Scritto da odiofacebook il 11 Agosto 09 in Lavoro
Fonte: La Provincia di Varese
La morale è semplice: il capo non è un amico e soprattutto non deve esserlo su Facebook. Lo ha scoperto una ragazza britannica, licenziata per aver scritto un post contro il suo capo sul sito di networking, dimenticando tuttavia che anche questi lo avrebbe letto. Non è la prima volta che una persona viene licenziata per colpa di Facebook, ma in questa circostanza via Facebook è arrivata anche la notifica. Lo scambio tra i due è assolutamente godibile ed ha inevitabilmente fatto il giro del mondo sotto forma di screenshot. Sul sito buzzfeed.com la notizia è ‘viral’. L’identità dei protagonisti è nascosta ma lo slang e alcuni riferimenti alla normativa fiscale britannica suggeriscono la collocazione geografica. “Odio il mio lavoro – si legge nel post della ragazza, che usa un linguaggio decisamente colorito e sembra suggerire avance sessuali indesiderate – il mio capo è un pervertito che mi fa fare cose inutili solo per farmi un dispetto. Segaiolo!”. “Hai lavorato qui per cinque mesi e non ti sei accorta che sono gay?” le risponde il capo. “Non vado in giro sculettando in ufficio come una drag queen, ma non è certo un segreto”. E poi aggiunge: “Ti ricordo che hai ancora due settimane prima della fine dei tuoi sei mesi di prova, quindi domani non venire”.
Scritto da odiofacebook il 27 Marzo 09 in Lavoro
Fonte: pmi.it blog
Aumentano sempre di più le adesioni ai social network, tra i quali quello più in voga del momento è Facebook. Cresce anche il numero delle aziende che rientrano nella categoria web 2.0, ovvero quelle aziende che utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione che il web 2.0 mette a disposizione, come i social media, per collaborare al meglio. Una diffusione tale da essere arrivata ormai anche negli ambienti lavorativi e che, secondo alcuni, potrebbe addirittura portare ad una vera e propria dipendenza.
Il non riuscire a far a meno di accedere a Facebook per condividere amicizie sul web, chiacchierare o scambiare foto neanche in ufficio, tra una pausa di lavoro e l’altra, genererebbe quella che dagli esperti di Information Technology viene definito tecno-stress.
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Scritto da odiofacebook il 23 Marzo 09 in Privacy
Fonte: LEGGO
Un agente di polizia penitenziaria che lavorava al carcere di Leicester, in Gran Bretagna, è stato licenziato perché conosceva troppi criminali. Sembra inverosimile, eppure è vero. Nathan Singh, 27 anni, era stato messo sotto inchiesta perché sospettato di fornire telefonini e altri oggetti proibiti ai carcerati, ma tutto si dissolse in una bolla di sapone: nell’inchiesta però, si scoprì che Singh aveva, tra i suoi amici di Facebook, ben 13 persone con precedenti penali. Uno di loro, il 28enne Tyrone Leadeatt, appariva in una foto con Singh prima di venire condannato a due anni e mezzo per frode. Un altro, il 37enne Mark Simmonds, nel ‘95 uccise un uomo fuori da un nightclub ed è stato in carcere fino al 2005. Un terzo “amico”, Daimi O’Brien, 26 anni, si beccò due anni per rissa, mentre un quarto, Myron Wallace, fu condannato a cinque anni per spaccio di droga e tentato depistaggio delle indagini. “Qualche volta aprivo la mia pagina di Facebook e c’erano delle richieste di amicizia, che spesso accettavo senza controllare – ha detto Nathan – So di essere stato ingenuo, me ne sono accorto ora”. “La grande maggioranza del nostro staff è onesta e professionale”, ha tenuto a precisare un portavoce del carcere di Leicester, che ha licenziato in tronco Nathan.
Scritto da odiofacebook il 27 Febbraio 09 in Lavoro, Privacy
Fonte: AFFARITALIANI.it
“Il mio lavoro e’ noioso”: ma la confessione fatta agli amici su Facebook e’ costata a Kimberley Swann il posto di lavoro. E’ bufera su una piccola azienda di Clacton, in Inghilterra, per la decisione di licenziare una giovane segretaria che sul social network si era lasciata andare in commenti che “screditavano” l’azienda, senza tuttavia citarne il nome.
IL CAPO: “NON VOGLIO CHE LA SOCIETà SIA SCREDITATA” – “Kimberley, primo giorno di lavoro, omg (oh my God), cosi’ noioso”, era stato il ‘post’ della sedicenne che due giorni dopo aveva aggiunto: “Kimberly tutto quello che fa e’ macinare carta e fare fotocopie, omg (oh my God)”. A quel punto, ha raccontato la ragazza al ‘Daily Telegraph’, il boss l’ha chiamata nel suo ufficio dicendole: “Ho visto i suoi commenti su Facebook, non voglio che la mia societa’ venga screditata”.
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Scritto da odiofacebook il 21 Novembre 08 in Lavoro, Privacy
Fonte: CORRIERE DELLA SERA.it
Un dipendente aveva avvertito che stava male e non sarebbe andato al lavoro
Ma alla sera è andato a fare bisboccia lasciando poi un commento sul social network. Beccato da un collega
MILANO - Tradito da Facebook e da un’amicizia alquanto dubbia. Rischia il licenziamento Tom Stones, ventiduenne inglese originario di Gloucester che lavora come dipendente part-time in un supermarket della catena di distribuzione britannica Tesco: venerdi scorso il giovane ha telefonato al suo capo per avvertirlo che stava male e che avrebbe saltato il turno pomeridiano di lavoro. Ma la stessa sera è uscito a fare baldoria e il giorno successivo con un breve commento sul social network, ha raccontato la divertente nottata. Un «amico» del ragazzo, nonché collega, anche lui iscritto a Facebook, ha pensato bene di fotocopiare l’incauto commento e di lasciarlo sulla scrivania del capo.
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Scritto da admin il 03 Novembre 08 in Dipendenza, Lavoro
Fonte: RAINEWS 24
Licenziati in tronco per aver “sparlato” di alcuni passeggeri e della stessa compagnia. I vertici della Virgin Atlantic, di proprietà di Richard Branson venuti a conoscenza dell’accaduto, non hanno gradito e ha punito immediatamente i responsabili.
“La Virgin Atlantic conferma che 13 dipendenti lasceranno la compagnia”, ha fatto sapere l’aerolinea in una nota, spiegando che la decisione e’ stata presa “dopo che lo svolgimento di indagini ha scoperto sul social network Facebook 13 dipendenti che gettavano discredito sulla compagnia e insultavano alcuni dei nostri passeggeri”. La compagnia, infine, ha riconosciuto che “c’e’ un un tempo e uno spazio” per l’utilizzo di Facebook, che “non puo’ diventare la cassa di risonanza per critiche a compagnie e passeggeri”.