lombardia</strong> ne seguirà l&#8217;esempio, e poi altre realtà della Pubblica Amministrazione, tutte convinte che l&#8217;attività ricreativa online sia uno spreco di tempo e di risorse che potrebbero essere impiegati molto meglio.</p>
<p>Nel Stati Uniti, dove sono già piuttosto avanti, in questo campo, è raro che le aziende private concedano ai propri dipendenti di collegarsi a siti come <strong>Facebook</strong>, preferendo però in molti casi dare vita ad ambienti di socializzazione interna studiati per consentire ai dipendenti da una parte di mantenere i propri contatti, dall&#8217;altra di accrescere i rapporti di lavoro, l&#8217;interscambio professionale e persino la formazione. Si tratta, insomma, di mettere il social networking al servizio dell&#8217;azienda e del lavoratore, non bandirlo come nei tempi più bui del proibizionismo.</p>
<p>Ma in Italia, naturalmente, siamo ancora indietro, e problematiche sociali importanti come il fenomeno in crescente ascesa dei siti stile <strong>Facebook</strong> vengono affrontare chiudendo i rubinetti e tagliando i collegamenti, come se questo potesse essere un rimedio e non un danno. Per fortuna siamo anche un paese di creativi, e nel comune di <strong>Napoli</strong>, per esempio, anziché impedire ai dipendenti di collegarsi a Facebook impunemente, è stato deciso di concedere a tutti una &#8220;pausa&#8221; per la socializzazione virtuale, un&#8217;ora al giorno spezzettata in 6 pause da 10 minuti ciascuna (sullo stile della proverbiale pausa caffè che a Napoli, si sa, è molto sentita), in modo da mantenere vivo uno strumento potente e in continua evoluzione come Facebook, che meriterebbe un approfondimento da parte dei dirigenti pubblici, non l&#8217;oscuramento, e nel contempo senza distrarre troppo gli impiegati dal loro lavoro.</p>
<p>La chiusura a Facebook e ai siti di socializzazione online è comunque destinata a espandersi. Sarà uno degli effetti collaterali dei provvedimenti anti-fannulloni? O semplice avversione dei dirigenti statali per le innovazioni tecnologiche di ampio respiro? Davvero difficile dirlo.</p>
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		<title>Aziende: guerra aperta a Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: hardware &#38; gadget
Il fenomeno sociale del momento, Facebook, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di Second Life, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.
Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i social network ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://hardwaregadget.blogosfere.it/2008/11/aziende-guerra-aperta-a-facebook-ed-ai-social-network-in-generale.html" target="_blank"><strong>hardware &amp; gadget</strong></a></p>
<p>Il fenomeno sociale del momento, <strong>Facebook</strong>, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di <strong>Second Life</strong>, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.</p>
<p>Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i <strong>social network</strong> ed altri strumenti di comunicazione in maniera sistematica e massiva, con conseguente calo del proprio livello di <strong>produttività</strong>.</p>
<p><span id="more-128"></span>La possibilità di conciliare un passatempo con il proprio lavoro, senza muoversi dalla scrivanie, sembrerebbe infatti un richiamo troppo forte cui poter resistere, per milioni di lavoratori che, sempre secondo le imprese, finirebbero per essere più impegnati ad aggiornare il proprio profilo di Facebook ed a comunicare con amici e potenziali tali, che nelle proprie attività.</p>
<p>I social network, con Facebook in testa, replicano da parte loro che determinati strumenti esistono da tempo ed inoltre, uno studio affermerebbe, in modo peraltro molto opinabile, come questa tipologia di svaghi aiuterebbe a sviluppare la concentrazione, con benefici dal punto di vista della resa del singolo.</p>
<p>Com&#8217;era logico attendersi dunque, la crociata delle aziende contro i social network ha avuto inizio, con misure di divieto e filtri che ne impediscano l&#8217;utilizzo ai propri dipendenti. <strong>Poste Italiane</strong> ha già comunicato di aver attivato delle restrizioni sulle proprie reti e sarà seguita a breve dagli uffici delle <strong>Regioni, Comuni </strong>ed<strong> enti pubblici</strong> in generale.</p>
<p>Nella realtà è ovviamente il buonsenso umano che deve essere arbitro delle situazioni e risulta davvero difficile credere che un social network possa migliorare la produttività individuale di un lavoratore.</p>
<p>Questi fenomeni comunicativi meritano sicuramente un loro spazio ma, al di là di casi particolari quali <strong>Linkedin</strong>, finalizzato a creare, per ogni iscritto, un profilo professionale ed uno storico delle proprie esperienze lavorative, aspetti utili in ambito recruiting, tutto il resto va annoverato quale fenomeno fine a sé stesso e catalogato come semplice passatempo, privo della capacità di apportare un qualsiasi beneficio dal punto di vista professionale.</p>
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		<title>Aziende in guerra con Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: la Repubblica.it
Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/facebook-pubblicita/uffici-oscurano/uffici-oscurano.html?ref=hpspr1" target="_blank"><strong>la Repubblica.it</strong></a></p>
<p>Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi autodenunciati, se Poste Italiane si è decisa a negare l&#8217;accesso al sito di social network per i suoi dipendenti, se in Regione Lombardia e Veneto si medita di fare la stessa cosa, e se al comune di Napoli l&#8217;hanno razionato. Un&#8217;ora al giorno, suddiviso in frazioni di 10 minuti l&#8217;una. E a Facebook va già bene: il blog di Beppe Grillo è completamente inibito alla visione dei dipendenti comunali napoletani.</p>
<p><span id="more-122"></span>All&#8217;elenco si aggiunge la provincia di Milano, che blocca, e il mistero della Regione Campania, dove alcuni computer riescono a &#8220;vedere&#8221; Facebook ma altri non ce la fanno. E se a Bologna nessuno si sogna ancora di &#8220;oscurare&#8221; il sito di social network, prediletto dai candidati alle primarie per la scelta del candidato sindaco, è pur vero che sia qui che altrove esistono da anni filtri che bloccano sia le chat che i programmi di telefonia via Internet. Quello Skype, che per funzionare ha bisogno della stessa tecnologia che permette di scaricare musica e film dalla rete. Contro corrente Torino-comune: proibiti solo porno e giochi d&#8217;azzardo.</p>
<p>Ma è curioso che da noi appaia come una novità ciò che altrove è già un tema discusso da tempo &#8211; del resto la versione italiana di Facebook è della scorsa primavera, quando c&#8217;erano, in maggio, meno di 1 milione di utenti/mese (dati Nielsen Netview): a settembre erano 4,2 milioni. E aumentano. Ma gli altri ne hanno discusso prima di noi.</p>
<p>Il 30 luglio scorso, un blogger britannico, ripreso da Business Week, ha scritto che i due terzi delle aziende britanniche bloccano l&#8217;accesso ai diversi siti di social networking. Secondo un&#8217;inchiesta, realizzata da un&#8217;azienda che si occupa di sicurezza informatica (quindi fonte che è parte in causa), la Barracuda, la metà delle aziende americane blocca quei siti. Ma in realtà per Facebook il dato non va oltre il 26%. E fin qui si tratta di aziende private.</p>
<p>Il tema si riscalda, sotto ogni latitudine, quando si discute dei dipendenti pubblici. È del marzo 2007 la decisione &#8211; ed è un piccolo primato &#8211; delle autorità della provincia dell&#8217;Ontario, in Canada, di bloccare l&#8217;accesso al sito. Motivo &#8220;brucia il tempo del lavoro&#8221;.</p>
<p>Per la verità non manca un argomento tutto diverso. Quello che vede nei siti di social networking una fonte di formazione professionale e un vero e proprio canale alternativo per far bene il proprio lavoro. Il dibattito è planetario e vede in maggioranza quelli che considerano tutto ciò una distrazione intollerabile. Ma poi chiedi alla Fiat, nel posto che ti immagini più occhiuto e severo d&#8217;Italia. E si scopre che al marketing tengono tutti i modelli su Facebook perché così li promuovono meglio. &#8220;Scherza &#8211; dice un ingegnere &#8211; senza quel sito lavoreremmo la metà&#8221;</p>
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		<title>Pettegolezzi su Facebook, Virgin licenzia 13 dipendenti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 20:11:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fonte: RAINEWS 24
Licenziati in tronco per aver &#8220;sparlato&#8221; di alcuni passeggeri e della stessa compagnia. I vertici della Virgin Atlantic, di proprietà di Richard Branson venuti a conoscenza dell&#8217;accaduto, non hanno gradito e ha punito immediatamente i responsabili.
&#8220;La Virgin Atlantic conferma che 13 dipendenti lasceranno la compagnia&#8221;, ha fatto sapere l&#8217;aerolinea in una nota, spiegando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=87866" target="_blank"><strong>RAINEWS 24</strong></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-38" href="http://www.odiofacebook.net/?attachment_id=38"><img class="alignleft size-medium wp-image-38" title="imagesvirgin-logo" src="http://www.odiofacebook.net/wp-content/uploads/2008/11/imagesvirgin-logo.jpg" alt="" width="130" height="124" /></a>Licenziati in tronco per aver &#8220;sparlato&#8221; di alcuni passeggeri e della stessa compagnia. I vertici della Virgin Atlantic, di proprietà di Richard Branson venuti a conoscenza dell&#8217;accaduto, non hanno gradito e ha punito immediatamente i responsabili.</p>
<p>&#8220;La Virgin Atlantic conferma che 13 dipendenti lasceranno la compagnia&#8221;, ha fatto sapere l&#8217;aerolinea in una nota, spiegando che la decisione e&#8217; stata presa &#8220;dopo che lo svolgimento di indagini ha scoperto sul social network Facebook 13 dipendenti che gettavano discredito sulla compagnia e insultavano alcuni dei nostri passeggeri&#8221;. La compagnia, infine, ha riconosciuto che &#8220;c&#8217;e&#8217; un un tempo e uno spazio&#8221; per l&#8217;utilizzo di Facebook, che &#8220;non puo&#8217; diventare la cassa di risonanza per critiche a compagnie e passeggeri&#8221;.</p>
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