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	<title>Odio Facebook &#187; perdere tempo</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Aziende: guerra aperta a Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: hardware &#38; gadget
Il fenomeno sociale del momento, Facebook, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di Second Life, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.
Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i social network ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://hardwaregadget.blogosfere.it/2008/11/aziende-guerra-aperta-a-facebook-ed-ai-social-network-in-generale.html" target="_blank"><strong>hardware &amp; gadget</strong></a></p>
<p>Il fenomeno sociale del momento, <strong>Facebook</strong>, che ha oscurato anche il celeberrimo mondo di <strong>Second Life</strong>, sembra essere nel pieno di una bufera causata dalle aziende, che lo accusano di essere la principale fonte di distrazione per i propri dipendenti.</p>
<p>Sempre più persone che lavorano in ufficio, infatti, utilizzerebbero i <strong>social network</strong> ed altri strumenti di comunicazione in maniera sistematica e massiva, con conseguente calo del proprio livello di <strong>produttività</strong>.</p>
<p><span id="more-128"></span>La possibilità di conciliare un passatempo con il proprio lavoro, senza muoversi dalla scrivanie, sembrerebbe infatti un richiamo troppo forte cui poter resistere, per milioni di lavoratori che, sempre secondo le imprese, finirebbero per essere più impegnati ad aggiornare il proprio profilo di Facebook ed a comunicare con amici e potenziali tali, che nelle proprie attività.</p>
<p>I social network, con Facebook in testa, replicano da parte loro che determinati strumenti esistono da tempo ed inoltre, uno studio affermerebbe, in modo peraltro molto opinabile, come questa tipologia di svaghi aiuterebbe a sviluppare la concentrazione, con benefici dal punto di vista della resa del singolo.</p>
<p>Com&#8217;era logico attendersi dunque, la crociata delle aziende contro i social network ha avuto inizio, con misure di divieto e filtri che ne impediscano l&#8217;utilizzo ai propri dipendenti. <strong>Poste Italiane</strong> ha già comunicato di aver attivato delle restrizioni sulle proprie reti e sarà seguita a breve dagli uffici delle <strong>Regioni, Comuni </strong>ed<strong> enti pubblici</strong> in generale.</p>
<p>Nella realtà è ovviamente il buonsenso umano che deve essere arbitro delle situazioni e risulta davvero difficile credere che un social network possa migliorare la produttività individuale di un lavoratore.</p>
<p>Questi fenomeni comunicativi meritano sicuramente un loro spazio ma, al di là di casi particolari quali <strong>Linkedin</strong>, finalizzato a creare, per ogni iscritto, un profilo professionale ed uno storico delle proprie esperienze lavorative, aspetti utili in ambito recruiting, tutto il resto va annoverato quale fenomeno fine a sé stesso e catalogato come semplice passatempo, privo della capacità di apportare un qualsiasi beneficio dal punto di vista professionale.</p>
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		<title>Aziende in guerra con Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>odiofacebook</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degenerazione]]></category>
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		<category><![CDATA[aziende]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: la Repubblica.it
Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fonte: </strong><a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/facebook-pubblicita/uffici-oscurano/uffici-oscurano.html?ref=hpspr1" target="_blank"><strong>la Repubblica.it</strong></a></p>
<p>Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo &#8220;Cazzeggio al lavoro con Facebook&#8221;. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo &#8220;Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca&#8221;. E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi autodenunciati, se Poste Italiane si è decisa a negare l&#8217;accesso al sito di social network per i suoi dipendenti, se in Regione Lombardia e Veneto si medita di fare la stessa cosa, e se al comune di Napoli l&#8217;hanno razionato. Un&#8217;ora al giorno, suddiviso in frazioni di 10 minuti l&#8217;una. E a Facebook va già bene: il blog di Beppe Grillo è completamente inibito alla visione dei dipendenti comunali napoletani.</p>
<p><span id="more-122"></span>All&#8217;elenco si aggiunge la provincia di Milano, che blocca, e il mistero della Regione Campania, dove alcuni computer riescono a &#8220;vedere&#8221; Facebook ma altri non ce la fanno. E se a Bologna nessuno si sogna ancora di &#8220;oscurare&#8221; il sito di social network, prediletto dai candidati alle primarie per la scelta del candidato sindaco, è pur vero che sia qui che altrove esistono da anni filtri che bloccano sia le chat che i programmi di telefonia via Internet. Quello Skype, che per funzionare ha bisogno della stessa tecnologia che permette di scaricare musica e film dalla rete. Contro corrente Torino-comune: proibiti solo porno e giochi d&#8217;azzardo.</p>
<p>Ma è curioso che da noi appaia come una novità ciò che altrove è già un tema discusso da tempo &#8211; del resto la versione italiana di Facebook è della scorsa primavera, quando c&#8217;erano, in maggio, meno di 1 milione di utenti/mese (dati Nielsen Netview): a settembre erano 4,2 milioni. E aumentano. Ma gli altri ne hanno discusso prima di noi.</p>
<p>Il 30 luglio scorso, un blogger britannico, ripreso da Business Week, ha scritto che i due terzi delle aziende britanniche bloccano l&#8217;accesso ai diversi siti di social networking. Secondo un&#8217;inchiesta, realizzata da un&#8217;azienda che si occupa di sicurezza informatica (quindi fonte che è parte in causa), la Barracuda, la metà delle aziende americane blocca quei siti. Ma in realtà per Facebook il dato non va oltre il 26%. E fin qui si tratta di aziende private.</p>
<p>Il tema si riscalda, sotto ogni latitudine, quando si discute dei dipendenti pubblici. È del marzo 2007 la decisione &#8211; ed è un piccolo primato &#8211; delle autorità della provincia dell&#8217;Ontario, in Canada, di bloccare l&#8217;accesso al sito. Motivo &#8220;brucia il tempo del lavoro&#8221;.</p>
<p>Per la verità non manca un argomento tutto diverso. Quello che vede nei siti di social networking una fonte di formazione professionale e un vero e proprio canale alternativo per far bene il proprio lavoro. Il dibattito è planetario e vede in maggioranza quelli che considerano tutto ciò una distrazione intollerabile. Ma poi chiedi alla Fiat, nel posto che ti immagini più occhiuto e severo d&#8217;Italia. E si scopre che al marketing tengono tutti i modelli su Facebook perché così li promuovono meglio. &#8220;Scherza &#8211; dice un ingegnere &#8211; senza quel sito lavoreremmo la metà&#8221;</p>
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